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Sono imponenti torri calcaree che, nonostante la bassa altitudine, conferiscono alla regione dell’Ogliastra, nella Sardegna orientale, caratteristiche di alta montagna. Il brano seguente, tratto dalla Guida Rossa Sardegna del Touring Club Italiano, segnala con ricchezza di particolari l’itinerario che consente di visitare questa zona e di apprezzarne i suggestivi panorami e la scenografica disposizione dei centri abitati.
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I “tacchi”, per la frequenza e lo spicco con cui si evidenziano nel territorio dell’Ogliastra, costituiscono uno degli elementi maggiormente tipici dell’intera area; una strada che dal valico di Genna ‘e Cresia si snoda a sinistra della statale, consente di percepirne in modo ravvicinato l’imponenza e, nonostante l’altitudine relativamente bassa, le caratteristiche di alta montagna. Risalendo a vive curve il versante destro del rio Pardu, si incontra Jerzu, centro agricolo sviluppatosi soprattutto grazie all’affermarsi di una vivace attività vitivinicola; l’aspetto alpestre dello sfondo montuoso e la panoramicità delle visuali sulla valle sottostante contrastano violentemente con le realizzazioni edilizie di tipo urbano che hanno interamente cancellato il tessuto originario del borgo; nel territorio comunale (località Perda Puntuta e Sa Ibba s’Ilixi) sono presenti alcuni gruppi di “domus de janas”. Oltre l’abitato di Jerzu la strada, tagliata nella roccia a strapiombo sulla vallata, dopo una serie di tornanti quasi sospesi nel vuoto si biforca. Il tronco di sinistra, con un percorso di grande panoramicità che rasenta la base di molti “tacchi” calcarei a forma di anfiteatri o di castelli merlati, mantenendosi costantemente in quota, raggiunge Perdasdefogu, solitario paese rimasto per secoli in situazione di isolamento pressoché totale, oggi noto per la base missilistica del “Poligono Sperimentale Interforze del Salto di Quirra”.
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Altre risorse |
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Dal bivio per Perdasdefogu il tronco stradale di destra raggiunge l’abitato di Ulàssai, che l’espansione edilizia moderna, sommergendo il nucleo più vecchio, ha dilatato sui versanti del valico fra il Bruncu Pranedda e il “tacco” di Monte Tisiddu; di grande interesse per le bellissime concrezioni la visita alla grotta de su Màrmuri, scavata nel massiccio calcareo a monte dell’abitato, raggiungibile dalle porte del paese lungo un percorso asfaltato di intensa suggestione, inciso fra le rocce di tre “tacchi” contigui separati da profonde gole. Oltre Ulàssai, correndo sotto pareti verticali si giunge al nuovo abitato di Osìni, che ospita parte della popolazione del vecchio nucleo (poco più a valle) semiabbandonato dopo i crolli seguiti alle frane determinatesi per le eccezionali piogge autunnali del 1951 e 1953; arrampicati sull’opposto versante del rio Pardu, si vedono i due abitati di Gairo (vecchio nucleo abbandonato, posto più in basso) e Gairo Sant’Elena (di recente costruzione, più in alto), legati da vicende analoghe a quelle di Osini.
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Guida d’Italia. Sardegna, Touring Club Italiano, Milano 1984.
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