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Castello di Lagopesole

Castello di Lagopesole

Situato a metà strada tra Potenza e Melfi, il castello domina con la sua mole imponente l’omonimo paese disteso ai suoi piedi. L’edificio è composto da un’ala di evidente carattere militare, risalente all’età normanna, che venne rimaneggiata da Federico II e ampliata con la costruzione dell’ala settentrionale, destinata a fini residenziali e rappresentativi. Il brano del volume Basilicata e Calabria delle Guide Rosse del Touring Club Italiano ne racconta la storia e ne descrive l’architettura.

Di origine normanna, il Castello di Lagopésole fu restaurato e ampliato da Federico II. I lavori ebbero inizio nel 1242 e vennero interrotti nel 1250, anno della morte dell’imperatore. Per diversi particolari l’edificio si allontana dal tipo dei castelli federiciani, ma ne conserva la grandiosa monumentalità e presenta un notevole grado di eleganza nel motivo a bugnato che orna le poderose masse murarie e nella decorazione accentuata dall’impiego, per gli elementi architettonici, di arenaria rossa locale.

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Qui, il 18 luglio 1137 avvenne la riconciliazione dell’abate Rinaldo di Montecassino con papa Innocenzo II, alla presenza dell’imperatore Lotario di Sassonia. Il castello fu eretto forse come residenza di caccia e per ostacolare le frequenti ribellioni. Fu soggiorno dello stesso Federico, che vi emanò alcune leggi, di Manfredi e di Carlo I d’Angiò, il quale lo fece restaurare e nel 1266 vi fece condurre prigioniera Elena, moglie di Manfredi. Nel 1278 Carlo I fece gettare nel vicino lago 10 mila anguille. L’ultimo re che soggiornò nel castello fu Carlo Il d’Angiò. Nel 1416, con Melfi e Atella, Lagopésole divenne feudo di Gianni Caracciolo, alla cui famiglia appartenne finché nel 1531 fu donato da Carlo V ai Doria. Il nome deriva dal medioevale Lacus Pensilis, cioè lago sospeso.

L’edificio, in conci di calcare ricco di sali di ferro, che per l’azione atmosferica hanno assunto una patina rossastra, è una mole massiccia a pianta rettangolare, orientata con i lati maggiori in direzione nord-sud.

L’intero complesso è distinto in due precise parti da una cortina muraria che chiude a sud il grande cortile interno. Tale particolarità e la netta differenza degli elementi decorativi tra le strutture architettoniche distinguono due fasi di costruzione e funzione. Delle due parti del castello la prima (ala meridionale), con al centro un imponente mastio a base quadrata, appare come la più antica, anche se rimaneggiata, ed è collegabile a una prima rocca forse normanna, di cui di recente si son trovate ampie tracce. Il suo carattere di opera militare è definito anche dalla pianta quadrangolare con torri agli angoli. Di queste, le due poste alle estremità della cortina separante due zone del castello (che doveva costituire il fronte nord dell’impianto primitivo) furono in epoca successiva integralmente trasformate. In quella orientale venne inglobata l’abside della cappella, l’altra, in corrispondenza dell’ingresso attuale venne completamente ristrutturata. La parte costituente l’attuale ala nord del Castello prospetta con i suoi tre lati sul grande cortile ch’è a una quota inferiore di quello adiacente, contenente il mastio. Questa zona, oltre a porre in evidenza la contemporaneità della costruzione, rivela la destinazione non strettamente militare dell’edificio e sottolinea modelli strutturali assenti nell’ala meridionale.

Tali caratteri sono accentuati dalla presenza, sui fronti esterni, di bifore alternate ad aperture circolari e dal susseguirsi, lungo le pareti delle sale, di capitelli scolpiti formanti una successione di mensole, che danno a questa parte del castello una netta fisionomia residenziale e rappresentativa. Questa sezione di castello presenta i caratteri di un’opera mai condotta a termine: è evidente che fu interrotta dal crollo della dinastia sveva e mai più completata dai successivi possessori. Gli Angioini apportarono solo interventi di ordinaria manutenzione; anche in epoca aragonese e spagnola al Castello di Lagopésole rimase l’aspetto di grande incompiuto. Gl’interventi successivi si limitarono all’imposizione di coperture e all’adattamento di ambienti.

Guida d’Italia. Basilicata e Calabria, Touring Club Italiano, Milano 1980.

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Avigliano; Basilicata

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