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Nel brano qui riprodotto, tratto dalla sua opera Cronica de le cose occorrenti ne' tempi suoi, Dino Compagni, simpatizzante del partito dei guelfi bianchi, ritrae alcuni personaggi coevi secondo il moraleggiante modulo medievale, denunciandone i vizi e la soverchieria. Tra questi il guelfo nero Corso Donati – chiamato il Barone 'per sua superbia', sempre intento 'al malfare' – e Carlo di Valois, il principe francese chiamato a Firenze da papa Bonifacio VIII per dirimere le discordie cittadine, dedito solo a 'trarre danari' dai fiorentini.
Corso Donati; Carlo di Valois; Donati, Rossi, Tornaquinci, Bostichi: loro ruberie e malefizi (novembre 1301 - ...).
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Altre risorse |
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Uno cavaliere della somiglianza di Catellina romano, ma più crudele di lui, gentile di sangue, bello del corpo, piacevole parlatore, addorno di belli costumi, sottile d'ingegno, con l'animo sempre intento a malfare, col quale molti masnadieri si raunavano e gran séguito avea, molte arsioni e molte ruberie fece fare, e gran dannaggio a' Cerchi e a' loro amici; molto avere guadagnò, e in grande alteza salì. Costui fu messer Corso Donati, che per sua superbia fu chiamato il Barone; che quando passava per la terra, molti gridavano: 'Viva il Barone'; e parea la terra sua. La vanagloria il guidava, e molti servigi facea.
Messer Carlo di Valos, signore di grande e disordinata spesa, convenne palesasse la sua rea intenzione, e cominciò a volere trarre danari da' cittadini. Fece richiedere i priori vecchi, i quali tanto avea magnificati, e invitati a mangiare, e a cui avea promesso, per sua fede e per sue lettere bollate, di non abbattere gli onori della città e non offendere le leggi municipali; volea da loro trarre danari, opponendo gli aveano vietato il passo, e preso l'uficio del paciaro, e offeso Parte guelfa, e a Poggi Bonizi aveano cominciato a far bastìa, contro all'onore del re di Francia e suo: e così gli perseguitava, per trarre danari. E Baldo Ridolfi, de' nuovi priori, era mezano, e dicea: 'Vogliate più tosto darli de' vostri danari, che andarne presi in Puglia'. Non ne dierono alcuno; perché tanto crebbe il biasimo per la città, ch'egli lasciò stare.
Era in Firenze un ricco popolano e di gran bontà, chiamato per nome Rinuccio di Senno Rinucci, il quale avea molto onorato messer Carlo a uno suo bel luogo, quando andava a uccellare co' suoi baroni. Il quale fece pigliare e poseli di taglia fiorini III, o lo manderebbe preso in Puglia. Pur, per preghiere di suoi amici, lo lasciò per fiorini VII. E per simil modo ritrasse molti danari.
Grandissimi mali feciono i Donati, i Rossi, i Tornaquinci, e i Bostichi: molta gente sforzarono e ruborono. E spezialmente i figliuoli di Corteccione Bostichi: i quali presono a guardare i beni d'un loro amico, ricco popolano chiamato Geri Rossoni, e ebbono da lui per la guardatura fiorini C°; e poi furono pagati, eglino il rubarono. Di che dolendosene, il padre loro gli disse che, delle sue possessioni, gli darebbe tante delle sue terre egli sarebbe soddisfatto; e vollegli dare uno podere avea a San Sepolcro, che valea più che non gli aveano tolto. E volendo il soprapiù che valea, in danari contanti, Geri li rispose: 'Dunque vuoi tu ch'io ti dia danari, acciò che i figliuoli tuoi mi tolgano la terra? questo non voglio io fare, ché sarebbe mala menda'. E così rimase.
Questi Bostichi feciono moltissimi mali, e continuaronli molto. Collavano gli uomini in casa loro, le quali erano in Mercato Nuovo nel mezo della città; e di mezo dì li metteano al tormento. E volgarmente si dicea per la terra: 'Molte corti ci sono'; e anoverando i luoghi dove si dava tormento, si dicea: 'A casa i Bostichi in Mercato'.
Dino Compagni, Cronica de le cose occorrenti ne' tempi suoi.
Compare in
Cerchi e Donati; Bianchi e Neri; Compagni, Dino
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