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Sempre combattuto fra il bisogno della meditazione solitaria e il richiamo della vita mondana e dell'amore, Petrarca ripropone questo tema in un celebre sonetto, il XXXV del Canzoniere. Nelle prime tre strofe, si presenta l'immagine di una silenziosa e inquieta peregrinazione, sullo sfondo di uno scenario naturale i cui elementi paiono umanizzarsi progressivamente, diventando intimi confidenti dell'animo turbato. La terzina finale esprime l'inesorabilità dell'amore, sottolineando l'impossibilità di sottrarsi al suo richiamo.