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I consensi che le scoperte di Galileo avevano inizialmente riscosso, anche in ambito ecclesiastico, si mutarono in opposizione dopo la pubblicazione dell’Istoria e dimostrazioni intorno alle macchie solari e loro accidenti (1612), in cui era lampante l’adesione dello scienziato fiorentino alle tesi copernicane. Da quel momento in poi l’ostilità della Chiesa nei suoi confronti non fece che inasprirsi, fino a culminare nella condanna per eresia. Ratificata nel 1633 con la “sentenza” che riportiamo qui e che ripercorre le tappe fondamentali del diverbio, la posizione dell’autorità ecclesiastica si inquadra in uno scenario complesso, politico-religioso piuttosto che accademico-scientifico. In quel periodo la posizione della Chiesa cattolica era diventata molto difficile: la Riforma dilagava in Germania, la Chiesa era lacerata da profonde divisioni, l’autorità del Papa era contestata; e poiché già Lutero, e successivamente Calvino e Melantone, si erano espressi chiaramente contro quell’“astrologo da quattro soldi” (Copernico) che aveva osato mettere in discussione le Sacre Scritture, non si poteva rischiare di perdere ulteriori consensi e acuire i contrasti all’interno del mondo cattolico. Galilei, che non si era limitato a sostenere le sue teorie scientifiche, ma aveva innescato anche un dibattito, troppo vicino alle posizioni calviniste, sulla possibilità di interpretare le Sacre Scritture in maniera diversa da quella letterale-morale tanto cara alle autorità, si prestava ottimamente come capro espiatorio. E che la decisione del Santo Uffizio di condannarlo sia stata un gesto prima di tutto politico sembra testimoniarlo il fatto che Galilei poco prima di morire, ormai cieco, solo e sull’orlo della follia, fosse accolto e curato in casa del cardinale Piccolomini, uno degli esponenti più autorevoli della Chiesa, con l’approvazione dello stesso Papa.
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Roma, 22 giugno 1633.
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Altre risorse |
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Noi Gasparo del titolo di S. Croce in Gerusalemme Borgia;
Fra Felice Centino del titolo di S. Anastasia, detto d'Ascoli;
Guido del titolo di S. Maria del Popolo Bentivoglio;
Fra Desiderio Scaglia del titolo di S. Carlo, detto di Cremona;
Fra Antonio Barberino, detto di S. Onofrio;
Laudivio Zacchia del titolo di S. Pietro in Vincoli, detto di S. Sisto;
Berlingero del titolo di S. Agostino Gesso;
Fabricio del titolo di S. Lorenzo in Pane e Perna Verospio: chiamati Preti;
Francesco del titolo di S. Lorenzo in Damaso Barberino; e
Marzio di Santa Maria Nova Ginetto: Diaconi;
per la misericordia di Dio, della Santa Romana Chiesa Cardinali, in tutta la Republica Cristiana contro l'eretica pravità Inquisitori generali della Santa Sede Apostolica specialmente deputati.
Essendo che tu, Galileo figliolo del quondam Vincenzo Galilei, Fiorentino, dell'età tua d'anni 70, fosti denunziato del 1615 in questo Santo Offizio, che tenevi come vera la falsa dottrina, da alcuni insegnata, ch'il Sole sia centro del mondo e imobile, e che la Terra si muova anco di moto diurno; ch'avevi discepoli, a' quali insegnavi la medesima dottrina; che circa l'istessa tenevi corrispondenza con alcuni mattematici di Germania; che tu avevi dato alle stampe alcune lettere intitolate Delle macchie solari, nelle quali spiegavi l'istessa dottrina come vera; che all'obbiezioni che alle volte ti venivano fatte, tolte dalla Sacra Scrittura, rispondevi glosando detta Scrittura conforme al tuo senso; e successivamente fu presentata copia d'una scrittura, sotto forma di lettera, quale si diceva esser stata scritta da te ad un tale già tuo discepolo, e in essa, seguendo la posizione del Copernico, si contengono varie proposizioni contro il vero senso e autorità della sacra Scrittura.
Volendo per ciò questo Sacro Tribunale provedere al disordine e al danno che di qui proveniva e andava crescendosi con pregiudizio della Santa Fede, d'ordine di Nostro Signore e del'Eminenissimi e Reverendissimi Signori Cardinali di questa Suprema e Universale Inquisizione, furono dalli Qualificatori Teologi qualificate le due proposizioni della stabilità del Sole e del moto della Terra, cioè:
Che il Sole sia centro del mondo e imobile di moto locale, è proposizione assurda e falsa in filosofia, e formalmente eretica, per essere espressamente contraria alla Sacra Scrittura.
