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L’abate Parini invoca un dantesco contrappasso per colui che per primo in Lombardia introdusse le tecniche di risicoltura, causa per Milano di malsana esposizione all’aria umida e infetta che si sprigiona dalle risaie delle campagne circostanti: che l’avido speculatore possa dunque all’inferno essere immerso in quelle stesse acque stagnanti e melmose che lo hanno in vita arricchito. L’ode La salubrità dell’aria, composta tra il 1756 e il 1759, venne declamata pubblicamente da Parini in una pubblica lettura tenutasi presso l’Accademia dei Trasformati: l'argomento assai poco lirico era in perfetta sintonia con la nuova concezione illuministica di una cultura meno letteraria e libresca e più pratica e scientifica.