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Lucrezio: La peste ad Atene

Lucrezio: La peste ad Atene
Il poema di Lucrezio De rerum natura, scritto in esametri e dedicato a Gaio Memmio, è un omaggio al filosofo greco Epicuro: con l'opera, infatti, Lucrezio intendeva diffondere le dottrine del filosofo greco a Roma. È suddiviso in tre gruppi di due libri ciascuno: nei libri I e II viene esposta la teoria fisica epicurea; i libri III e IV sono dedicati all'antropologia epicurea e alla teoria della sensazione; i libri V e VI si occupano della cosmologia epicurea. In particolare, nel VI libro Lucrezio dà spiegazioni naturali di fenomeni fisici come i fulmini e i terremoti, e infine descrive, con occhio scientifico, la peste ad Atene. I versi qui riprodotti sono tratti dalla descrizione del contagio:

"Da principio avevano il capo in fiamme per la febbre e gli occhi accesi di una luce rossastra. La gola inoltre, nera all'interno, sudava sangue, e occluso dalle ulcere il passaggio della voce si serrava, e l'interprete dell'animo, la lingua, stillava gocce di sangue, infiacchita dal male, pesante nei movimenti, ruvida al tatto. Poi, quando la forza della malattia aveva invaso il petto passando dalla gola ed era affluita fin nel cuore oppresso dei malati, allora davvero vacillavano tutte le barriere della vita. Il fiato che usciva dalla bocca spargeva un puzzo ributtante, simile al fetore emanato dai cadaveri abbandonati e in putrefazione. Poi le forze dell'animo intero e tutto il corpo languivano, già sul limitare stesso della morte."
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Compare in:
Peste; Lucrezio Caro, Tito
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