Che la Terra non sia centro del mondo né imobile, ma che si muova eziandio di moto diurno, è parimente proposizione assurda e falsa nella filosofia, e considerata in teologia ad minus erronea in Fide.
Ma volendosi per allora procedere teco con benignità, fu decretato dalla Sacra Congregazione tenuta avanti Nostro Signore a' 25 di Febraio 1616, che l'Eminentissimo Signor Cardinale Bellarmino ti ordinasse che tu dovessi omninamente lasciar detta opinione falsa, e ricusando tu di ciò fare, che dal Comissario di Santo Officio ti dovesse esser fatto precetto di lasciar la detta dotrina, e che non potessi insegnarla ad altri, né difenderla né trattarne, al qual precetto non acquietandoti, dovessi esser carcerato; e in essecuzione dell'istesso decreto, il giorno seguente, nel palazzo e alla presenza del sodetto Eminentissimo Signor Cardinale Bellarmino, dopo esser stato dall'istesso Signor Cardinale benignamente avvisato e amonito, ti fu dal P. Comissario del Santo Officio di quel tempo fatto precetto, con notaro e testimoni, che omninamente dovessi lasciar la detta falsa opinione, e che nell'avvenire tu non la potessi tenere né difendere né insegnar in qualsivoglia modo, né in voce né in scritto: e avendo tu promesso d'obedire, fosti licenziato.
E acciò che si togliesse così perniciosa dottrina, e non andasse più oltre serpendo in grave pregiudizio della Cattolica verità, uscì decreto della Sacra Congregazione dell'Indice, col quale furono proibiti li libri che trattano di tal dottrina, e essa dichiarata falsa e omninamente contraria alla Sacra e divina Scrittura.
E essendo ultimamente comparso qua un libro, stampato in Fiorenza l'anno prossimo passato, la cui inscrizione mostrava che tu ne fosse l'autore, dicendo il titolo Dialogo di Galileo Galilei delli due Massimi Sistemi del mondo, Tolemaico e Copernicano; ed informata appresso la Sacra Congregazione che con l'impressione di detto libro ogni giorno più prendeva piede e si disseminava la falsa opinione del moto della terra e stabilità del Sole; fu il detto libro diligentemente considerato, e in esso trovata espressamente la transgressione del predetto precetto che ti fu fatto, avendo tu nel medesimo libro difesa la detta opinione già dannata e in faccia tua per tale dichiarata, avvenga che tu in detto libro con varii ragiri ti studii di persuadere che tu lasci come indecisa e espressamente probabile, il che pur è errore gravissimo, non potendo in niun modo esser probabile un'opinione dichiarata e difinita per contraria alla Scrittura divina.
Che perciò d'ordine nostro fosti chiamato a questo Santo Officio, nel quale col tuo giuramento, essaminato, riconoscesti il libro come da te composto e dato alle stampe. Confessasti che, diece o dodici anni sono incirca, dopo esserti fatto il precetto come sopra, cominciasti a scriver detto libro; che chiedesti la facoltà di stamparlo, senza però significare a quelli che ti diedero simile facoltà, che tu avevi precetto di non tenere, difendere né insegnare in qualsivoglia modo tal dottrina.
Confessasti parimente che la scrittura di detto libro è in più luoghi distesa in tal forma, ch'il lettore potrebbe formar concetto che gl'argomenti portati per la parte falsa fossero in tal guisa pronunziati, che più tosto per la loro efficacia fossero potenti a stringer che facili ad esser sciolti; scusandoti d'esser incorso in error tanto alieno, come dicesti, dalla tua intenzione, per aver scritto in dialogo, e per la natural compiacenza che ciascuno ha delle proprie sottigliezze e del mostrarsi più arguto del comune de gl'uomini in trovar, anco per le proposizioni false, ingegnosi e apparenti discorsi di probabilità.
