Durante una seduta di biofeedback, al paziente vengono applicati elettrodi sulla fronte e sulle dita, allo scopo di registrare l'andamento di alcuni suoi processi fisiologici. Sviluppatasi negli anni Sessanta, la tecnica del biofeedback permette la trasformazione di segnali provenienti dal corpo del paziente (come la tensione muscolare, l'attività cerebrale o la pressione sanguigna) in segnali amplificati; eventuali anomalie nei parametri corporei verificati vengono indicate da appositi dispositivi e permettono al paziente stesso di intervenire in modo da riportarle entro valori normali. Il biofeedback può essere applicato a disturbi come cefalea, ipertensione, disturbi del comportamento e altri ancora.