|
San Michele Arcangelo, insieme a san Giorgio e a Giovanni Battista, era uno dei santi patroni dei longobardi. A Pavia, capitale del Regnum Italicum, erano ben quattro le chiese a lui dedicate: la basilica di San Michele, sorta sulle fondamenta di una chiesa paleocristiana, era la più importante: saccheggiata dagli Ungari nel X secolo, distrutta da un incendio poco dopo l’anno Mille e poi da un terremoto nel 1117, fu ricostruita nella prima metà del XII secolo per ospitare nel 1155 l’incoronazione di Federico Barbarossa. Suprema espressione del romanico lombardo, è argomento del seguente brano, tratto dalla Guida Rossa Lombardia del Touring Club Italiano.
 |
La basilica, celebre documento della cultura artistica di Pavia, è il risultato della ricostruzione (prima metà del secolo XII) della basilica palatina dove, a partire dal VII secolo, venivano incoronati i sovrani del Regnum Italicum e dove, ripristinando l'antico costume, Federico I Barbarossa si fece incoronare nel 1155. Massima espressione del romanico pavese, costituisce il modello cui si ispireranno le altre chiese cittadine del periodo comunale.
 |
|
Altre risorse |
|
 |
|
|
|
|
L'esterno si compone di un poderoso corpo centrale, intersecato da un grande transetto i cui bracci costituiscono una sorta di seconda chiesa. Ne deriva un insieme imponente, arricchito da tre facciate. Quella principale, in pietra arenaria, è a capanna, tripartita da fasci di lesene e con tre portali; sul coronamento, le sequenze di archetti rampanti ne alleggeriscono la mole; allo stesso scopo, le aperture vanno diminuendo di numero, provocando un effetto di moto ascensionale che interrompe la continuità della superficie. La raffinata disposizione delle stesse aperture è poi scandita orizzontalmente da fasce di straordinari bassorilievi: figure umane accanto a mostri, animali, chimere, tratti dai bestiari medievali; per quanto arginato dal restauro (Piero Sanpaolesi, 1963-1967), il deterioramento della pietra non permette di coglierli nell'originaria bellezza. La nota saliente è però data dai due grandi contrafforti laterali che, rastremandosi verso l'alto, conferiscono slancio alla composizione. L’insieme è completato dal campanile, dall'imponente tiburio e dall'abside, gli ultimi coronati da loggette cieche.
Nel vasto e maestoso interno, la luce diretta che proviene dalle aperture della facciata principale crea, specie nelle ore pomeridiane, effetti di grande suggestione. Sul modello della basilica di Sant’Ambrogio a Milano, l'impianto planimetrico è a tre navate – di due campate (anziché quattro) la centrale, di quattro (invece di otto) le laterali – sormontate da matronei: grandi fasci di pilastri sorreggono, lungo la navata principale, gli imponenti archi a sesto ribassato e le estese volte a costoloni (secolo XV); delle figurazioni dei ricchi capitelli, notare quella con La morte del giusto e quella con Storie dei progenitori e di Caino e Abele.
Nella volta della seconda campata della navata destra, affreschi (Dottori delle Chiesa e simboli degli evangelisti) di Bernardino Lanzani; nella corrispondente cappella, Madonna con i Santi Sebastiano e Rocco del Moncalvo. Nel transetto destro, corso da archeggiature su sottili alte semicolonne, un'arcata adorna di ricche sculture racchiude una cappella con affreschi (Dormitio Virginis e, nella volta, Agnus Dei) del secolo XII-XIII. Seguono, all'angolo del transetto, un gruppo ligneo policromo della Natività di Baldino di Surso (1473) e un polittico pure ligneo di fine secolo XV. Nella cappella a destra del presbiterio, pala in legno di Giacomo e Giovan Angelo del Maino. Sull'arco trionfale, gruppo ligneo policromato (Crocifisso, Maria e San Giovanni) di metà XV secolo. Nel presbiterio, sopraelevato, avanzi di pavimento musivo del XII secolo (figura dell'Anno in trono fra i Mesi e cavallo alato). Nel catino dell'abside, affresco (Incoronazione di Maria) di Agostino e Giovanni da Vaprio o di Agostino da Montebello (1491). Sul lato destro del presbiterio, epigrafe tombale metrica del santo vescovo Ennodio (521). Nella cripta sottostante, a tre navate con volte a crociera su colonne dagli eleganti capitelli scolpiti, Monumento del beato Martino Salìmbeni della maniera di Giovanni Antonio Amadeo (1491) e piccola statua marmorea della Madonna col Bambino di scultore lombardo degli inizi del XV secolo. Nella cappella a sinistra del presbiterio, Crocifisso in lamina d'argento sbalzata (forse del secolo X, forse del XII). Nel transetto sinistro, in alto sopra il battistero moderno, scultura policromata di Sant’Omodio del XII secolo.
 |
Guida d’Italia. Lombardia, Touring Club Italiano, Milano 1999.
Compare in
Michele; Romanico; Pavia
|