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Basilica di Aquileia

La basilica di Aquileia

Di aspetto prevalentemente romanico, con aggiunte gotiche e rinascimentali, è un sorprendente esempio di stratificazione architettonica, poiché sorge sopra edifici di culto succedutisi nei secoli IV, V e IX. Al suo interno conserva il più grande mosaico pavimentale cristiano dell’Occidente. La storia della basilica, e delle chiese preesistenti, è attentamente ricostruita nel brano della Guida Rossa Friuli-Venezia Giulia pubblicata dal Touring Club Italiano.

Uno dei più grandiosi e importanti monumenti religiosi, insigne per arte e storia. Nelle sue forme attuali è il risultato di rimaneggiamenti e ampliamenti avvenuti in vari secoli, ma vi predominano le forme romaniche della sistemazione voluta dal patriarca Popone nell’XI secolo. Sorge sul luogo di una chiesa del IX secolo, a sua volta eretta dov’era una basilica paleocristiana del V secolo, che aveva preso il posto di un’aula di culto dell’inizio del IV secolo.

Altre risorse

Il vescovo Teodoro, subito dopo l’editto di Milano (313), utilizzando in parte le strutture di precedenti magazzini romani, edificò un complesso cultuale costituito da due aule mosaicate e da altri ambienti intermedi, tra i quali un battistero. Una delle due aule sorgeva nell’area poi occupata in parte dal campanile; l’altra è nell’ambito dell’attuale basilica. Entrambe misurano 37 metri di lunghezza. Alla prima, posta a nord, si sovrappose dopo la metà del IV secolo una basilica di dimensioni maggiori (73 x 31 metri); essa fu distrutta dagli Unni a metà del V secolo. Era dotata di battistero, di un vasto quadriportico e di un episcopio; questi ultimi sono stati accertati con gli scavi archeologici condotti nel 1970 in piazza Capitolo. Nella Cripta degli scavi sono visibili i resti della struttura di questa chiesa, che è detta post-teodoriana, dei suoi mosaici e del battistero. L’aula mosaicata meridionale rimase in funzione fino alla metà del V secolo; subito dopo vi venne costruita sopra una grande basilica (65 x 29 metri) che è detta post-attilana, il cui tracciato, salvo la parte presbiteriale, è conservato nell’attuale basilica. All’edificio della seconda metà del V secolo appartengono la facciata, le fondazioni delle colonne e il mosaico messo in luce nel presbiterio con gli scavi archeologici del 1970-72. Al principio del IX secolo il patriarca Massenzio, grazie alle elargizioni di Carlo Magno, ristrutturò la parte absidale con la primitiva cripta; ma la basilica fu restituita all’antico splendore solo dopo la ricostruzione quasi totale fatta eseguire dal patriarca Popone tra il 1021 e il 1031, che consistette nell’ampliamento del transetto in forme romaniche, nella sistemazione della cripta e della soprastante abside e nella messa in opera delle colonne attuali, comprese le basi e i capitelli. La costruzione subì gravi danni a seguito del terremoto del 1348, e i restauri iniziati dal patriarca Bertrando furono compiuti dal patriarca Marquardo (1365-81) e dai suoi immediati successori: a questi si debbono le forme gotiche innestate alle romaniche, cioè gli archi acuti, i capitelli dei pilastri e i pulvini. Sotto il dominio veneziano entrarono infine nella basilica le forme rinascimentali, che rifulgono specialmente nella sontuosa decorazione del presbiterio. Singolare è l’usanza, di antica tradizione, per cui, durante la messa della notte di Natale, il diacono canta il Vangelo con la spada in pugno e l’elmo in testa, a simbolizzare la potestà civile del patriarcato. Il mosaico pavimentale (scoperto nel 1909-12) che si estende nella navata centrale e in quella destra è del principio del IV secolo e appartiene alla chiesa teodoriana; è il più vasto tra i mosaici pavimentali cristiani dell’Occidente e conserva intatta l’originaria bellezza della ricca figurazione a vivaci colori.

Guida d’Italia. Friuli-Venezia Giulia, Touring Club Italiano, Milano 1982.

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Arte paleocristiana; Aquileia

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