Nel corso del III secolo l'impero romano attraversò una crisi profonda, caratterizzata da uno stato di grave debolezza militare e politica e di caos amministrativo e istituzionale. A questa situazione di continui disordini e di guerra civile, aggravata dalle spedizioni di barbari che premevano ai confini, con imperatori eletti o deposti dalle legioni senza che il senato riuscisse a imporre la propria volontà (fenomeno che passò alla storia come "anarchia militare"), tentò di mettere fine l'imperatore Diocleziano con l'istituzione della tetrarchia, un sistema di governo a quattro che aveva lo scopo di ripristinare l'ordine entro i confini dell'impero impedendo le lotte per la successione e assicurando un funzionamento efficiente del potere imperiale. L'impero fu suddiviso in quattro prefetture governate da due imperatori con il titolo di augusto (Diocleziano e Massimiano) e da due cesari, associati al potere dai primi (Galerio e Costanzo Cloro). La riforma di Diocleziano non diede tuttavia i risultati sperati: alla morte dell'imperatore si scatenarono nuovamente sanguinosi conflitti per la successione.