Le Odi (Carmina) di Orazio constano di 103 di poesie, suddivise in quattro libri: i primi tre (che comprendono 88 odi) furono scritti tra il 30 e il 23 a.C. e sono dedicati a Mecenate; il quarto (15 odi) fu aggiunto intorno al 13 a.C. Nell'ode qui riprodotta, tratta dal libro I, al contrasto tra esterno e interno, motivo che Orazio mutua da Alceo e dai poeti greci, si aggiunge il tema del carpe diem.
"Vedi, laggiú si staglia il Soratte, con candido manto di neve. I rami, sfiniti, faticano a reggere il peso. Per il gelo pungente, fiumi e ruscelli si sono rappresi. Dissolvi il freddo alimentando la fiamma con larga provvista di ceppi e senza risparmio attingi, Taliarco, vino di quattr'anni, puro, dall'orcio sabino a duplice ansa. Il resto, rimettilo in mano agli dei: bastò che indebolissero i venti in lotta sul gran ribollire marino perché, d'incanto, i cipressi e gli orni vetusti non si agitassero più. Rinuncia a indagare che cosa ti attenda in futuro: qualunque altro giorno il destino ti aggiunga, devi segnarlo all'attivo. Sei giovane; non disprezzare gli amori gentili, le danze, fino a che il tuo verdeggiare rimane lontano da noiosa canizie. Il campo sportivo, adesso, e le piazze, e sull'imbrunire, all'ora che si è concordata, di nuovo uno scambio di dolci sussurri e il riso che, lieto zampillo, tradisce la giovane donna appiattata in un angolo oscuro e, pegno d'amore, il monile, sfilato da un braccio, da un dito che solo per finta rilutta."