Approfondimento Encarta Compare in
Bergamo alta e le mura

Bergamo alta e le mura

La costruzione della cinta muraria che circonda Bergamo alta fu iniziata, sulla base delle preesistenti mura medievali e a scopo prevalentemente militare, a partire dalla metà del Cinquecento e si protrasse per oltre settant’anni. La tormentata vicenda dell’opera e la sua successiva destinazione a usi civili viene ricostruita in questo passo tratto dal volume Lombardia delle Guide Rosse del Touring Club Italiano.

Grandiosa opera di fortificazione, identificabile con la “forma urbis” stessa della città alta, la cinta bastionata cinquecentesca di Bergamo si propone come elemento monumentale autonomo, indivisibile da una non marginale esplorazione conoscitiva della città. L’itinerario è in grado di offrire motivi di grande interesse storico-urbanistico legati al livello di conservazione e leggibilità delle opere militari, accanto a più noti e consumati spunti di carattere panoramico e paesistico connessi al felice rapporto tra la città alta e il suo contesto ambientale.

Altre risorse

La tormentatissima vicenda che protrasse per 70 anni la realizzazione della cinta fortificata, nonché i complessi rapporti (anche di topografia urbana) con le mura medievali, richiedono che venga preventivamente chiarita la successione cronologica alla quale il sistema va riferito. Le mura che, senza soluzioni di continuità storica e con ininterrotte aggiunte e rimaneggiamenti, cingevano fin dal periodo romano la civitas arroccata sul colle si trovavano, agli inizi del XVI secolo, in stato di grave decrepitezza. In occasione di un’ispezione effettuata nel 1559 dall’allora comandante delle forze veneziane fu deciso di fortificare con bastioni la città alta.

Ne nacque un progetto tutto in chiave militare (consulente il futuro realizzatore della fortezza di Anversa), che prevedeva la realizzazione, in tre mesi, di caposaldi bastionati di terra in alcuni punti strategici e l’isolamento di tutta la cinta fortificata mediante la demolizione di interi quartieri e lo scoscendimento del colle in più punti. Il programma portò alla realizzazione, nel tempo previsto (1561), del forte di San Marco e dei bastioni di San Giovanni, Santa Grata, San Giacomo, Sant’Agostino e San Lorenzo. Con questo il problema della fortificazione sembrava risolto. In effetti, la storia delle mura che ancora oggi si vedono ebbe inizio proprio allora, con la nuova decisione del Senato veneziano di realizzare una fortificazione bastionata continua e incamiciata di pietra. Decisione errata sul piano specificamente militare e chiaramente generata da motivazioni politiche, oltre che, probabilmente, dalla necessità di impiegare l’eccesso di liquidità finanziaria nel quale si trovava in quel momento la Repubblica.

Il cambiamento d’indirizzo si tradusse, in pratica, in un pressoché totale ricominciamento dei lavori, che, dopo un iniziale impulso a completare (1565) con il rivestimento di pietra il forte di San Marco e il bastione di San Lorenzo con la relativa porta (chiusa nel 1605 e poi scomparsa sotto l’attuale), si protrassero piuttosto stancamente e fra continue polemiche per altri 20 anni. Nel 1592 veniva ultimato il perimetro delle mura, mentre restava ancora da risolvere il problema del collegamento del forte di San Marco con il castello di San Vigilio (la “cappella”), terminato fra dispute, lavori mal eseguiti e rifacimenti, nel 1623.

La cinta muraria non ebbe alcuna utilizzazione bellica e, dopo che le truppe francesi furono entrate (1796) in Bergamo, l’unico intervento di Napoleone Bonaparte riguardò il collegamento con la “cappella”, che fu fatto saltare. Le mura vennero così ufficialmente lasciate agli usi civili e, mentre già nel 1800 il tratto fra le porte San Giacomo e Sant’Agostino diventava luogo privilegiato di passeggio, nel 1823 il demanio provvide all’alienazione degli spalti, che furono acquistati dal Comune. Questa acquisizione consentì di iniziare i lavori per la realizzazione del viale che ne percorre, con l’esclusione del forte di San Marco, l’intero circuito, mentre l’epoca delle funicolari non si lasciava sfuggire l’occasione per un collegamento, diretto e traforante le mura, tra le due quote della città. Ma, se possibile, ancora più vistoso fu l’effetto della demilitarizzazione sulle aree circostanti, sia al di sopra sia al di sotto delle mura; è il momento dei tanti, talvolta imponenti, interventi neoclassici che dominano gli spalti nel tratto fra le porte San Giacomo e Sant’Agostino, e anche quello nel quale, ai piedi delle mura, si consolidano le già esistenti attività agricole e orticole, ancora oggi una delle caratteristiche salienti del paesaggio.

Porta Sant’Agostino, che si apre al sommo di viale Vittorio Emanuele II, fu realizzata (insieme alla fontana monumentale interna) intorno al 1575 su progetto di Paolo Berlendis e costituisce oggi, per la diretta connessione con l’asse della città moderna, il principale accesso alla città alta.

Guida d’Italia. Lombardia, Touring Club Italiano, Milano 1999.

Compare in

Bergamo

© 2008 Microsoft