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"Alla magnificenza di un gran signore, scrive il Matarazzo, s'appartiene di possedere cavalli, cani, muli, sparvieri ed altri uccelli, come altresì buffoni, caritanti e bestie esotiche. Il serraglio di Napoli al tempo di Ferrante conteneva tra l'altro una giraffa ed uno zebro, doni del monarca di Baghdad, a quanto sembra. Filippo Maria Visconti possedeva non solo dei cavalli...". I bestiari e gli orti botanici, in cui si trovavano riunite specie assai diverse tra loro e spesso esotiche, rispondevano non solo all'esigenza dei signori rinascimentali di accrescere il fasto delle proprie corti, ma anche a quella di offrire nuovi e curiosi "materiali di studio" alla botanica e alla zoologia che, nel Rinascimento, ebbero una straordinaria fioritura; e svilupparono i principi di un approccio moderno alle scienze naturali. Il brano qui recitato è tratto dall'Approfondimento presente in Encarta con il titolo Burckhardt: Le scienze naturali e il Rinascimento italiano.