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Grotta di Nettuno a Capo Caccia

La grotta di Nettuno

È la più bella grotta di tutta la Sardegna, accessibile via terra dal belvedere di capo Caccia o via mare dal porto di Alghero. All’interno della cavità – ampiamente descritta nel brano della Guida Rossa Sardegna del Touring Club Italiano – si trova un lago in comunicazione sotterranea con il mare e dalle cui acque sorgono spettacolari concrezioni a forma di colonna che si elevano fino alla volta della grotta.

Alla selletta di capo Caccia, posta alla congiunzione del lungo promontorio con il capo terminale, si apre un ampio spiazzo-belvedere che si affaccia come una balconata alta sul mare, su strapiombi vertiginosi, ai piedi dello scenografico, roccioso capo Caccia (il “Caput Hermeum” di Tolomeo), di calcare del Cretaceo, culminante con il faro; stupendo il panorama, sul golfo di Porto Conte e sulla costa di Alghero. Dal fondo dello spiazzo, a destra dell’accesso alla mulattiera per il faro, una scalinata di 656 gradini (“escala del Cabirol” = capriolo) scende, utilizzando in parte una cengia naturale, sul fianco ovest del capo fino all’imboccatura della grotta di Nettuno, la più bella della Sardegna, lungo spacco trasversale che si addentra a piccola altezza sull’acqua, non lontano dalla caratteristica isola Foradada.

Altre risorse

L’entrata alla cavità è costituita da un passaggio a circa 1 metro sul mare, quasi piano, coperto di concrezioni verdeggianti di vegetazione, alto in parte 8 metri, lungo una ventina, fino a un lago interno. Quest’ultimo, posto allo stesso livello del mare e con esso in sotterranea comunicazione, è lungo 120 metri, largo da 25 a 50 e profondo da 5,50 a 9 metri; le sponde sono anfrattuose e inaccessibili, costituite da concrezioni più o meno colonnari, arditissime e pittoresche, alte fino a 20 metri; colossali colonne sorgono dalle acque a sostegno della volta e offrono aspetti fantastici, enfatizzati dalle fonti luminose appositamente disposte; scogli e stalagmiti affiorano dalle acque. Un sentiero si snoda sulla sinistra del piccolo bacino; a una cinquantina di metri dal suo inizio una enorme colonna si eleva fino alla volta formandovi due arcate grandiose; più avanti è una linea di alte colonne che separano dall’ultimo bacino del lago, chiamato per la ricchezza di bianche concrezioni “la Reggia”; nei pressi è una spiaggetta di candida arena. Con un ampio giro si risale la parte terminale della grotta accessibile al pubblico guadagnando il dominante terrazzo detto “Tribuna della musica”.

Verso destra la grotta – il cui sviluppo totale è di circa 1200 metri – prosegue con le parti non visitabili e l’accesso alle quali è consentito solo agli speleologi. Si ha prima un ramo che con un percorso a saliscendi conduce al cosiddetto “lago dei Funghi”, dal quale si continua per alcune sale e, attraverso una galleria denominata “Metrò”, si raggiunge il grande salone CSR di metri 50 per 50, la cui zona destra è occupata dal “lago Semilunare”, di acque limpidissime; al salone si può arrivare anche tramite un altro ramo superiore, ricchissimo di eccezionali concrezioni eccentriche. Da qui in avanti si accede al ramo terminale, anch’esso caratterizzato da scenografiche concrezioni.

Guida d’Italia. Sardegna, Touring Club Italiano, Milano 1984.

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Capo Caccia; Alghero

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