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Abbazia di Chiaravalle

Abbazia di Chiaravalle

Costruita tra il XII e il XIII secolo secondo i sobri criteri edilizi cisterciensi, coniugati con elementi del romanico lombardo come il rivestimento in cotto, e più tardi decorata internamente con affreschi di Bernardino Luini e dei Campi, Chiaravalle fu uno dei centri della bonifica e della colonizzazione agricola della Bassa milanese nel Medioevo. La storia dell’abbazia benedettina è raccontata nel brano della Guida Rossa del Touring Club Italiano dedicata a Milano.

La cisterciense abbazia di Chiaravalle, tra le maggiori attrattive degli immediati dintorni di Milano, fu uno dei capisaldi, a partire dal Medioevo, della colonizzazione agricola della Bassa milanese.

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L’ordine cisterciense, fondato a Citeaux, in Francia, nel 1097, impose ai seguaci una più rigorosa osservanza della regola di san Benedetto, affievolitasi per l’accumulo di ricchezze e il coinvolgimento negli interessi dei potentati feudali. Le cinque abbazie-madri francesi diedero vita a numerose dipendenze, fra cui, nei dintorni di Milano, Morimondo e, appunto, Chiaravalle: da questa scaturirono l’attività di bonifica dei terreni paludosi e l’avvio di più avanzate pratiche colturali. Tali processi furono il segno più evidente dello svincolo degli ordini monastici dal sistema di potere feudale e della “liberazione” della plebe dal sopruso e dalla vessazione; il lavoro nei campi fu interpretato non più come obbligo o imposizione, ma come sforzo individuale di miglioramento delle condizioni di vita. La fortuna dell’abbazia si accrebbe poi a motivo della vicinanza alla città in una fase di rafforzamento dei legami tra questa (il Comune) e il territorio circostante (la terra “liberata”).

I canoni edilizi dell’ordine sono improntati ai principi morali della regola. Nelle chiese i Cisterciensi bandirono gli sfarzi o il dispendio eccessivo, preferendo l’elementarità delle forme e la compostezza del decoro; la costruzione di torri campanarie isolate fu ritenuta superflua, adottando proprio a Chiaravalle l’elegante soluzione della torre inserita nel corpo della chiesa. L’abbazia di Fontenay, in Borgogna (1147), è il comune modello di questi edifici, a loro volta reinterpretati secondo i modi delle tradizioni locali. Pur rispettando di quella la pianta a croce latina con coro rettangolare e transetto affiancato su un lato da cappelle, Chiaravalle rimane legata ad alcune condizioni tipiche dell’architettura romanico-lombarda: l’uso del cotto, la facciata “a schermo” (poi alterata), le ampie arcate interne a tutto sesto poggianti su bassi pilastri a base cilindrica.

La primitiva chiesa del 1135 – voluta da Bernardo, abate di Clairvaux, di ritorno dal concilio di Pisa – è sostituita già dal 1150-60 con una nuova costruzione, consacrata nel 1221; la torre sarà aggiunta, forse per opera di Francesco Pecorari, nel 1347-49. Nel 1442 l’abbazia è trasformata in commenda, mentre sul finire del secolo al chiostro originario se ne aggiunge un secondo verso sud, fantasiosamente attribuito, assieme alla Sala capitolare, a Bramante. Ai secoli XVI e XVII si devono i rivestimenti ad affresco di Bernardino Luini, dei Campi e dei Fiammenghini. Dopo il 1798 inizia la decadenza, con l’allontanamento dei monaci e la progressiva manomissione; il chiostro bramantesco sarà demolito nel 1862 per la costruzione della ferrovia di Pavia. Solo nel 1894 Luca Beltrami pone mano ai restauri, proseguiti da Gaetano Moretti nel 1905 (torre nolare) e da Ferdinando Reggiori nel 1945-54 e nel 1958 (ripavimentazione interna e ricostruzione del primo chiostro). La comunità cisterciense ne ha ripreso possesso nel 1952.

Guida d’Italia. Milano, Touring Club Italiano, Milano1998.

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Bernardo di Chiaravalle; Chiaravalle Milanese; Cisterciensi; Architettura cisterciense

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