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Lungo il corso del fiume Calore, nel cuore del Parco nazionale del Cilento, si apre una delle grotte più affascinanti della Campania. Abitata fin dal Paleolitico,si snoda in una suggestiva successione di immense gallerie sabbiose e saloni popolati da stalattiti, stalagmiti, cascate calcaree, colonne di forme fantasiose che hanno suggerito agli scopritori denominazioni tratte dalla mitologia oppure da altri elementi naturali. La descrizione che segue è tratta dalla Guida Rossa Campania del Touring Club Italiano.
La Grotta di Castelcivita, o di Controne, il cui ingresso, preceduto da un ampio piazzale, è sulla destra del Calore, a 30 metri sul pelo dell'acqua. La grotta ha uno sviluppo complessivo di 4800 metri, una profondità massima di 52 metri e si trova in una fase di maturità in cui prevale l'azione di riempimento. La sua evoluzione risulta strettamente collegata a quella della sottostante risorgenza dell'Ausino, che immette direttamente nelle acque del fiume Calore.
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Altre risorse |
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Nel corso di campagne esplorative e di scavo condotte nell'ultimo decennio, nella Grotta dell'Ausino sono stati rinvenuti materiali litici, ceramici e ossei risalenti ad un'epoca che va dal Musteriano (Paleolitico medio) fino alla cultura appenninica del Bronzo.
La grotta di Castelcivita presenta un seguito di gallerie, saloni, strettoie e pozzi, anche a livelli sovrapposti, con baratri e sprofondamenti, in un alternarsi di spettacoli fantastici e orridi. Fu abitata nella preistoria, come attestano i rinvenimenti di resti d'industria di tipo gravettiano e romanelliano (Paleolitico superiore), nonché musteriano (Paleolitico medio), messi in luce nel corso di ricerche eseguite durante gli ultimi venti anni. Dall'ingresso, basso ma ampio, si discende per una decina di metri; la volta si rialza ornandosi, come le pareti, di concrezioni; ai lati si aprono numerosi cunicoli, alcuni dei quali esplorati e rilevati di recente dal Gruppo Speleologico del CAI di Napoli.
La galleria principale ha un andamento sinuoso: sulla destra si stacca un ramo che si sprofonda nei cosiddetti Pozzi dell'acido carbonico (oggi del tutto privi di gas). In una cavità situata in un piano superiore rispetto alla galleria principale pendono bianche stalattiti. Dopo una strozzatura e un tratto in salita, si sbocca nella vasta Caverna Bertarelli, ornata di belle stalattiti e stalagmiti. Segue un corridoio ampio ma privo di interesse; ai lati si diramano bracci minori che si sprofondano in pozzi o salgono allargandosi in caverne, adorne di concrezioni policrome. Si percorre la Grande Frana, poi il Salto, che sembra voglia ostacolare il cammino; si sale tra nere concrezioni che contrastano con le bianche stalattiti della volta. Si percorre poi il Deserto, così detto per la distesa di sabbia da cui emerge un gruppo calcareo, quindi la Caverna Principe di Piemonte, alla quale si affaccia, da un piano sovrapposto, la Caverna Boegan, simile per le concrezioni a uno scrigno di gioielli. Segue il Sifone, cunicolo basso e nero, che precede la Grande Cascata e il vicino Tempio: questa parte è una delle più interessanti del complesso per la ricchezza e la varietà delle concrezioni, in una gamma di colori che va dall'alabastro al cinereo della Spada di Damocle. Si percorre, fra pareti altissime, il Foro, ornato da stalattiti, stalagmiti e colonne, fino alle Cortine sonore; dopo si stacca a sinistra l'Orrido, formato da vari pozzi. Un basso passaggio sfocia nel Battistero, al margine del quale è lo specchio del Lago-Sifone. L'ultimo tratto della grotta è il più interessante per la grandezza delle formazioni, la bellezza dei cristalli e la finezza dei colori. In dolce salita si passa tra variopinte stalagmiti giungendo a un laghetto, su cui pende una cascata calcarea; accanto, un drappo, denominato il Campanone, per il suono che produce al tocco. Dopo un altro laghetto è il Ratto delle Sabine, bel complesso stalagmitico che ricorda il noto episodio della storia romana.
Più avanti, a sinistra, è la Terrazza Anelli, magnifica colata cristallina estesa per un centinaio di metri, alta 20 m; la grotta presenta poi lo sprofondamento del Salto dei Titani, grandiosa cascata formata da scuri massi e nere e lucenti stalagmiti. Alquanto difficile è il passaggio in questa parte, d'una bellezza orrida, interrotta solo da qualche bianca concrezione; banchi di sabbia, tra i massi, rivelano la presenza di un corso d'acqua stagionale. Al termine si apre la Caverna Redivo, in cui l'orrido si contrappone alle formazioni più pure. Sulla destra, massi ciclopici, crepe e cunicoli che si aprono disordinatamente e si intrecciano fino al Lago Terminale, enorme imbuto inaccessibile; sulla sin. si presenta allo sguardo uno spettacolo fiabesco formato da stalattiti, stalagmiti e colonne di grandiose proporzioni, di svariate colorazioni. In una Galleria delle Meraviglie si ammirano alcune fra le più straordinarie e suggestive formazioni stalagmitiche, che offrono l'aspetto di statuette emergenti da eleganti bacinelle cristalline.
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Guida d’Italia. Campania, Touring Club Italiano, Milano 1981.
Compare in
Caverna; Cilento e Vallo di Diano, parco nazionale
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