Approfondimento Encarta Compare in
Architettura dell'Arena di Verona

Architettura dell’Arena di Verona

Nel Cinquecento piazza Brà (dal tedesco Breit, che significa “slargo”) diventò il luogo di ritrovo dei veronesi, che prima le avevano preferito piazza delle Erbe e piazza dei Signori: fu allora, infatti che il grande invaso fu oggetto di interventi per il recupero dell’Arena e sul lato nord-ovest vennero edificati alcuni palazzi nobiliari, tra cui lo spendido palazzo Honorij, opera del Sanmicheli. Il grandioso anfiteatro, terzo per dimensioni tra quelli che si sono conservati fino ai giorni nostri, viene descritto nella Guida Rossa del Touring Club Italiano dedicata al Veneto.

L’Arena, anfiteatro romano costruito nella prima metà del I secolo fuori le mura, era strettamente collegata all'impianto urbano (come sta a indicare l'orientamento dei suoi assi coincidente con quello del reticolo stradale) sia per ragioni urbanistiche, sia per consentire un raccordo funzionale del sistema di drenaggio con quello cittadino. Dopo il Colosseo di Roma e l'anfiteatro di Capua è, per dimensioni, il maggior manufatto del genere giunto fino a noi. Dell'anello esterno, alto circa 30 metri e costruito in opera quadrata di calcare della Valpolicella, resta la cosiddetta “ala”, quattro arcate a tre ordini decorate da lesene e cornici di stile tuscanico, sopravvissuta al terremoto del 1183. Si conserva invece intera la seconda cinta a due ordini di 72 arcate (due delle quali rifatte nel 1580), pure in blocchi di pietra bianca a secco che legano le volte in calcestruzzo e le muraglie di sassi e mattoni. Dal 1913 vi ha luogo in luglio e agosto la stagione lirica, manifestazione di risonanza internazionale per la grandiosità degli allestimenti e l'accuratezza delle esecuzioni, favorita dall'ottima acustica dell'anfiteatro.

Altre risorse

L'interno, di forma ellittica, è di notevole effetto per la severità delle strutture e l'ampiezza delle dimensioni. Dalla platea s'innalza la cavea, che si regge su un complesso sistema di concamerazioni radiali e di gallerie anulari in grandezza scalare. I 44 gradini, già ampiamente rinnovati nei secoli XV-XVI, sono di restauro moderno. Sono accessibili da 64 vomitoria disposti su quattro piani tramite una serie di scale radiali incrociate. Infatti la cavea era divisa originariamente in quattro zone concentriche, separate da precinzioni più larghe. La prima era detta podio e comprendeva cinque gradini inferiori, nei quali, alle estremità dell'asse minore della platea, si trovavano i posti d'onore. Seguivano i tre mediani rispettivamente di 14, 14 e 7 gradini. Al sommo della gradinata correva una loggia in corrispondenza del terzo ordine di archi della cerchia esterna. Le logge agli estremi dell'asse maggiore sono del 1628. Sotto la gradinata girano le gallerie che collegano tra loro i vomitoria; sono rimaste tracce delle condutture per mezzo delle quali si introduceva acqua per le naumachie e per la pulizia dell'edificio.

Dietro l'Arena, nella piazza Mura Gallieno, è visibile, incorporato nelle case un tratto di mura romane, appartenente alla cinta ampliata sotto l’imperatore Gallieno per includere appunto l'Arena.

Guida d’Italia. Veneto, Touring Club Italiano, Milano 1992.

Compare in

Arena di Verona; Verona

© 2008 Microsoft