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Narra la leggenda che a Chiusdino, vicino a Siena, viveva un ragazzo scapestrato e dissoluto di nome Galgano, i cui genitori, devoti a san Michele, avevano pregato il santo di ricondurre il figlio sulla retta via. Un giorno l’arcangelo, avvolto da una luce abbagliante, apparve a Galgano, che cadde di sella tramortito; quando si riprese, il ragazzo si accorse di aver lasciato cadere la spada, che si era conficcata in una roccia formando, con l’elsa, una croce, mentre gli alberi circostanti si erano piegati fino a creare sulla spada una specie di cupola. Da quel momento Galgano si trasformò in eremita, ma il Diavolo, che non poteva accettare di perdere un peccatore, mandò una schiera di uomini che fecero a pezzi la spada conficcata nella roccia. Quando Galgano se ne accorse, si mise a pregare con tale intensità e devozione, che i frammenti della spada tornarono a saldarsi alla perfezione. Il 3 dicembre 1181 Galgano morì, abbracciato alla spada, che ancora si può vedere nella chiesetta sorta intorno a essa. Negli anni seguenti i monaci cisterciensi di Casamari fecero erigere ai piedi della cappella di Monte Siepi uno splendido monastero, dedicato a San Galgano, le cui rovine sono descritte nel brano che segue, tratto dalla Guida Rossa Toscana del Touring Club Italiano.
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L'abbazia di San Galgano, tra le più insigni architetture gotico-cisterciensi in Italia e tra le più suggestive della campagna toscana, nella quale leva isolata il possente involucro scoperchiato in mattoni e travertino, rimasto a documentare la potenza economica della comunità monastica; la vasta struttura, che in un'incisione del 1712 ancora s'impone nel delicato paesaggio agreste al piede della cappella circolare matrice dell'insediamento, dialoga oggi con esso attraverso gli squarci, penetrata dalla natura stessa in un contrasto di luci e colori di drammatica e solitaria bellezza.
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Le origini. Attorno al 1180 il nobile cavaliere Galgano Guidotti, originario di Chiusdino, fece erigere una cappella sul vicino monte Siepi e, avendo preso l'abito cisterciense, vi trascorse da eremita gli ultimi tempi di vita. I Cisterciensi di Casamari ottennero di costruire in onore di Galgano, canonizzato nel 1185, un oratorio e un edificio. Secondo la tradizione sorse così ai piedi del monte Siepi il monastero di San Galgano che, cresciuto rapidamente in potenza, soppiantò tutte le abbazie benedettine dei dintorni, riscattandone i beni. I suoi monaci furono spesso scelti come arbitri nelle dispute dal Comune di Siena, dai vescovi di Volterra e da privati; furono giudici, notai, medici, architetti e operai del Duomo di Siena; alla Chiesa dettero vescovi e santi. Nel Trecento l'abbazia fu per due volte devastata da Giovanni Acuto; nel Quattrocento cominciò la decadenza, nel Cinquecento la rovina. La soppressione degli ordini religiosi disperse gli ultimi monaci, poi nel 1816 il monastero fu utilizzato per la costruzione di una fattoria. Oggi ospita la comunità “Mondo X”.
La chiesa, a croce latina e orientata, fu costruita tra il 1224 e il 1288 dai monaci cisterciensi nelle forme derivate dalle chiese del loro ordine in Francia, ed ebbe particolare importanza per la diffusione del gotico nell'architettura toscana. Già nel secolo XVI prendeva a rovinare, tanto che ebbe un restauro nel 1577. Il danno crebbe peraltro di continuo: nel 1722 si aprirono grandi crepe, poi cadde il campanile (1786) e anche le volte finirono per crollare del tutto. La facciata, incompiuta, presenta quattro colonne con aggetti per un portico che non fu mai eseguito; ha tre portali con archi a pieno centro ed estradosso ogivale (nell'architrave del portale mediano, fregio ornamentale di forme classiche). Scendendo lungo i fianchi meglio si coglie la stupenda struttura dell'edificio: i muri sono aperti da monofore (alcune sormontate da un oculo) e bifore ogivali (le colonnine di divisione sono andate tutte perdute tranne una); spiccano i frammenti della decorazione che ornava le bifore e gli oculi e, nel fianco sinistro, la grande finestra, già trifora, nella testata del transetto (presso la quale, isolata nel prato, è una cappella di forme senesi del secolo XIII, in laterizi). L'abside è animata da due ordini di monofore e, in alto, da due oculi, uno grande e uno piccolo. Un altro grande oculo (con resti della decorazione a rosone) è visibile nella testata del transetto destro.
L'interno di San Galgano, vasto e invaso dal prato, è nella sua grandiosa solennità la parte più suggestiva del monumento. Lo spazio è suddiviso in tre navate da sedici forti pilastri cruciformi con quattro colonne incastrate a un terzo, ricordo dell'architettura lombarda dell'ultimo periodo (notare che la colonna rivolta alla navata mediana non sorge dalla base del pilastro bensì da un peduccio a tre metri dal pavimento). Le arcate sono tutte a sesto acuto con doppio archivolto. Alta, ancora meravigliosa e come risplendente per la prevalenza della bianca pietra di rivestimento, appare l'ariosa navata mediana, priva delle volte gotiche crollate e quindi tutta invasa dalla luce. Il transetto è a tre navate, ma la navata orientale appare trasformata in quattro cappelle, due a due laterali alla cappella maggiore, con abside rettangolare. Una porticina (attualmente chiusa) alla testata del transetto sinistro (da essa, volgendosi, si ha uno dei migliori punti di vista delle superbe rovine) dà accesso alla base di una scala a chiocciola, di cui restano 85 scalini, la quale conduceva al sottotetto della chiesa.
Sulla destra della chiesa si trova il Monastero, di cui rimangono la Sala capitolare, vasto ambiente diviso in due navate da basse colonne, con portale ogivale, due bifore e tre monofore; la grande Sala dei monaci, pure a due navate su pilastri e con soffitto a volte; e un piccolo tratto del chiostro ad arcate su colonnine binate. Al piano superiore un lungo corridoio organizzava le sedici celle e il coro notturno dei monaci.
Poco distante, sulla modesta elevazione detta Monte Siepi, sorge la chiesetta che Galgano Guidotti avrebbe edificato attorno al 1180, la cui struttura originalissima costituisce un episodio singolare nell’ambito dell’architettura romanica senese. È a pianta perfettamente circolare, con campanile a vela, e ha un interno di notevole interesse, dove le fasce concentriche di cotto e travertino caratterizzano con vivace dicromia la struttura inconsueta della volta. Al centro, il masso in cui la leggenda vuole che il santo abbia confitto la spada (l’attuale, moderna, è protetta da calotta) per adorarne l’elsa in forma di croce. L’annessa cappella, dei primi del Trecento, s’adorna di pregevoli ma deperiti affreschi di Ambrogio Lorenzetti: alla parete di fondo si riconoscono una Madonna col Bambino, angeli e santi e, in basso, la delicata figura di Eva adagiata, pittura in forma di lunetta ogivale; sotto, Annunciazione. Altri affreschi (Scene della vita di San Galgano), pure di Ambrogio, sono stati staccati e ricollocati assieme ad alcune sinopie.
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Guida d’Italia. Toscana, Touring Club Italiano, Milano 1997.
Compare in
Cisterciensi; Siena
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