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Musatti: Contenuto manifesto e pensiero latente del sogno

Contenuto manifesto e pensiero latente del sogno

Nel secondo semestre dell’anno accademico 1933-34, Cesare Musatti tenne, presso l’Università di Padova, una serie di lezioni su Sigmund Freud e le tecniche psicoanalitiche, e l’anno successivo sulla metapsicologia freudiana. Da questi corsi derivarono delle dispense piuttosto corpose che, integrate e rielaborate, furono pubblicate per la prima volta nel 1949 con il titolo Trattato di psicoanalisi. L’opera costituisce la prima esposizione sistematica della dottrina freudiana in Italia; i testi di Freud verranno tradotti, dallo stesso Musatti, solo successivamente. Ancora oggi il Trattato di psicoanalisi rappresenta, per completezza e semplicità espositiva, il testo di riferimento per chi si accosta allo studio della psicoanalisi.

Quando diciamo che il sogno ha un significato nascosto, che esso esprime qualche cosa che non risulta dal semplice esame superficiale della scena onirica, veniamo con ciò a distinguere nel sogno due aspetti:

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  • il suo aspetto più appariscente ed immediato: ossia la scena onirica così come è vissuta ed esposta, che Freud chiamò contenuto manifesto del sogno;
  • ma oltre a questo, l’insieme delle idee e delle tendenze, che in forma travestita si esprimono in quella scena onirica, il lato cioè nascosto del sogno: quello che Freud chiamò il suo pensiero o contenuto latente.

Ma perché questa distinzione? Perché, se i sogni esprimono un insieme di pensieri, non lo fanno in forma semplice ed esplicita?

A questa domanda Freud risponde: perché si tratta di pensieri incompatibili per il soggetto, e cioè di pensieri che il soggetto non riconosce volentieri per propri. […]

Si tratta dunque di pensieri che tendono sì ad esprimersi nel sogno, ma che trovano in questa loro tendenza un ostacolo.

È facile determinare la natura di un tale ostacolo. Si tratta di quello stesso meccanismo della rimozione che ha reso inconsapevoli al soggetto, anche allo stato vigile, questi elementi particolari della sua personalità.

Abbiamo veduto come la rimozione in determinati casi, e quando cioè si presenta come una forza attuale che si oppone a tutto ciò che potrebbe portare il soggetto a rendersi conto degli elementi che sono stati rimossi, prenda nella terminologia psicoanalitica il nome di resistenza. Analogamente essa in quanto si presenta come una forza che agisce sulla attività onirica, ostacolando la libera espressione nel sogno degli elementi rimossi, è stata denominata censura.

Un tale termine è espressivo, perché rende conto del modo particolare col quale agisce questa forza: essa ostacola la libera espressione di questi elementi, e cioè del contenuto latente del sogno, senza tuttavia impedirla in via assoluta.

Allo stesso modo che nella vita politica, allorquando viene istituita una forma di censura, sulla stampa o epistolare, sorge contemporaneamente l’arte di eluderla, di lasciar capire fra le righe senza formalmente incappare nelle sue proibizioni, così nel sogno l’attività onirica riesce ad esprimere determinati elementi rimossi, e cioè il contenuto latente del sogno, eludendo la censura onirica.

Ma per far ciò bisogna che l’attività onirica rinunci ad esprimere in modo chiaro quel contenuto che sta alla base del sogno, bisogna che essa lo deformi, lo trucchi; bisogna cioè che si determini un compromesso fra quella attività onirica e la censura onirica; il contenuto manifesto del sogno è appunto il risultato di un tale compromesso. Esso esprime quello che è il contenuto latente del sogno, dice quell’insieme di pensieri che costituiscono un tale contenuto, ma lo dice con un linguaggio velato, metaforico, incomprensibile per lo stesso soggetto che sogna.

Se da un lato il termine censura ben si adatta per le ragioni vedute ad indicare la forza repressiva agente nel sogno, dall’altro presenta un inconveniente: quello di personificare questa forza, di farne quasi un guardiano che vigila nella coscienza del dormiente, distinto e separato da quella stessa coscienza. Ma ci siamo già soffermati sopra questo aspetto della terminologia psicoanalitica, ed abbiamo veduto quale valore debba darsi ad una tale terminologia.

Così ci siamo già occupati di un altro problema che vale anche per la censura onirica: e cioè della possibilità di compromessi fra le diverse tendenze operanti nella coscienza.

Il contenuto manifesto del sogno è dunque la risultante di un compromesso; ma questo compromesso si determina nella coscienza del soggetto fra più forze che operano in lui, allo stesso modo come sono il risultato di un analogo compromesso i sintomi nevrotici.

Cesare Luigi Musatti, Trattato di psicoanalisi, Bollati Boringhieri Editore, Milano 1977.

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Musatti, Cesare; Sogno; Freud, Sigmund; Psicoanalisi

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