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Anacreonte: Sovra i mirti e fra le rose

Sovra i mirti e fra le rose

È la stesura definitiva, databile al 1821-23, della versione italiana dell’Ode IV del poeta greco Anacreonte, che Ugo Foscolo aveva tradotto altre due volte in precedenza. L’interesse per la classicità, soprattutto greca, fu un tratto caratteristico della letteratura neoclassica e spesso si precisò nell’esercizio di traduzione dei testi letterari antichi. Ma nel caso di letterati del livello di Foscolo e Vincenzo Monti le traduzioni furono piuttosto versioni, che raggiunsero dignità di rielaborazioni poetiche originali.

Sovra i mirti e fra le rose,
sovra molli erbe odorose
adagiato io voglio ber.

Deh, t’annoda al collo il manto,
bell’Amore! E mentr’io canto,
corri a farmi da coppier.

Ahi! L’umana vita fugge,
come ruota che si strugge
più che gira e sempre va.

Sonno eterno in poca fossa
su la polvere e fra l’ossa
il mio corpo dormirà.

A che i balsami e i conforti
su le tombe? A che su’ morti
tanto vino e tanti fior?

A me il nappo e la corona
or ch’io spiro, or che risuona
la mia lira e m’arde il cor.

Vieni e meco ti trastulla;
qui m’invita la fanciulla
che sa ridere e trescar.

Ah Cupido; è meglio, innanzi
che fra’ morti ignudo io danzi,
dar gli affanni ai venti e al mar.

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Neoclassicismo (letteratura); Letteratura greca; Anacreonte

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