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Basilica di San Pietro al Monte a Civate

Basilica di San Pietro al Monte a Civate

Percorrendo uno stretto sentiero che si inerpica tra i prati sulle pendici del monte Cornizzolo, vicino a Civate, si arriva alla basilica di San Pietro al Monte, splendido esempio di architettura romanica. Secondo la tradizione, il monastero fu fondato nell’VIII secolo da Desiderio, re dei Longobardi; nel secolo successivo nel sito venne istituito un cenobio benedettino, che conobbe un periodo di eccezionale splendore nell’XI secolo, ed è proprio a questo periodo che risalgono gli affreschi e gli stucchi che ne ornano le pareti, opera della scuola dei Maestri comacini. Eccone una breve descrizione, tratta dalla Guida Rossa Lombardia del Touring Club Italiano.

Il complesso monumentale di San Pietro al Monte occupa un ripiano del Monte Cornizzolo. Episodio rilevante della prima stagione romanica lombarda è la basilica di San Pietro al Monte, forse derivata da una chiesa del secolo IX (ipotetica sede di una comunità benedettina dipendente da San Calocero di Civate) e risalente nelle forme attuali a metà secolo XI. Consta di un'aula a pianta rettangolare con absidi semicircolari nei lati minori e paramento esterno in pietra, spartito da archetti e lesene. L'abside verso valle è contornata da un pronao semianulare a due piani, con larghe monofore in basso e bifore in alto, preceduto da un vestibolo e da una scala che, seppure di ricostruzione, dovrebbe rispecchiare il disegno originario forse coevo alla chiesa. La pianta di questa, secondo i pareri più diffusi, sarebbe stata inizialmente caratterizzata da una sola abside, quella verso valle, essendo la seconda, contrapposta, un'aggiunta sostitutiva della primitiva facciata. Altre ipotesi propendono invece per l'erezione originaria di un edificio adiabàsico (cioè privo di porta nella facciata), con absidi contrapposte e accessi laterali, che riallaccerebbero San Pietro al Monte a modelli ottoniani (San Michele di Hildesheim e San Gallo in Svizzera). Sopra il portale è la Traditio legis (Cristo consegna le chiavi a San Pietro e il libro a San Paolo), raro documento di rivestimento pittorico esterno di una chiesa romanica.

Altre risorse

All'interno, il programma decorativo, pittorico e scultoreo, collocabile tra la fine del secolo XI e il primo quarto del XII e attinente al gusto ottoniano non privo di una residua componente bizantina, è correlato alla struttura architettonica e rimanda a una lettura più complessa che identifica l'edificio con la Città Celeste. Il nucleo più consistente degli affreschi riveste l'endonartece e le due cappelle a forma di nicchia che lo fiancheggiano, detti nel loro insieme loggia regia secondo la denominazione proposta da Giampiero Bognetti; i tre ambienti sono divisi da quattro colonne tortili e da due transenne a rilievi, le une e le altre modellate in stucco come pure il ricco fregio che contorna le rispettive aperture ad arco verso la navata. Nell'endonartece alle pareti, San Marcello e San Gregorio che accolgono la teoria dei fedeli; nelle volte, Cristo nella Gerusalemme celeste e la personificazione dei Quattro fiumi del Paradiso; nella lunetta sopra il portale, il Seno di Abramo, altra allegoria del Paradiso. La Cappella destra, dedicata alla Chiesa terrena, reca l'immagine del Cristo con santi e i simboli degli evangelisti; la Cappella sinistra, dedicata alla Chiesa celeste, il Cristo adorato da schiere di angeli. Il programma prosegue nella grande arcata che sovrasta la loggia regia, dove sorto raffigurate la Sconfitta del drago apocalittico e la Parusìa (ritorno di Cristo alla fine dei tempi). Alle pareti della navata, affreschi votivi, dei quali uno (parete sinistra) firmato da Lazzaro Gerosa (1565). L'altare è sormontato da un ciborio tipologicamente assimilabile, salvo la minor ricchezza del materiale e la finezza del lavoro, a quello della basilica di Sant’Ambrogio a Milano: consta di quattro colonne granitiche rivestite di intonaco, con capitelli di stucco sorreggenti i simboli degli evangelisti, e di un baldacchino con rappresentazioni che illustrano la Crocifissione, la Risurrezione, la Parusìa e la Traditio legis; sulla volticina affresco raffigurante la Nuova Gerusalemme. Ai lati della travata, due scale simmetriche difese da transenne (quella in stucco è decorata da animali fantastici e girali fitomorfi) conducono alla cripta, sviluppata sotto l'abside orientale e divisa in tre navatelle da sei colonnine; i capitelli di queste, come pure le paraste e le lunette delle pareti, hanno una decorazione a stucco riferita, nelle parti figurate, a Episodi della vita di Gesù e di Maria (fine del secolo XI); delle coeve pitture restano frammenti di un ciclo affrescato (Parabola delle vergini savie e delle vergini stolte).

L'oratorio di San Benedetto, quasi di fronte a San Pietro e di qualche decennio posteriore, è una costruzione a pianta centrale e copertura lignea, con tre absidi dalle volte a mezza tazza e altare decorato da raffigurazioni ad affresco (XI secolo).

Guida d’Italia. Lombardia, Touring Club Italiano, Milano 1999.

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Lecco; Maestri comacini

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