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Al repertorio metrico-retorico della tradizione lirica provenzale appartiene il plazer, l’enumerazione in versi di eventi, cose o persone che danno, appunto, piacere. La formula ebbe modo di diffondersi con un certo successo nella nascente poesia italiana: anche Guido Cavalcanti fece ricorso al noto schema. Le due quartine del sonetto Biltà di donna e di saccente core possono essere infatti considerate a tutti gli effetti un plazer: annovera, in un ideale catalogo dell’estetica del tempo, bellezze di donna, nobili saggezze, cavalieri in arme, ma anche quadri più naturalistici come la pura finezza dell’aria all’alba o come una tranquilla nevicata. Tutto ciò, dice il poeta, è poca cosa per chi conosce la bellezza e il valore della sua donna.