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Nel XVI secolo l'Europa visse una profonda rivoluzione religiosa che provocò la disintegrazione del potere quasi assoluto esercitato fino ad allora dalla Chiesa cattolica apostolica romana. Se già a causa del diffondersi dell'Islam (VII secolo) e del progressivo deteriorarsi dei rapporti fra le Chiese d'Oriente e d'Occidente, che avrebbe condotto allo scisma del 1054, il cristianesimo aveva ormai perduto la sua universalità e unità, l'opera dei preriformatori (Pietro Valdo, John Wycliffe e Jan Hus) gettò le basi di quel movimento teologico che avrebbe trovato in Martin Lutero e Giovanni Calvino i suoi teorici più influenti. Lo storico tedesco Ernst Troeltsch definì questo periodo "l'età delle confessioni" per la tendenza tipica del protestantesimo a formare comunità religiose indipendenti, queste ultime definibili per una serie di istanze fondamentali come, ad esempio, la professione (tale è il senso del termine "confessione") della propria fede. La tabella elenca le principali confessioni cristiane sorte da quando Lutero diede avvio alla Riforma affiggendo le sue 95 tesi sulla porta della Cattedrale di Wittenberg.
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