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Abbazia di Fossanova

Abbazia di Fossanova

Fondata dai benedettini nel IX secolo, rinnovata nel XII dai cisterciensi, è il primo esempio di architettura gotico-cistercience in Italia e perciò costituì il modello per i monasteri e le chiese costruiti successivamente. Le vicende storico-artistiche del complesso monumentale – dove nel 1274 morì san Tommaso d’Aquino – vengono ripercorse nel brano seguente, tratto dalla Guida Rossa Lazio del Touring Club Italiano.

L’Abbazia di Fossanova, insigne monumento di architettura gotico-cistercense, è la più bella, con quella di Casamari, della regione.

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Fondata dai Benedettini nel IX secolo, in un’area già frequentata dai Romani e dove esisteva una ricca villa, fu dapprima intitolata a Santo Stefano; nel 1134 o 35 Innocenzo II la concesse ai Cistercensi, i quali, per risanare la località paludosa, scavarono un gran fosso di scolo detto Fossa Nova, donde il nome dei monastero. Ai Cistercensi si deve anche la costruzione della chiesa, probabilmente per opera di monaci venuti dalla casa madre di Clairvaux (latinamente Cistervium). Iniziata fra il 1173 e il 1187, venne consacrata da papa Innocenzo III il 19 giugno 1208. Nel 1274 vi morì San Tommaso d’Aquino, le cui reliquie vi furono conservate fino al XIV secolo. È la prima costruzione in Italia di tipo cistercense, una variazione dello stile gotico formatosi in Borgogna quale evoluzione dello stile lombardo e che nella penisola assunse a sua volta particolari trasformazioni; la più importante di esse è l’abside quadrilatera che in Francia si riscontra solo nelle piccole chiese mentre nelle grandi è semicircolare con cappelle radiali; caratteristica è la pianta a tre navate divise da pilastri quadrati o rettangolari corsi da colonne che si interrompono, sorrette da una mensola a imbuto, prima di scendere alla base, il tiburio sul transetto e il chiostro quadrilatero a destra della chiesa. Fossanova fu il monastero archetipo dello stile ed esercitò una grande influenza su tutte le chiese della regione e su molte altre. Nel Medioevo, ricca di beni e dipendenze, l’Abbazia fu sede di studi e arti; passò quindi nel 1445 in Commenda, da cui ebbe inizio la sua decadenza. Soppresso il monastero al tempo di Napoleone, la chiesa veniva adibita nel 1812 a stalla per le mandrie di bufali, quindi divenne proprietà privata. Leone XII lo riscattò nel 1826 e lo affidò ai monaci di Trisulti dai quali andò poi ai Frati Conventuali Minori.

Guida d’Italia. Lazio, Touring Club Italiano, Milano 1981.

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Tommaso d’Aquino; Architettura cisterciense; Benedettini

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