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Amalfi, la più antica tra le Repubbliche marinare, sorge sulla costa meridionale della penisola sorrentina, la magnifica Costiera alla quale ha dato il nome. Secondo la tradizione, la città fu fondata nel IV secolo da alcuni romani che vi fecero naufragio, anche se alcuni ritrovamenti archeologici porterebbero a un’origine di epoca imperiale. Una breve storia della città e dei suoi principali monumenti è raccontata dal brano che segue, tratto dalla Guida Rossa Napoli e dintorni del Touring Club Italiano.
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Secondo la tradizione Amalfi sarebbe stata fondata nel IV secolo d.C. da alcuni Romani in viaggio per Costantinopoli, che naufragarono a Ragusa, poi retrocedettero e si fermarono presso Palinuro dove fondarono Melphe e perciò furono detti Melphitani; in seguito si portarono a Eboli, quindi nel luogo più sicuro della costa salernitana dove diedero origine ad Amalfi (da A-Melphes). Il rinvenimento di frammenti marmorei e fittili romani nei dintorni permette tuttavia di supporre che la località fosse abitata fin dai tempi imperiali. Amalfi appare comunque nei documenti ufficiali intorno al secolo VIII. Fin da allora la povertà del suolo montuoso dovette spingere gli abitanti alla vita di mare e al commercio marittimo. Dopo la vittoria di Narsete sui Goti (573), ebbe il dominio bizantino. Nel 786 fu invano assediata dal potente duca longobardo Arechi, principe di Benevento; a causa della debolezza e della lontananza del governo di Costantinopoli incominciò a godere di una semindipendenza e a svilupparsi divenendo ben presto floridissima. Nell’812 vinse i Saraceni, ma il 1° marzo dell’838 Sicardo, duca di Benevento, approfittando di discordie tra il popolo e i nobili, l’assalì a tradimento, la saccheggiò e condusse parte della popolazione a Salerno. Morto Sicardo in una congiura, gli Amalfitani si ribellarono ai Longobardi e rientrarono in patria (1 agosto 839), eleggendosi a capo un certo Pietro, col titolo di Comes.
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Composte le lotte interne, ebbe inizio la grandezza di Amalfi, che si costituì a repubblica libera, durata fino al 1137. Questa fu dapprima retta da 2 Prefetti annuali, poi dai Giudici e infine da un Doge, sulla cui elezione avevano un formale diritto di conferma gli imperatori d’Oriente; ma il loro dominio era puramente nominale perché Amalfi aveva leggi, magistrati e moneta propri. Il ducato amalfitano giunse ad abbracciare quasi tutta la costiera nord del golfo di Salerno, fra il territorio di Sorrento a ovest e il Principato di Salerno a est, dal mare alla catena dei Lattari; oltre i monti confinava col ducato di Napoli spingendosi fino a Lettere e a Gragnano e in parte del territorio stabiano fino al Sarno. Da allora Amalfi, la cui marina si era andata sempre più potenziando, ebbe per lungo tempo un ruolo di primo piano nelle lotte svoltesi lungo le coste meridionali. Nell’849 le sue navi, insieme a quelle di Napoli e di Gaeta, sconfissero a Ostia la flotta saracena che si preparava ad assalire Roma e che fu poi distrutta da una tempesta. Nell’872 la flotta amalfitana aiutò Lodovico II, di cui aveva riconosciuto la sovranità, a liberare il vescovo di Napoli Atanasio, prigioniero del duca Sergio nell’isola del Salvatore (ora Castel dell’Ovo), avendone in premio il dominio dell’isola di Capri. Nel 920 gli Amalfitani, dopo un periodo di alterna politica tra Longobardi e Saraceni, liberarono Reggio di Calabria da questi ultimi. Verso il secolo XI la repubblica aveva raggiunto l’apice della sua potenza. Ricca e popolata, intratteneva attivissimi traffici con l’Oriente dal quale importava spezie, profumi, tele, stoffe preziose, tappeti. Aveva fondachi a Costantinopoli, Laodicea, Beirut, Giaffa, Tripoli di Siria, Cipro, Alessandria, Tolemaide e in altre località. La sua penetrazione si era estesa anche entro terra e borghi amalfitani erano a Salerno, Napoli, Benevento, Capua, Barletta, Taranto, Francavilla, Cosenza, Catania, Mazara, Siracusa. Gli Amalfitani costruirono chiese e ospizi a Gerusalemme: tra questi, l’ospedale e la chiesa di San Giovanni l’Elemosiniere (1020), dove Fra’ Gerardo Sasso da Scala fondò l’Ordine degli Spedalieri o di San Giovanni, che divenne poi l’Ordine dei Cavalieri di Rodi, quindi di Malta. Le leggi marittime della repubblica, le celebri Tavole Amalfitane (ora conservate in una redazione tarda in Municipio), costituirono allora e per secoli il codice del commercio per tutto il Mediterraneo.
Dopo il secolo XI le lotte interne determinarono la decadenza della repubblica. Guaimario IV principe di Salerno, approfittando delle discordie, con l’aiuto dei Normanni s’impadronì dei ducati d’Amalfi (27 aprile 1039) e di Sorrento. Gli stessi Normanni, che di ritorno dalla Terrasanta avevano approdato per la prima volta nel 1003 ad Amalfi, la presero nel 1073 con Roberto il Guiscardo, il quale però lasciò alla repubblica una certa autonomia. Nel 1087 il nobile amalfitano Pantaleone di Mauro, lo stesso che aveva ordinato a Costantinopoli le porte bronzee del Duomo di Amalfi e di Atrani, condusse i suoi concittadini insieme a Pisani e Genovesi nell’impresa contro il saraceno Timin, principe di Tunisi. Nel 1096 la repubblica tornò libera, per ricadere nel 1101 sotto Ruggero Normanno, salvando ancora l’autonomia amministrativa, ma poi Ruggero II le ingiunse di consegnare le fortezze e, avutone un rifiuto, dopo duro assedio la prese il 17 febbraio 1131. Poco dopo i Pisani, antichi emuli di Amalfi sul mare, approfittando delle sue condizioni la saccheggiarono nel 1135 e nel 1137, insieme ad Atrani, che fu quasi distrutta, a Ravello, Scala, Minori e Maiori. Tra il bottini furono asportate la “Pandette” di Giustiniano, il prezioso codice attualmente alla Biblioteca Laurenziana di Firenze. Così finì la repubblica, che non perdette però subito la floridezza commerciale. Nel 1398 divenne feudo di Venceslao Sanseverino, passò poi a Giordano Colonna (1405) e a Raimondo Del Balzo Orsini (1438). Nel 1461 da Ferdinando I, re di Napoli, fu data in dote a Maria, sua figlia naturale, sposa a Ferdinando Piccolomini; sotto i Piccolomini la città rimase fino al 1582. Da allora non ebbe storia particolare.
Secondo la tradizione nacque ad Amalfi Flavio Gioia, presunto inventore o perfezionatore della bussola, ma la sua stessa esistenza è oggi esclusa, e forse attribuibile a errata trascrizione di un codice. Gli Amalfitani furono comunque i primi in Europa a valersi della proprietà direttiva del magnete (fine del XII-principio del XIII secolo).
Guida d’Italia. Napoli e dintorni, Touring Club Italiano, Milano 1976.
Compare in
Amalfi; Costiera amalfitana
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