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La cima più alta del Gran Sasso d’Italia fu conquistata per la prima volta nel 1573 da una spedizione guidata dal capitano Francesco De Marchi, e fu un’impresa davvero straordinaria considerata l’epoca e l’attrezzatura di cui disponevano gli scalatori, certamente rudimentale. Ma la vera e propria esplorazione alpinistica del Gran Sasso iniziò verso la fine del XIX secolo con la conquista, in tempi ravvicinati, delle diverse cime del gruppo. Ecco, nel brano della Guida Rossa Abruzzo e Molise del Touring Club Italiano, la ricostruzione delle più importanti spedizioni che si sono succedute fino ai giorni nostri.
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Il 19 agosto 1573 l’ingegnere militare capitano Francesco De Marchi salì dal versante dell’Aterno la più alta cima del Gran Sasso d’Italia (Corno Grande, Vetta Occidentale). Gli furono compagni il milanese Cesare Schiaffinato e Diomede da L’Aquila, guida e portatori, rispettivamente Francesco di Domenico di Assergi e Simone e Giovanpietro di Giulio. La descrizione dell’allora straordinaria impresa è contenuta in un manoscritto conservato nella Biblioteca Comunale di Bologna. Due secoli dopo, il 30 luglio 1794, lo scienziato teramano Orazio Delfico raggiunse la Vetta Orientale del Corno Grande dal versante di Isola del Gran Sasso. Ma la vera esplorazione alpinistica del gruppo ha inizio dopo l’ascensione compiuta dal Saint Robert il 20 luglio 1870. Il 9 gennaio 1880, Corradino e Gaudenzio Sella effettuarono la prima salita invernale del Corno Grande; l’8 settembre 1887 Enrico Abbate e la guida Giovanni Acitelli di Assergi scalarono il Corno Piccolo; nel luglio del 1888 l’Ugolini e la guida De Nicola raggiunsero le cime del monte Corvo e del monte Prena; il 10 agosto 1892 O. Gualerzi e G. Acitelli la Vetta Centrale del Corno Grande, effettuando la prima scalata in roccia; l’8 febbraio 1893 Abbate, Gualerzi, Gavini e Acitelli compirono la prima ascensione invernale del Corno Piccolo. L’alpinismo senza guide ha inizio sul Gran Sasso nel 1910 con la traversata delle tre vette del Corno Grande, compiuta dagli austriaci Schmidt e Riebeling. Seguirono subito le scalate dei Sucaini romani (Sebastiani, Bramati, Chiaraviglio, Berthelet ecc.) e, poco dopo la prima guerra mondiale, quelle degli alpinisti romani e milanesi (Jannetta, Bonacossa ecc.) sulle più imponenti creste e pareti del massiccio. Dal 1932 in poi si sviluppa anche sul Gran Sasso l’arrampicamento moderno con l’intervento degli “Aquilotti” di Pietracamela e di scalatori aquilani (Giancola, Sivitilli, Marsilii, D’Armi ed altri), nonché di alpinisti di fama internazionale (Bonacossa, Gervasutti, Maraini ecc.), con imprese che toccano il VI grado. Ma l’apertura di vie integrali di difficoltà estrema e la conquista invernale delle più ardue pareti appartengono agli ultimi decenni, per merito della rinnovata SUCAI di Roma (Consiglio, Alletto, Mario, Cravino ecc.) e di alpinisti aquilani e marchigiani (A. Bafile, Calibani, Florio ed altri), qualificando il Gran Sasso montagna di interesse alpinistico sotto ogni aspetto.
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Altre risorse |
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Guida d’Italia. Abruzzo e Molise, Touring Club Italiano, Milano 1979.
Compare in
Gran Sasso d’Italia; Appennini; Esplorazioni geografiche
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