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La valle del Ticino, dal punto in cui il fiume sbocca dal Lago Maggiore, vicino a Sesto Calende, fino al ponte della Becca, dove sfocia nel Po, è un lunghissimo parco fluviale diviso in due parti, una piemontese e l’altra lombarda. Il primo tratto di fiume, che scorre tra boschi e campi coltivati, è caratterizzato dalla presenza di lanche, fontanili, risorgive, e da una ricchissima vegetazione acquatica; il tratto lombardo, completamente in pianura, comprende parecchie riserve naturali, tra cui ciò che resta degli antichi boschi planiziali che un tempo ricoprivano quasi per intero la Pianura Padana. Ecco come i due parchi regionali sono descritti nel brano che segue, tratto dal volume Parchi e aree naturali protette d’Italia del Touring Club Italiano.
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Il Parco si estende per 40 km lungo le sponde piemontesi del Ticino, tra il suo sbocco dal Lago Maggiore e l'ingresso nel territorio lombardo, confinando con l'omonimo parco naturale istituito dalla Regione Lombardia.
Nel primo tratto il Ticino scorre in una vallata incassata, che poi si amplia progressivamente tra boschi e meandri, per continuare infine nella pianura. Qui il fiume si ramifica tra ghiaie e isoloni, tra lanche e vaste anse, che offrono un ambiente ideale per la vegetazione acquatica (ninfea, nannufaro, tifa) e per la fauna: germano reale, airone cinerino, gallinella d'acqua, fagiano, tra gli uccelli; scoiattolo, riccio, coniglio selvatico, tra i piccoli mammiferi; trota, luccio, cavedano, tra i pesci.
I boschi coprono il 60% del territorio, con tracce dell'originario bosco planiziale e prevalenza di farnia, carpino, olmo.
Interessante la presenza di fontanili, risorgive e antichi edifici rurali: il Mulino Vecchio di Bellinzago è stato restaurato dal Parco, per ospitare attività didattiche e un vasto spazio espositivo.
Il Parco ha avviato nell'autunno 1988 il 'Progetto Lontra', per verificare le possibilità di reintroduzione di questo rarissimo mammifero, un tempo piuttosto diffuso, ma ormai scomparso dai nostri fiumi. La prima fase del progetto si è svolta al Bosco Vedro, in una vasta area recintata in cui è stata immessa una coppia di lontre provenienti da giardini zoologici, che alcuni anni or sono hanno dato alla luce un piccolo.
| Comuni: Abbiategrasso, Arsago Seprio, Bereguardo, Bernate Ticino, Besate, Besnate, Boffalora Ticino, Borgo San Siro, Carbonara Ticino, Cardano al Campo, Casorate Sempione, Cassinetta di Lugagnano, Cassolnovo, Castano Primo, Cuggiono, Ferno, Gallarate, Gambolò, Garlasco, Golasecca, Gropello Cairoli, Linarolo Po, Lonate Pozzolo, Magenta, Mezzanino, Morimondo, Motta Visconti, Nosate, Ozzero, Pavia, Robecchetto con Induno, Robecco sul Naviglio, San Martino Siccomario, Samarate, Sesto Calende, Somma Lombardo, Torre d'Isola, Travacò Siccomario, Turbigo, Valle Salimbene, Vanzaghello, Vergiate, Vigevano, Villanova, Vizzola Ticino, Zerbolò. |
Sebbene attraversi un'area fra le più urbanizzate d'Italia, il Ticino è uno dei fiumi più puliti della nostra penisola. Ciò grazie alla presenza del lago Maggiore, che funge da depuratore, facendo decantare l'acqua per parecchi anni, e soprattutto, al Parco del Ticino, che difende il suo ambiente naturale.
Primo parco fluviale in Italia, il Parco della Valle del Ticino copre tutto il corso di pianura del fiume, lungo un centinaio di chilometri, da Sesto Calende al Ponte della Becca; dove sfocia nel Po. È prevista la fusione con l'omonima area protetta piemontese. Il Parco comprende diverse riserve naturali, come La Zelata, a Bereguardo, il Vigano a Golasecca, il Turbigaccio a Lonate Pozzolo e La Fagiana, presso Pontevecchio di Magenta.
