|
Fondato nel 980 in una suggestiva posizione ai piedi della rocciosa fiancata del monte Catria, in una valle solitaria e boscosa nel cuore dell’Appennino umbro-marchigiano, l’Eremo di Fonte Avellana ha avuto ospiti illustri ed è citato nel XXI canto del Paradiso dantesco. La storia dell’eremo nei secoli e le sue peculiarità architettoniche sono descritte nel brano tratto dalla Guida Rossa Marche del Touring Club Italiano.
 |
Fondato nel 980 per impulso di San Romualdo, ospitò santi e vescovi tra cui primeggiò San Pier Damiani, che lo ampliò e lo rese famoso. Ma le vicende politiche e le ricchezze accumulate dai monaci portarono l’eremo a un lenta, progressiva decadenza, già iniziata ai tempi di Dante (che la tradizione dice abbia qui sostato poco dopo il 1310). Divenuto abbazia nel 1325 e commenda nel 1392, due secoli dopo (1569), soppressa la congregazione autonoma avellanita che lo aveva sino ad allora retto, passò alla Congregazione Camaldolese. Nel 1610 passò alla Congregazione Cenobitica Camaldolese di San Michele di Murano e nel 1935 nuovamente ai Monaci Eremiti Camaldolesi.
 |
|
Altre risorse |
|
 |
|
|
|
|
I restauri, condotti dal 1935 a oggi, hanno valorizzato la parte romanico-gotica che compone il nucleo fondamentale del complesso.
L’eremo si presenta come un’estesa, articolata costruzione comprendente, di fronte, al di là dello spiazzo d’ingresso, la grande foresteria, e a destra, il nucleo vero e proprio dell’eremo. Quest’ultima parte è addossata alla chiesa romanico-gotica che ha un robusto campanile eretto nel 1482.
L’interno, a croce latina a una navata, ha volta a botte a sesto acuto, il transetto e il presbiterio molto rialzati sulla cripta (secolo X) e termina con una grande abside; all’altar maggiore, pregevole Crocifisso ligneo (1567); la cripta, a una navata, termina anch’essa con un’abside. Nella sagrestia, pregevoli armadi del 1783 e Visione di San Romualdo, replica di autore ignoto della tela di Andrea Sacchi nelle Gallerie Vaticane.
Sulla destra della chiesa è la cappella di San Pier Damiani, costruita nel 1972 a ricordo del IX centenario della morte del santo.
A destra della facciata della chiesa è la porta d’ingresso all’eremo, oltre la quale si trova subito a destra l’entrata della sala San Pier Damiani, vasto vano con piano sfalsato, dalla volta a botte a sesto acuto e finestre gotiche trilobate, nel quale si ammirano un bel tavolo del 1500 e vari mobili del 1600. Segue lo scriptorium, con volta a botte a sesto acuto e doppio ordine di finestre (quello inferiore conserva ancora gli incastri per le tavole), al centro del quale è un magnifico tavolo intagliato del 1500. A sinistra, di fronte alla sala San Pier Damiani, si accede alla Biblioteca “Dante Alighieri”, grande vano con volta a botte e doppio ordine di finestre: vi si conservano pregevoli edizioni dei secoli XVI e XVII (10.000 volumi). Varcata una seconda porta, s’incontra il piccolo suggestivo chiostro, con pesanti archi in parte romanici e in parte gotici, in cui sono conservati un cippo romano dedicato a Lucio Sentinate e un San Gerolamo, terracotta del 1400. Adiacenti sono la bella sala capitolare, il refettorio barocco (secolo XVIII), con postergali intagliati e tavole del 1735 e, sulla parete di fondo, il Martirio di Sant’Andrea, copia dal Reni eseguito da Giorgio Giuliani nel 1622.
Dal chiostro si raggiunge il lungo corridoio inferiore su cui si aprono le celle risalenti alla fondazione dell’eremo (notare le finestrelle da cui i monaci ricevevano il cibo); al termine del corridoio si apre a sinistra la camera dove sarebbe stato ospitato Dante, con il busto del poeta e lapide commemorativa collocati nel 1557 dal cardinale Ridolfi.
Uno scalone porta al piano superiore, aggiunto durante l’ampliamento dell’eremo voluto da Giulio II; in corrispondenza di quello inferiore si snoda un secondo ampio corridoio sul quale si affacciano altre celle. Vi si trovano inoltre la Sala delle Accademie (numerosi dipinti) e, accanto, la Biblioteca “D. Giacinto Boni”, spogliata nei secoli XV e XVI, come la sagrestia, dei tesori e dei libri raccoltivi da San Pier Damiani e dai suoi successori, ma in cui si conserva ancora una stauroteca d’arte bizantina del secolo XII a sbalzo dorato, una tavola di scuola umbra della metà del 1400 raffigurante Sant’Albertino e un leggio settecentesco con pregevoli pannelli scolpiti del 1400.
Guida d’Italia. Marche, Touring Club Italiano, Milano 1979.
Compare in
Pier Damiani; Fonte Avellana
|