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Il successo di Casablanca

Il successo di Casablanca

Il film Casablanca, del 1942, doveva essere un B movie – termine usato dai produttori per film con attori sconosciuti, un budget basso e aspettative ridotte. Ma a detta di Jim Cullen, autore di questo brano, la decisione di sostituire Ronald Reagan, attore allora relativamente sconosciuto, con la grande star Humphrey Bogart e l’aggiunta della giovane promessa Ingrid Bergman, contribuì a fare di Casablanca uno dei più famosi film statunitensi.

Intorno alla fine degli anni Venti, l’industria cinematografica americana era passata dalle mani del caotico business imprenditoriale a un piccolo gruppo di società competitive organizzate intorno a quello che gli storici del cinema chiamano “studio system”. Lo “studio system” agiva sul modello dell’industria di produzione di massa, utilizzando i medesimi assistenti, costumi, scene e attrezzature per differenti produzioni. Attori, registi e sceneggiatori erano impiegati stipendiati da uno studio e lavoravano a un film dopo l’altro, come a una catena di montaggio. I film erano commercializzati come altri prodotti industriali. Gli studios fornivano alle sale cinematografiche (che spesso erano di loro proprietà) diversi tipi di film. La Universal, per esempio, era specializzata in film dell’orrore, mentre la Metro-Goldwyn-Mayer era conosciuta per i suoi eleganti musical.

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I film importanti e costosi erano classificati come A movie, e quelli a costi più bassi e con attori meno conosciuti erano i B movie. Visto che gli A movie dovevano fare presumibilmente incassi maggiori, gli studios destinavano agli A movie sceneggiature e progetti più promettenti, assicurando alti budget per la produzione e la pubblicità. Naturalmente lo “studio system” non sempre riusciva a centrare i gusti del pubblico. Molti A movie furono dei fallimenti mentre alcuni B movie (e attori di serie B) finirono per avere più successo di quanto chiunque si sarebbe mai aspettato. Questo è ciò che accadde a Casablanca, uno dei più famosi e amati film di tutti i tempi.

Casablanca ebbe un inizio dimesso

Diversamente da Via col vento, un film di grande successo del 1939, la cui sceneggiatura era tratta da un bestseller, quella di Casablanca era basata su un lavoro teatrale mai stato prodotto, Everybody Comes to Rick’s, che aveva una trama improbabile, personaggi malvagi e una storia d’amore inverosimile. Benché ci avessero lavorato diversi scrittori, la sceneggiatura non era cambiata molto, e non era finita quando, nel maggio 1942, iniziarono le riprese. Con tutte queste incertezze, alla Warner Brothers, i produttori di Casablanca, si aspettavano che il film avrebbe fatto una breve apparizione, avrebbe avuto recensioni mediocri e profitti limitati.

Ma non fu così. Quando incominciarono le riprese, alla Warner Brothers il film godeva già di maggiore considerazione rispetto agli inizi, quando lo studio aveva previsto di ricorrere a un attore relativamente sconosciuto quale Ronald Reagan nel ruolo del protagonista, Rick Blaine. Il produttore, Hal Wallis convinse la Warner a sostituire Reagan con Humphrey Bogart, un attore consumato, famoso per i suoi ruoli di cattivo (anche se Bogart era contento di avere una parte romantica non voleva che Rick risultasse troppo “piagnucoloso”. Wallis mise nel cast anche Ingrid Bergman, una giovane promessa. Il progetto ebbe fortuna anche grazie alla direzione dell’oriundo ungherese Michael Curtiz, regista della Warner Brothers conosciuto e rispettato per la sua competenza e professionalità. Per essere un B movie Casablanca aveva un grande potenziale in talenti.

La trama del film era straordinariamente adatta al momento (anche se i personaggi sembravano gli stessi di tanti altri film). Il titolo si riferiva alla città dell’ovest del Marocco, Casablanca, controllata dal governo francese di Vichy, vicino al nazismo, nato dopo la sconfitta inflitta dai tedeschi ai francesi nel 1940. Nel film, il punto caldo della città è il Rick’s Cafe Americain, di proprietà di Rick Blaine (Bogart), un americano con un passato oscuro. La Bergman fa la parte della norvegese Ilsa Lund Laszlo che arriva a Casablanca con il marito Victor (Paul Henreid), un partigiano ceco. I due vogliono raggiungere Lisbona passando per Casablanca e da lì recarsi negli Stati Uniti. Quando vanno da Rick a cercare aiuto lui risponde: “Non voglio correre rischi per nessuno”. Ma le sue ragioni non sono così chiare: Rick e Ilsa sono stati amanti. E ora che si sono ritrovati sorgono alcune questioni: Rick aiuterà Victor a raggiungere Lisbona? E se lo farà, Ilsa rimarrà con Rick?

Gli autori del film non avevano ancora deciso. Infatti girarono una serie di finali da poter scegliere prima della fine delle riprese, in agosto. Uno di questi finali lasciò perplessi coloro che avevano visto il film in anteprima sulla sorte di Rick e del suo amico – il capitano Louis Renault (Claude Rains) – così Wallis decise di girare un nuovo epilogo.

Ma prima che il produttore potesse organizzare le riprese intervenne la storia. Le forze alleate entrarono a Casablanca nel novembre del 1942, facendo conoscere a tutti la lontana città africana. Alla Warner Brothers si resero conto del potenziale commerciale di un film girato in un posto di cui si parlava in tutte le prime pagine, e decisero di proiettare un’anteprima del film il giorno del Ringraziamento prevedendo l’uscita nelle sale nel gennaio 1943. Wallis si dovette accontentare di limitare il suo epilogo alla memorabile battuta finale “Louis, credo che questo sia l’inizio di una meravigliosa amicizia”. Poi, con un altro colpo di fortuna, Casablanca uscì nei cinema nel momento in cui il presidente Franklin Roosevelt e il primo ministro inglese Winston Churchill tenevano un summit nella città marocchina.

Casablanca fu un immediato successo e procurò grossi guadagni alla Warner Brothers, una nomination all’Oscar per Bogart e gli Oscar per la sceneggiatura, la regia e la fotografia. Ma il fascino del film non stava negli incassi al botteghino o negli Oscar. La riluttanza di Rick Blaine a “correre un rischio” era il tema di una forte riflessione sul coinvolgimento dell’America nella seconda guerra mondiale, problema che prima di Pearl Harbor aveva generato un grande movimento politico isolazionista. La frase di Rick alla fine del film rappresenta il cambiamento nei sentimenti degli americani dopo la dichiarazione di guerra.

Cinquant’anni più tardi Casablanca rimane uno dei più famosi film americani mai girati. Ma la sua forza non sembra essere nell’originalità – soprattutto se confrontato a Citizen Kane (1941) di Orson Welles – ma nell’abilità dello “studio system” di Hollywood di fare miracoli con quei metodi da catena di montaggio.

Alla fine degli anni Quaranta, lo “studio system” cominciò a disgregarsi. Il dipartimento della giustizia statunitense deliberò che la prassi degli studios violava le leggi antitrust, e molti attori e registi si allontanarono dal sistema e cominciarono a produrre film da soli. Molti storici del cinema hanno visto la disgregazione dello “studio system” come la spinta ad una crescita e alla produzione di film di qualità migliore. Ma, come prova Casablanca, anche il film più banale prodotto dallo “studio system” poteva dare, a volte, dei risultati straordinari.

Jim Cullen, The Art of Democracy: A Concise History of Popular Culture in the United States, 1966.

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Curtiz, Michael; Warner Bros.; B Movies; Bogart, Humphrey; Bergman, Ingrid; Cinema statunitense

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