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Con il celebre sonetto Tanto gentile e tanto onesta pare, inserito nel capitolo XXVI della Vita Nuova, Dante ritorna a “lo stilo de la loda”, ovvero alle poesie in lode di Beatrice, dopo che digressioni nelle parti immediatamente antecedenti del libro sulla poetica stilnovistica e sulla natura d’amore lo avevano distratto da quel tema dominante. Dante stesso, nella prosa che precede il sonetto, ne parafrasa i versi dicendo che al passaggio di Beatrice la gente ne restava talmente ammirata da non riuscire a rispondere al di lei saluto e anzi da essere costretta ad abbassare lo sguardo davanti a tanta onestade, ovvero a così grande nobiltà. Umile e allo stesso tempo regale, Beatrice col solo suo sguardo riempiva gli animi di dolcezza onesta e soave, che a parole non si poteva rendere, ma soltanto con sospiri.