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La città di Brindisi, porto noto fin dal VII secolo a.C. per la sua posizione riparata, è anche un importante mercato agricolo e un polo industriale di rilievo. Una breve storia della città e dei suoi principali monumenti sono l’argomento del brano che segue, tratto dalla Guida Rossa Puglia del Touring Club Italiano.
Brundisium (in greco Brentesion), il cui nome gli stessi autori antichi dicevano derivare dalla voce messapica brunda, brendon (testa di cervo) per la forma ramificata del suo porto, fu centro messapico di una certa importanza, con un porto che appare aperto già nel VII e VI secolo a.C. ai commerci con la vicina Grecia. Secondo la tradizione vi si sarebbe rifugiato Falanto, il mitico fondatore di Taranto, scacciato dalla città da lui stesso fondata. Brindisi acquistò maggiore importanza dopo l’occupazione romana (266 a.C.) e la costituzione di una colonia latina nel 244 a.C., divenendo base navale verso l’Oriente, in relazione anche alle guerre illiriche.
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Durante la guerra annibalica rimase fedele a Roma anche dopo la battaglia di Canne, ciò che le valse riconoscenza e onori. Divenuta municipio dopo la guerra sociale, e iscritta alla tribù Maecia, ottenne da Silla nell’anno 83 a.C. l’immunità – probabilmente in relazione all’istituzione di un porto franco – che poi conservò per lungo tempo.
Dal II secolo a.C. Brindisi fu collegata direttamente con Roma dalla Via Appia (il viaggio da Roma a Brindisi è cantato nella nota satira di Orazio), cui s’aggiunse sotto Traiano la Via Traiana, che raggiungeva l’Appia a Benevento, passando per Egnazia e Canosa. Brindisi divenne così il principale porto romano verso l’Oriente, sia come base navale per tutte le guerre con la Macedonia, la Grecia e l’Asia minore, sia come importante centro commerciale, in sostituzione di Taranto, la cui importanza era assai diminuita dopo la conquista romana. Molti avvenimenti della storia di Roma sono collegati al suo nome: nel 49 a.C. Giulio Cesare vi assediò Pompeo, e tentò di bloccare l’uscita del porto, ma Pompeo riuscì a sfuggire lasciando la città in mano al rivale; nel 40 a.C. vi si riconciliarono (foedus brundisinum) Ottaviano e Marco Antonio. Durante l’Impero continuò ad avere notevole importanza: vi passarono e vi si fermarono numerosi imperatori (Vespasiano, Marco Aurelio, Settimio Severo, ecc.). È probabile che nella colonna Traiana sia raffigurato il porto di Brindisi, in occasione della partenza di Traiano per la sua spedizione contro i Daci. Degli importanti monumenti che dovevano adornare Brindisi in età romana (foro, templi, archi, terme, teatri, ecc.) ben poco è oggi visibile, oltre alle colonne terminali della via Appia. Vi nacque Marco Pacuvio (220-130 a.C. ca.), uno dei maggiori tragediografi latini. Nel 19 a.C. vi morì Virgilio, reduce da un viaggio in Grecia.
Nei primi secoli del medioevo Brindisi fu presa dai vari dominatori della regione, Goti, Bizantini e Longobardi, che la tennero dal VII al X secolo. Subì ripetuti assalti e saccheggi da parte dei Saraceni e fu distrutta dall’imperatore Ludovico II nell’868. Fu ripresa dai Bizantini ed ebbe probabilmente un vescovo greco; fu conquistata da Roberto il Guiscardo una prima volta nel 1060 e poi, definitivamente, nel 1071. Nel secolo XI fu attaccata dai Bizantini e dai Veneziani; divenne città demaniale sotto Ruggero II e fiorì per cultura e commerci. Il suo porto divenne importante scalo per l’Oriente e base di partenza di pellegrini e crociati. Federico II le concesse molti privilegi (costruì la rocca, concesse la zecca, ecc.). Sotto gli Angioini fu ingrandito il porto e costruito un arsenale, ma la città ebbe a soffrire delle lotte dinastiche. Sotto gli Aragonesi fu costruita la fortezza esterna dell’isola Sant’Andrea; ma per proteggere la città dalle scorrerie dei Turchi fu ostruito il canale del porto e soffocata così la sua via marittima. Distrutta da un terremoto nel 1456, fu riedificata da Ferdinando I d’Aragona. Dal 1496 al 1509 appartenne a Venezia. Sotto il dominio spagnolo iniziò la decadenza: il porto fu abbandonato, con una gravissima crisi economica e demografica; alle rivolte popolari del 1554 e del 1647 i nuovi padroni risposero con la repressione. Solo nel 1775, sotto Ferdinando IV di Borbone, fu riattivato da Andrea Pigonati il canale d’uscita del porto interno, che ancora ne porta il nome, e furono risanate le paludi adiacenti alla città. Tuttavia Brindisi conobbe una resurrezione solo dalla sua annessione all’Italia e specialmente con l’apertura del Canale di Suez (1869) e il rifiorire del movimento mercantile con l’Oriente. Dal 1870 al 1914 fu il porto d’imbarco della “valigia delle Indie”, la principale comunicazione tra l’Europa Occidentale e l’Oriente. Durante la guerra 1915-1918 la posizione di Brindisi, quale unico porto sicuro della sponda italiana dell’Adriatico, ne fece la base naturale delle operazioni militari su quel mare. Il porto fu quindi attrezzato in rapporto alle esigenze militari e divenne base della flotta italiana e delle navi alleate che operavano nel basso Adriatico. Nel 1927 la città venne elevata a capoluogo di provincia. Il suo porto conobbe un altro periodo di intensa attività negli anni immediatamente precedenti la seconda guerra mondiale, durante l’occupazione e l’annessione dell’Albania all’Italia; anche l’aeroporto acquistò importanza per i collegamenti con l’Albania, la Grecia e la Turchia e come scalo delle linee inglesi e olandesi. La città subì qualche bombardamento aereo durante la campagna di Grecia, con danni alle zone adiacenti al Porto e alla Stazione. Il 10 settembre 1943 vi si rifugiarono il re Vittorio Emanuele III e il maresciallo Badoglio, e Brindisi divenne sede del governo italiano fino al febbraio 1944, quando si trasferì a Salerno.
Capoluogo di una provincia essenzialmente agricola, Brindisi conta varie industrie volte alla trasformazione e conservazione dei prodotti agricoli: stabilimenti enologici e oleari, molini ecc., oltre a uno stabilimento per la produzione di concimi chimici. Su un’area di ca. 500 ettari, a est della città è sorto intorno al 1960 un grandioso complesso petrolchimico (Montecatini-Shell), che si articola in 23 stabilimenti chimici che producono materie plastiche e sintetiche: è uno dei complessi più importanti del genere in Europa, che ha dato alla città una notevole spinta economica ed ha accresciuto il movimento mercantile del suo porto; oggi questo è anche scalo di un forte flusso turistico verso la Grecia.
Guida d’Italia. Puglia, Touring Club Italiano, Milano 1978.
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Brindisi
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