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Fontanili e marcite in Lombardia

Fontanili e marcite in Lombardia

Diffusi nella zona tra i fiumi Adda e Ticino, i fontanili sono sorgenti di acqua sotterranea che, incontrando uno strato di terra impermeabile, risalgono in superficie. Provenendo dal sottosuolo l’acqua dei fontanili conserva anche in inverno una temperatura sempre superiore allo zero: ciò ha favorito, nella bassa pianura milanese, la coltura delle marcite, ossia prati che, coperti dall’acqua tiepida dei fontanili, producono numerosi raccolti di erba all’anno. La struttura dei fontanili e delle marcite è descritta nel brano della Guida Rossa Milano del Touring Club Italiano.

La fascia delle risorgive, con andamento est-ovest, separa la pianura alta e asciutta dalla bassa irrigua; le acque di falda, per effetto della minore granulometria del terreno e quindi della minore permeabilità, s’innalzano e raggiungono in più punti la superficie, originando quel particolare tipo di sorgente chiamato fontanile.

Altre risorse

Dopo la sistemazione il fontanile è composto dalla testa (cavo di forma ovale sul cui fondo sgorgano tre o quattro polle d’acqua racchiuse in tini) e dall’asta (canale di scolo); le prime sono riconoscibili dall’addensarsi della vegetazione arborea al margine o anche all’interno dei coltivi. Ai fontanili, che distribuiscono acqua a temperatura variabile fra i 9° e i 12° in ogni stagione dell’anno, si deve la particolare coltura della marcita.

Nella zona tra i fiumi Ticino e Adda si contavano (1975) 430 fontanili (erano oltre 800 fino al 1920), con una densità in alcuni casi di 7-8 fontanili per km2 e una portata media annua di 28 m3 al secondo (ben inferiore ai 73 m3 al secondo del 1933-37). Nei casi dove l’abbassamento della falda non ha portato automaticamente al loro esaurimento, scarichi e liquami industriali ne pregiudicano seriamente la conservazione, al punto che sono ormai pochi quelli che si possono ancora segnalare per la loro integrità.

La marcita, una tenuta dei terreni in fase di progressiva rarefazione, è una delle tradizionali immagini paesistiche della Bassa milanese; si tratta di prati stabili a sommersione invernale (da settembre ad aprile) e a irrigazione normale estiva.

La consuetudine di “far marcire” l’ultimo taglio sui prati irrigui con il ristagno invernale delle acque è di origine remota (se ne ha testimonianza in un documento del 1181); furono gli Umiliati di Viboldone, nel XIII secolo, a far scorrere un sottile velo d’acqua sul terreno, ottenendo così un sensibile aumento di produttività. Le acque marcitorie provengono dai fontanili e dagli scarichi urbani, ricchi di ingrasso naturale, mantenendo anche in inverno una temperatura sempre superiore a 5°; si impedisce così che il terreno geli, consentendo la crescita continua del foraggio che può essere tagliato ogni 30-40 giorni per 7-10 sfalci annui. Per la costruzione di una marcita il terreno va adattato impiegando di norma la tecnica del “ripiglio”: dalla roggia, l’acqua si distribuisce in piccoli ruscelli a fondo cieco, disposti in parallelo all’asse principale della marcita; questi, chiamati “maestri”, sono a un livello lievemente superiore a quello dei “coli”, altri canaletti paralleli e reciprocamente alternati ai primi, destinati alla raccolta delle acque defluenti grazie alla pendenza – “ali” – delle porzioni di terreno; i “coli” portano le acque in un nuovo canale perpendicolare – “ripiglio” – dal quale staccano altri “maestri” e così via. Il progressivo raffreddamento delle acque dei fontanili, una volta giunte in superficie, limita alla sola Bassa milanese la diffusione della marcita.

Guida d’Italia. Milano, Touring Club Italiano, Milano1998.

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Pianura Padana; Fontanile; Lombardia

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