I boschi planiziali più belli, come quelli di Pavia e Zerbolò, lasciati in eredità da Giuseppe Negri, sono tutelati da riserve naturali e sono diventati validissimi laboratori naturalistici frequentati dalle scolaresche, ma anche dai ricercatori dell'Università di Pavia. Grazie all'istituzione del Parco, al Ticino sono state risparmiate le devastazioni ambientali subite dalla maggior parte dei fiumi padani. L'estrazione di sabbia e ghiaia dall'alveo sono proibite sin dal 1980, permettendo al fiume di riprendere il suo assetto naturale, divagando liberamente e creando splendidi ghiareti, lanche e meandri. Dopo aver solcato le colline moreniche a sud del lago Maggiore, nei 50 km del tratto mediano il fiume si separa in vari bracci che racchiudono una miriade di isolotti. Numerose le piante acquatiche, come la ninfea, il ranuncolo d'acqua e l'iris giallo. Le sponde sono coperte da boschine di salici, ontano nero e pioppo bianco, mentre all'interno vi sono boschi composti da querceti misti (farnia, olmo, carpino, pioppo nero) e popolati da 48 specie di mammiferi, tra cui l'ormai onnipresente cinghiale e il capriolo, reintrodotto a cura dell'Ente Parco. Della lontra non si hanno più tracce dal 1980. Per gli uccelli il Parco del Ticino è un vero paradiso: sono un centinaio le specie nidificanti, fra cui numerosissimi aironi. È l'area di svernamento più importante d'Italia per il germano reale, mentre nelle zone aperte è possibile avvistare rari uccelli rapaci, come il falco pellegrino e l'albanella. Ma non tutto riluce intorno a questa felice oasi. L'impatto del grandioso scalo aeroportuale di Malpensa 2000 non tarderà a farsi sentire sull'ambiente del Parco, come pure il peso di tutte le infrastrutture stradali e ferroviarie che vi fanno accesso tagliando i corridoi ecologici della valle. Insieme con le mai sopite ricerche di idrocarburi, agli incendi, alle discariche abusive, all'abuso di proprietari e visitatori poco educati il Parco manifesta segni di sofferenza ai quali i responsabili tentano quotidianamente e con ogni mezzo di porre rimedio.
La tigre del fiume. Del grande felino asiatico ha la micidiale dentatura e l'abitudine di aspettare in agguato le possibili prede, ben mimetizzato tra le erbe del fondo. Non a caso dunque il luccio (Esox lucius) è il più spietato predatore tra i nostri pesci di fiume e lago, pronto ad azzannare non solo altri pesci, compresi quelli della sua stessa specie, ma anche ratti, bisce d'acqua e uccelli acquatici attaccati di sorpresa. L'aggressività di questi pesci è tale che persino il maschio, appena fecondate le uova, deve mettersi in salvo rapidamente per evitare il rischio di essere divorato dalla femmina.
Canali e navigli. Gran parte delle acque del Ticino finisce in rogge e canali a scopo irriguo o idroelettrico. Tutto cominciò nell’Alto Medioevo, per opera dei monaci intenti a bonificare e irrigare i terreni. Poi, nel XII secolo, fu realizzato il Naviglio Grande, che presto divenne un’importantissima via di trasporto commerciale e militare. Nel corso del tempo furono scavati il Naviglio di Pavia (iniziato nel 1359), il Naviglio di Bereguardo (1457) e, alla fine del secolo scorso, i canali Vizzola e Villoresi, che hanno origine dallo sbarramento di Somma Lombardo. Almeno nei tratti che gli scorrono vicino, questi canali si sono lasciati contagiare dall’ambiente naturale del fiume. Le antiche vie alzaie, per secoli percorse dai cavalli per il rimorchio delle chiatte controcorrente, sono oggi adibite a piacevoli piste ciclabili.
Parchi e aree naturali protette d’Italia, Touring Club Italiano, Milano 1999.
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Ticino, parco regionale; Ticino
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