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Dramma lirico in quattro atti, la Carmen fu composta da Bizet tra il 1873 e il 1874 su libretto di Henri Meilhac e Ludovic Havély, che si ispirarono all’omonima novella di Prosper Mérimée. La prima andò in scena all’Opéra-Comique di Parigi il 3 marzo 1875. Fu un fiasco totale: la vicenda fu ritenuta eccessivamente scabrosa e i personaggi troppo lontani dal canone aulico allora in voga. La consacrazione della Carmen a capolavoro della musica lirica si ebbe solo negli anni seguenti, quando il gusto e la sensibilità del pubblico avevano ormai introiettato la lezione della scuola verista.
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Siviglia, 1820 circa. Mentre il capo dei dragoni Moralès osserva i passanti nella piazza antistante l’industria dei tabacchi, la giovane Micaela arriva dalla campagna alla ricerca del brigadiere Don José. Appreso che José giungerà di lì a poco, la giovane si allontana. Scoccata l’ora della pausa, la piazza si anima per la comparsa delle lavoratrici della manifattura; tra i molti uomini presenti ad attenderle solo José, arrivato nel frattempo, non si interessa a loro: è innamorato di Micaela e ha promesso alla madre di sposarla. Tutti attendono l’arrivo di Carmen e quando finalmente la bella sigaraia compare le fanno cerchio intorno. Accortasi che José la ignora, Carmen decide di provocarlo e, senza dire una parola, gli lancia un fiore. José ne rimane turbato e, quasi senza accorgersene, nasconde il fiore sotto la giubba. Tornata in piazza, Micaela consegna a José una lettera della madre e si congeda da lui con un casto bacio. Improvvisamente, dalla manifattura, si odono delle grida: Carmen è venuta alle mani con una compagna e l’ha ferita al volto. Zuniga, tenente delle guardie, l’arresta e ordina a José di scortarla in prigione. Rimasta sola con il brigadiere, Carmen dà inizio alla sua opera di seduzione: gli promette amore in cambio della libertà. José, ormai sedotto, l’aiuta a fuggire.
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Altre risorse |
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È trascorso un mese. Nella taverna di Lillass Pastia Carmen danza con le altre zingare e attende il ritorno di Don José, incarcerato perché colpevole di averla lasciata fuggire. Salutato dall’entusiasmo degli avventori, fa il suo ingresso nella taverna il torero Escamillo, venuto a brindare con gli amici. Escamillo rivolge a Carmen parole galanti, ma il pensiero della zingara è tutto per José, tanto che la donna rifiuta di unirisi al gruppo degli amici contrabbandieri che progettano un nuovo colpo. Finalmente giunge José, uscito di prigione, ma in lontananza risuona già la tromba della ritirata e il brigadiere si accinge a tornare in caserma. Carmen, indispettita, lo copre di scherno. A nulla valgono le dichiarazioni d’amore di José e solo l’improvviso arrivo di Zuniga interrompe il loro litigio. Scoppia una rissa, sedata dall'intervento dei contrabbandieri, e a quel punto José si vede costretto a unirsi a loro disertando l’esercito.
In preda al senso di colpa e stanco della vita aspra che è costretto a condurre tra le montagne, Don José si accorge che anche il rapporto con Carmen si va deteriorando. La zingara, per parte sua, interroga le carte sul proprio futuro e ne ottiene una risposta terribile: la morte. Nel frattempo Micaela ha raggiunto l’accampamento dei contrabbandieri per supplicare José di recarsi al capezzale della madre morente. L’uomo accetta di seguirla, ma prima di andarsene minaccia Carmen, della quale è follemente geloso.
Di fronte all’arena la folla inneggia a Escamillo. Nascosto tra la confusione generale c’è anche Don José, accecato dalla gelosia. Il brigadiere decide di affrontare Carmen, rimasta sola nella piazza ad attendere Escamillo mentre tutti stanno assistendo alla corrida. José la implora e la minaccia, ma la donna lo respinge e, in segno di disprezzo, gli getta in faccia l’anello avuto in dono da lui. Furente e disperato, José la pugnala a morte. Le guardie lo portano via mentre nell’arena il pubblico festeggia la vittoria di Escamillo.
Compare in
Bizet, Georges
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