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Agostiniano, famoso per i suoi miracoli e considerato protettore delle anime del Purgatorio, san Nicola da Tolentino trascorse gran parte della sua vita nella cittadina marchigiana e fu sepolto nella chiesa di San Giorgio, annessa al convento in cui si era spento. A pochi anni dalla sua morte la chiesa, che nel frattempo aveva cambiato nome in San Nicola, in breve divenne una delle più frequentate mete di pellegrinaggio d’Europa. Stando alla tradizione, nel XV secolo qualcuno cercò di profanare le reliquie del santo tagliandogli le braccia, dalle quali iniziò a sgorgare sangue vivo (miracolo che pare si sia verificato diverse volte); per impedire che il tentativo sacrilego si ripetesse, le spoglie del santo furono trasferite in un luogo segreto, di cui per diversi secoli si perse traccia. Nel 1927 le reliquie furono ritrovate sotto il sarcofago di marmo al centro del cappellone e riposte in una cripta appositamente costruita. La basilica, il cappellone e i tesori che contiene sono descritti nel brano qui riportato, tratto dalla Guida Rossa Marche del Touring Club Italiano.
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La basilica di San Nicola da Tolentino è uno dei più importanti e frequentati santuari dell'Italia centrale e monumento di notevole interesse artistico. Risale al secolo XIII, ma venne ampiamente rifatta nel secolo successivo e completata con l'erezione del portale (1435) e della facciata (secolo XVIII). Incorpora il cappellone di San Nicola, appartenente alla costruzione originaria, decorato da un ciclo di affreschi trecenteschi che costituiscono un documento di eccezionale valore.
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Originariamente dedicata a San Giorgio, la chiesa passò poi agli Agostiniani. Qui visse per trent’anni e vi si spense nel 1305 San Nicola da Tolentino, nato a Sant’Angelo in Pontano, eremita e grande predicatore, venerato ancora vivente per la santità della vita e come taumaturgo. In suo onore, nel 1476, la chiesa cambiò titolo. Nel Quattrocento fu eretto il campanile al quale, nel 1509, venne rifatta la parte superiore danneggiata da un fulmine. Più tardi, nel 1510, l'edificio fu ampliato e venne aggiunta l'abside; dal 1503 al 1634 furono costruite le cappelle. La facciata, disadorna e abbellita solo dal portale quattrocentesco, fu ricostruita e rivestita di travertino sino al primo cornicione nel 1628; l'ordine superiore venne compiuto tra il 1757 e il 1767; nel 1905 si provvide al suo completo restauro.
La nobile facciata, a due ordini, è corsa da lesene e ha un coronamento orizzontale. Spicca il portale marmoreo centrale di forme tardo-gotiche sormontato da un timpano mistilineo, opera di Nanni di Bartolo, detto il Rosso (1432-1435), fiorentino, eseguito per incarico del capitano di ventura Nicolò Mauruzi; inserita nel timpano, è una lunetta con tre statue raffiguranti la Madonna col Bambino e i Santi Agostino e Nicola, sopra la quale campeggia un San Giorgio che uccide il drago, nobili sculture che richiamano lo stile di Iacopo della Quercia. Sopra i due portali minori si aprono due finestre barocche. La parte superiore è ornata al centro da un grande sole raggiante, simbolo di San Nicola, fiancheggiato da due nicchie. Sopra il cornicione terminale corre una balaustrata con pinnacoli. Dal fianco sinistro, molto semplice, sporge la cappella del Santissimo Sacramento, sormontata da cupola, accanto alla quale s'innalza il campanile. L'abside poligonale, gotico-rinascimentale, è spartita da lesene terminanti con archi.
