Nata probabilmente a Bergamo, la maschera di Arlecchino andò acquistando nei secoli nuovi connotati attraverso le interpretazioni che ne dettero alcuni grandi attori, come Domenico Biancolelli, lasciandone traccia nella storia del teatro. Il servo eternamente affamato, sciocco e insolente, delle origini diventò l’arguto popolano ricco di buon senso che la fa in barba a chi crede di avere la meglio a forza di bastonate. Nella foto, Ferruccio Soleri in Arlecchino servitore di due padroni, messo in scena al Piccolo Teatro di Milano con la regia di Giorgio Strehler.