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Galilei: L'abiura

L’abiura

Nel settembre 1632 Galileo Galilei fu invitato a presentarsi a Roma davanti al Santo Uffizio per rispondere di una serie di accuse che lo tacciavano di eresia. Già nel 1616 il fisico pisano era stato ammonito dalle autorità ecclesiastiche, e in particolare dal cardinale Bellarmino, a non difendere né divulgare le teorie copernicane, perché contrarie alla fede cattolica. Quando pubblicò il Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo, riciclando di fatto la teoria dell’eliocentrismo pur spacciandola per “pura ipotesi matematica”, gli fu rimproverato di non aver informato il censore Padre Riccardi del veto impostogli nel 1616 e di aver quindi carpito la buona fede del religioso per ottenere l’imprimatur. Non solo: aveva scritto il Dialogo in volgare, e il tribunale lo accusò di averlo fatto “per trascinare dalla sua il volgo ignorante sul quale l’errore fa più facilmente presa”. Galilei tentò di difendersi sostenendo che non ricordava di aver ricevuto alcun precetto ufficiale, e che comunque nelle sue intenzioni il Dialogo avrebbe dovuto dimostrare che la condanna delle teorie copernicane da parte della Chiesa era sacrosanta. Ma le sue argomentazioni di fatto non reggevano: il libro fu immediatamente ritirato dalla circolazione e messo all’Indice, e lo scienziato, benché non tutti i membri del Santo Uffizio fossero d’accordo, fu condannato e costretto all’abiura.

Io Galileo, figliuolo del quondam Vincenzo Galileo di Fiorenza, dell'età mia d'anni 70, constituto personalmente in giudizio, e inginocchiato avanti di voi Eminentissimi e Reverendissimi Cardinali, in tutta la Republica Cristiana contro l'eretica pravità generali Inquisitori; avendo davanti gl'occhi miei li sacrosanti Vangeli, quali tocco con le proprie mani, giuro che sempre ho creduto, credo adesso, e con l'aiuto di Dio crederò per l'avvenire, tutto quello che tiene, predica e insegna la Santa Cattolica e Apostolica Chiesa. Ma perché da questo Santo Offizio, per aver io, dopo d'essermi stato con precetto dall'istesso giuridicamente intimato che omninamente dovessi lasciar la falsa opinione che il sole sia centro del mondo e che non si muova e che la terra non sia il centro del mondo e che si muova, e che non potessi tenere, difendere né insegnare in qualsivoglia modo, né in voce né in scritto, la detta falsa dottrina, e dopo d'essermi notificato che detta dottrina è contraria alla Sacra Scrittura, scritto e dato alle stampe un libro nel quale tratto l'istessa dottrina già dannata e apporto ragioni con molta efficacia a favor di essa, senza apportar alcuna soluzione, sono stato giudicato veementemente sospetto d'eresia, cioè d'aver tenuto e creduto che il sole sia centro del mondo e imobile e che la terra non sia centro e che si muova.

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Pertanto volendo io levar dalla mente delle Eminenze Vostrre e d'ogni fedel Cristiano questa veemente sospizione, giustamente di me conceputa, con cuor sincero e fede non finta abiuro, maledico e detesto li sudetti errori e eresie, e generalmente ogni e qualunque altro errore, e eresia e setta contraria alla Santa Chiesa; e giuro che per l'avvenire non dirò mai più né asserirò, in voce o in scritto, cose tali per le quali si possa aver di me simile sospizione; ma se conoscerò alcun eretico o che sia sospetto d'eresia lo denonzierò a questo Santo Offizio, o vero all'Inquisitore o Ordinario del luogo, dove mi trovarò.

Giuro anco e prometto d'adempire e osservare intieramente tutte le penitenze che mi sono state o mi saranno da questo Santo Offizio imposte; e contravenendo ad alcuna delle dette mie promesse e giuramenti, il che Dio non voglia, mi sottometto a tutte le pene e castighi che sono da' sacri canoni e altre constituzioni generali e particolari contro simili delinquenti imposte e promulgate. Così Dio m'aiuti e questi suoi santi Vangeli, che tocco con le proprie mani.

Io Galileo Galilei sodetto ho abiurato, giurato, promesso e mi sono obligato come sopra; e in fede del vero, di mia propria mano ho sottoscritta la presente cedola di mia abiurazione e recitatala di parola in parola, in Roma, nel convento della Minerva, questo dì 22 giugno 1633.

Io, Galileo Galilei ho abiurato come di sopra, mano propria.

Galileo Galilei, Lettere.

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Vita di Galileo; Inquisizione; Sistema copernicano; Galilei, Galileo

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