Interno rettangolare a una navata con cappelle laterali e abside poligonale. Nella prima cappella destra, Sant’Anna e l'angelo, pregevole tela del Guercino (1640); alla quarta cappella sinistra, Madonna col Bambino, pastiglia policroma del secolo XV attribuita ad Antonio Rossellino. Il vicino cappellone del Santissimo Sacramento è un monumentale ambiente del 1609, sormontato da ampia cupola. Si entra nel cappellone di San Nicola, edificato tra il secolo XIII e il XIV. La cappella, a pianta rettangolare con volta a crociera costolonata, è tutta decorata da un grandioso ciclo di affreschi, eseguiti probabilmente tra il 1330 e il 1348, e che costituiscono la più alta manifestazione della pittura trecentesca nelle Marche. Studi recenti attribuiscono la grandiosa composizione ad una personalità anonima indicata come Maestro di Tolentino, intimamente legata alla cultura pittorica riminese.
Al centro della cappella è collocata la rinascimentale arca di San Nicola, di un seguace di Agostino di Duccio (1474), sopra la quale è posto un San Nicola, statua di pietra di derivazione veneta, coeva.
Si torna nella chiesa e si entra nell'adiacente Cappella delle Sante Braccia, la più ricca del santuario essendo stata destinata ad accogliere le reliquie del santo. È costituita da tre vani comunicanti e la sua fastosa decorazione con marmi, statue e stucchi, eseguita in vari tempi, ha caratteri stilistici eterogenei, poiché la cappella pur inglobando un ambiente duecentesco (l'originaria sagrestia) venne completata solo verso la metà dell'Ottocento. La decorazione dei primi due vani fu terminata alla metà del secolo scorso su progetto del tolentinate Emidio Pallotta; il terzo ambiente, a pianta ottagonale, costruito nel corso del secolo XVI per il crescente afflusso di pellegrini, accoglie l'altare realizzato dal romano Stefano Govarelli (1697), con paliotto e gradinata in argento: sopra è l'immagine di San Nicola, frammento di affresco del secolo XV di scuola fabrianese; dietro è un forziere (1488) che un tempo conteneva le braccia del santo ora unite al suo corpo collocato nella cripta, e attualmente, entro preziosi reliquiari di varie epoche, le reliquie del santo. Nel vano mediano i dipinti seicenteschi alle pareti (di scuola veneziana) raffigurano due Interventi miracolosi del santo in occasione di una pestilenza a Genova (datato 1677) e di un incendio al Palazzo Ducale di Venezia; nella cupola, stucchi vivacemente dipinti con la Gloria del Paradiso di G.B. Latini (1830 ca.).
All'inizio della parete destra della cappella è una porta oltre la quale un'ampia scala scende alla cripta, costruita nel 1932 su disegno di Arnolfo Bizzarri, con un'urna d'argento, finemente lavorata e cesellata, contenente le reliquie del santo, posta sotto il sepolcro originale.
Dal cappellone di San Nicola si accede al chiostro, eretto nel secolo XIII-XIV, cinto da portico su colonne e pilastri ottagonali o polistili reggenti, su tre lati, archi a sesto ribassato sui quali corre una cornice ad archetti decorata in parte da bacini maiolicati, attualmente staccati per essere restaurati; il quarto lato, adiacente alla chiesa, fu rifatto nel 1640-1647 e ha archi quasi a pieno centro sopra i quali si apre una loggia del secolo XVI. Alle pareti e in parte nelle volte è una decorazione a fresco, che ha ricoperto precedenti affreschi medioevali (tracce), rappresentante Fatti della vita di San Nicola di Giovanni Anastasi (1689) e di Agostino Orsini (1690), che eseguì la parte decorativa, restaurata nel 1951-1954. Al termine del lato adiacente alla chiesa, a sinistra uscendo dal cappellone, è una porticina con l'iscrizione “Qui dentro S. Nicola visse 30 anni e morì nel 1305”: dà accesso all'oratorio del Santo, decorato da affreschi: nel corridoio della sagrestia è un affresco staccato (Madonna col Bambino, San Francesco e Santa Chiara) del secolo XVI, dalla distrutta chiesa di Sant’Agnese. Sul lato sud è il portale romanico in cotto dell'antico refettorio. Dal chiostro è visibile il fianco duecentesco della chiesa e il campanile romanico-gotico.
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Guida d’Italia. Marche, Touring Club Italiano, Milano 1979.
Compare in
Tolentino; Nicola da Tolentino
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