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Cosenza: storia e architettura

Cosenza: storia e architettura

Il fiume Busento, che a Cosenza confluisce nel Crati, attraversa una città dal doppio volto: medievale sul colle di San Pancrazio, ottocentesco nella piana del Crati. Fondata dai bruzi, diventò romana nel 204 a.C. e subì, nel V secolo, l’invasione del re visigoto Alarico. Per le grandi tradizioni culturali, era nota come “Atene della Calabria”. Le vicende storiche cosentine sono narrate nel brano tratto dalla Guida Rossa Basilicata e Calabria del Touring Club Italiano.

Consentia secondo Strabone fu l’antica metropoli dei Brezii o Bruzii: accettò presto però i vantaggi della civiltà magnogreca, di cui ha restituito le tracce con una notevole monetazione di bronzo, oggetti d’arte e alcune epigrafi. Nel 331 cadde in potere di Alessandro il Molosso, re dell’Epiro, venuto in Italia a combattere i Lucani su invito dei Tarantini. Sconfitto e ucciso in battaglia, si dice che venisse sepolto qui. Durante la seconda guerra punica Cosenza parteggiò più per Annibale che per i Romani e nel 204 a.C. fu da questi definitivamente occupata: sotto Roma conservò una notevole importanza economica, Varrone e Plinio lodano la frutta e il vino del suo territorio. Nel 40 a.C. fu invano assediata da Sesto Pompeo; al tempo di Augusto ricevette coloni; durante l’impero fu tappa importante della Via Popilia per le comunicazioni con Reggio e la Sicilia.

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Una tradizione, che ispirò ad Augusto von Platen una bella poesia, magistralmente tradotta in italiano dal Carducci, dice che nel letto del Busento, del quale erano state momentaneamente deviate le acque, fu sepolto nel 410 d.C. Alarico re dei Visigoti, morto a Cosenza probabilmente di malaria, con i tesori raccolti a Roma, saccheggiata pochi mesi prima. Ricerche effettuate nel 1744 e nel 1860 rimasero infruttuose. Nel secolo VIII e IX fu sede di un gastaldato longobardo, dipendente da Salerno; alla fine del secolo IX riconobbe di nuovo l’autorità di Bisanzio, ma rappresentò sempre piuttosto che il greco, l’elemento etnico, linguistico e culturale bruzio latinizzato, anche come antichissima sede vescovile suffraganea di Salerno e di Reggio, poi arcivescovile nel secolo XI.

Devastata dai Saraceni nel 986 e nel 1009, fu presa nel 1050 e nel 1055 da Roberto il Guiscardo, ma poi si ribellò a Ruggero, che la rioccupò dopo un assedio nel 1087. Scelta da Ruggero II a capitale del giustizierato di Val di Crati e Terra Giordana, rimase anche nei periodi svevo, angioino, aragonese e spagnolo il centro principale della Calabria settentrionale, in più diretti rapporti con Napoli e con le altre città dell’Italia continentale. Libera sempre dal giogo feudale, si destreggiò nelle lotte dei secoli XIII, XIV e XV, propendendo da ultimo decisamente per gli Angioini, che le concessero privilegi e favori, soprattutto a riguardo della Sila, e improntarono gran parte della città dei segni dell’arte napoletana del secolo XV.

Sotto Alfonso I d’Aragona, dal 1442, ebbe confermati, col carattere demaniale, diritti e privilegi; nel 1461 sopportò un nuovo assedio e un saccheggio dall’aragonese Roberto Orsini, essendosi data a Giovanna d’Angiò e fatta sostenitrice, specialmente nei suoi irrequieti casali (paesi dei dintorni legati alla città da forti interessi economici, nella comune autonomia demaniale), di un’atroce insurrezione dei cittadini, fomentata dal baronaggio. Il secolo XVI fu contrassegnato da una fioritura culturale umanistica e dal sorgere di un’illustre Accademia, tuttora esistente, fondata da Aulo Giano Parrasio. Della vita culturale cosentina fa parte l’opera del grande filosofo Bernardino Telesio, che influì notevolmente nell’impostazione in senso moderno dei criteri della ricerca scientifica.

Cosenza conservò nei secoli successivi l’importanza di centro amministrativo, economico, culturale, artistico e religioso: fu sotto gli Aragonesi capitale della Calabria citra Neaethum, poi della Calabria Citeriore. Nel 1799 resistette strenuamente all’assedio del cardinale Ruffo; dal 1813 fu sede di vendita carbonara; nel 1829 e 1837 vi furono tentativi di moti liberali. Un nuovo e più importante tentativo d’insurrezione si verificò il 15 marzo 1844 ed ebbe i suoi martiri: il 26 luglio dello stesso anno vi fu la fucilazione, nel vallone di Rovito, di Attilio ed Emilio Bandiera e dei loro compagni. La città insorse nel 1847 e in seguito partecipò alle azioni risorgimentali nel 1848 e nel 1860.

Per le sue tradizioni culturali Cosenza ebbe il nome di “Atene della Calabria”. Oggi è uno sviluppato centro economico, importante per il vasto territorio agricolo-forestale che vi fa capo, ed è sede dell’Università della Calabria.

La città è patria dell’umanista Aulo Giano Parrasio (1470-1521), fondatore dell’Accademia; dell’erudito Sertorio Quattromani (1541-1605); del filosofo Bernardino Telesio (1509-1588), animatore del naturalismo rinascimentale; dell’economista Antonio Serra (secolo XVI-XVII); del filosofo e letterato Francesco Saverio Salfi (1759-1832); del riformatore, economista e scienziato Giuseppe Spiriti (1757-1799); del romanziere Nicola Misasi (1850-1923), esponente del verismo regionale. Nel vicino casale di Torzano nacque Rutilio Benincasa (1555-1626), astrologo e ispiratore di un famoso almanacco perpetuo.

Guida d’Italia. Basilicata e Calabria, Touring Club Italiano, Milano 1980.

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