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La visione puramente “scientifica” della politica porta Machiavelli a considerare in sé e senza alcuna implicazione di natura etica l’azione di un principe che tende all’esclusivo mantenimento del proprio potere. E fu questa visione che procurò allo storico fiorentino la fama di spregiudicato e cinico teorizzatore dell’agire politico. In un famoso passo (cap. XVIII), richiamando la mitica figura del centauro, mezzo uomo e mezzo bestia, illustrò come la natura ferina, e in particolar modo quella congiunta del leone, metafora della violenza, e della volpe (la golpe), simbolo dell’astuzia, siano determinanti nell’efficace gestione del potere.