E essendoti stato assegnato termine conveniente a far le tue difese, producesti una fede scritta di mano dell'eminentissimo Signor Cardinale Bellarmino, da te procurata, come dicesti, per difenderti dalle calunnie de' tuoi nemici, da' quali ti veniva opposto che avessi abiurato e fossi stato penitenziato, ma che ti era solo stata denunziata la dichiarazione fatta da Nostro Signore e publicata dalla Sacra Congregazione dell'Indice, nella quale si contiene la dottrina del moto della terra e della stabilità del sole sia contraria alle Sacre Scritture, e però non si possa né difendere né tenere; e che perciò, non si facendo menzione in detta fede delle due particole del precetto, cioè docere e quovis modo, si deve credere che nel corso di 14 o 16 anni n'avevi perso ogni memoria, e che per questa stessa cagione avevi taciuto il precetto quando chiedesti licenza di poter dare il libro alle stampe, e che tutto questo dicevi non per scusar l'errore, ma perché sia attribuito non a malizia ma a vana ambizione. Ma da detta fede, prodotta da te in tua difesa, restasti maggiormente aggravato, mentre, dicendosi in essa che detta opinione è contraria alla Sacra Scrittura, hai non meno ardito di trattarne, di difenderla e persuaderla probabile; né ti suffraga la licenza da te artifiziosamente e calidamente estorta, non avendo notificato il precetto ch'avevi.
E parendo a noi che tu non avessi detto intieramente la verità circa la tua intenzione, giudicassimo esser necessario venir contro di te al rigoroso essame; nel quale senza però pregiudizio alcuno delle cose da te confessate e contro di te dedotte come di sopra circa la detta tua intenzione, rispondesti cattolicamente.
Pertanto, visti e maturamente considerati i meriti di questa tua causa, con le sodette tue confessioni e scuse e quanto di ragione si doveva vedere e considerare, siamo venuti contro di te alla infrascritta diffinitiva sentenza.
Invocato dunque il Santissimo nome di Nostro Signore Gesù Cristo e della sua gloriosissima Madre sempre Vergine Maria; per questa nostra diffinitiva sentenza, qual sedendo pro tribunali, di consiglio e parere de' Reverendissimi Maestri di Sacra Teologia e Dottori dell'una e dell'altra legge, nostri consultori, proferimo in questi scritti nella causa e nelle cause vertenti avanti di noi tra il M.co Carlo Sinceri, dell'una e dell'altra legge Dottore, Procuratore fiscale di questo Santo Officio, per una parte, a te Galileo Galilei antedetto, reo qua presente, inquisito, processato e confesso come sopra, dall'altra.
Diciamo, pronunziamo sentenziamo e dichiaramo che tu, Galileo sudetto, per le cose dedotte in processo e da te confessate come sopra, ti sei reso a questo Santo Officio veementemente sospetto d'eresia, cioè d'aver tenuto e creduto dottrina falsa e contraria alle Sacre e divine Scritture, ch'il sole sia centro della terra e che non si muova da oriente ad occidente, e che la terra si muova e non sia centro del mondo, e che si possa tener e difendere per probabile un'opinione dopo esser stata dichiarata e diffinita per contraria alla Sacra Scrittura; e conseguentemente sei incorso in tutte le censure e pene dai sacri canoni e altre constituzioni generali e particolari contro simili delinquenti imposte e promulgate. Dalle quali siamo contenti sii assoluto, pur che prima, con cuor sincero e fede non finta, avanti di noi abiuri, maledichi e detesti li sudetti errori e eresie, e qualunque altro errore e eresia contraria alla Cattolica e Apostolica Chiesa, nel modo e forma da noi ti sarà data.
E acciocché questo tuo grave e pernicioso errore e transgressione non resti del tutto impunito, e sii più cauto nell'avvenire e essempio all'altri che si astenghino da simili delitti. Ordiniamo che per publico editto sia proibito il libro de' Dialoghi di Galileo Galilei.
Ti condaniamo al carcere formale in questo Santo Officio ad arbitrio nostro; e per penitenze salutari t'imponiamo che per tre anni a venire dichi una volta la settimana li sette Salmi penitenziali: riservando a noi facoltà di moderare, mutare o levar in tutto o parte, le sodette pene e penitenze.
E così diciamo, pronunziamo, sentenziamo, dichiariamo, ordiniamo e reservamo in questo e in ogni altro meglior modo e forma che di ragione potemo e dovemo.
Ita pronunciamus nos Cardinales infrascripti:
F. Cardinalis de Asculo.
G. Cardinalis Bentivolus.
Fr. D. Cardinalis de Cremona.
Fr. Ant.s Cardinalis S. Honuphrii
B. Cardinalis Gipsius.
F. Cardinalis Verospius.
M. Cardinalis Ginettus.
Galileo Galilei, Lettere.
Compare in
Tribunale ecclesiastico; Galilei, Galileo
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