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Nel 1950, denunciando una presunta infiltrazione comunista ai livelli più alti dell’amministrazione statale, il senatore repubblicano Joseph McCarthy scatenò una violenta campagna ideologica che condizionò per anni la vita politica degli Stati Uniti. A capo di una commissione di controllo sulle attività governative, McCarthy si dedicò anima e corpo a smascherare il supposto complotto, coinvolgendo nel clima di “caccia alle streghe” buona parte della società americana. Nelle udienze della sua commissione, trasmesse anche dalla televisione, rivolse pesanti accuse, spesso infondate, a centinaia di persone, tra cui noti personaggi della politica e del mondo della cultura e dello spettacolo. Estromesso dal Senato nel 1954 dopo aver accusato anche alti gradi dell’esercito, McCarthy fu in seguito censurato per i suoi discutibili metodi di indagine. Il “maccartismo” costituì il primo, eclatante effetto sociale della “guerra fredda”, il conflitto politico-ideologico che avrebbe esercitato per più di quarant’anni una nefasta influenza sulle relazioni tra i paesi dei blocchi Occidentale e Orientale e sulle stesse politiche di una buona parte degli stati del mondo. Nel brano qui riportato, tratto da una delle udienze, il senatore dice fra l'altro: "I traditori non sono gentiluomini, e non meritano di essere trattati da gentiluomini."
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