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Abbazia benedettina di Pomposa

Abbazia benedettina di Pomposa

Importante complesso monumentale in stile romanico, l’abbazia benedettina di Pomposa nella sua stagione più feconda, l’XI secolo, fu un prestigioso centro di riforma ecclesiastica e di studi di diritto, frequentata dal monaco e teologo Pier Damiani e dal teorico musicale Guido d’Arezzo. La storia del monastero, che ospitò Dante nello stesso anno della morte, è raccontata nel brano seguente, tratto dalla Guida Rossa Emilia-Romagna del Touring Club Italiano.

L’abbazia di Pomposa, centro monastico di fondazione benedettina, è tra i più insigni nella storia della cultura medievale italiana e uno dei più significativi dell’arte romanica. Si compone di tre nuclei essenziali: la chiesa con l’atrio e il campanile; il monastero; il palazzo della Ragione. Ancora oggi, benché non più isolato nel paesaggio circostante, appare avvolto nella solitudine e segnato da una singolare, profondissima austerità.

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Nel suo illustre passato l’“insula Pomposiana” era realmente circondata dalle acque: quelle del Goro, del Po di Volano e del mare. Già dal VI-VII secolo vi sorse una cappella, poi un’abbazia benedettina di minori proporzioni di quella attuale, di cui soltanto a partire dal IX secolo si ha notizia certa e documentata. In origine, l’“insula” aveva forma grosso modo triangolare; l’essere circondata dalle acque ne favoriva la fertilità e la mitezza del clima. L’abbazia nell'XI secolo possedeva proprietà sparse un po’ dovunque in Italia, dovute a donazioni e lasciti, mentre nei dintorni immediati aveva terreni, paludi da pesca e saline a Comacchio. Il momento culminante della lunga e illustre vita di Pomposa si ebbe sotto la guida dell’abate Guido, della famiglia ravennate degli Strambiati. Nel clima di austerità morale e religiosa da lui instaurato si raccolsero esiti decisivi per la cultura; l’abate volle presso di sé il ravennate Pier Damiani (dal 1040 al 1042) affinché istruisse i monaci, consacrando così l’importanza della comunità come punto di riferimento religioso e come centro di riforma ecclesiastica e di studi in materia di diritto. Ancora durante il suo abbaziato soggiornò a Pomposa Guido d’Arezzo che, nonostante il nome, pare fosse originario di qui. In quest’epoca si provvide a sistemare la chiesa e si costruì il palazzo della Ragione, conferendo al complesso l’assetto e le dimensioni che ha tuttora; alla fine del secolo fu fondata dall’abate Girolamo la biblioteca. All’apice della parabola succedette un declino lentissimo, in primo luogo dovuto allo spostamento dell’alveo odierno del Po (rotta di Ficarolo, 1152). Da questo evento, che impoverì i fiumi intorno all’isola e forse lasciò libero campo ai fenomeni di subsidenza e impaludamento delle terre attigue, cominciò la lotta che i monaci intrapresero per secoli contro la malaria: Dante, che qui sostò nel 1321 di ritorno da Venezia quale ambasciatore polentano, vi contrasse le febbri che l’avrebbero fatto morire. Ancora nel Trecento l’abbazia era tuttavia importante e vantava possessi in 18 diocesi dell’Italia settentrionale. Nel 1653, papa Innocenzo X decretò formalmente la soppressione del monastero, che nel 1802 divenne proprietà della famiglia ravennate Guiccioli. Dalla fine del XIX secolo il complesso passò allo stato che, subito dopo, iniziò le opere di restauro degli edifici monumentali.

Guida d’Italia. Emilia-Romagna, Touring Club Italiano, Milano 1991.

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Guido d’Arezzo; Delta del Po, parco regionale; Abbazia di Pomposa; Pier Damiani; Benedettini; Codigoro

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