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Il Teatro alla Scala di Milano è uno dei più famosi teatri d’opera del mondo. Fin dal 1778, anno della sua fondazione, la Scala ha ospitato molte prime di opere composte dai più famosi musicisti e dirette da grandi maestri. Ogni anno la Scala accoglie migliaia di spettatori appassionati. Per apprezzare meglio l’opera, può essere utile conoscerne in anticipo l’intreccio. Nel testo seguente viene proposta la trama di I Capuleti e i Montecchi (1830) di Vincenzo Bellini.
Quadro primo – Galleria nel palazzo di Capellio. Siamo a Verona, nel XIII secolo
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Si radunano i Guelfi, partigiani di Capellio, preoccupati che i fieri Ghibellini, sostenitori dei Montecchi, si preparino ad attaccare, protetti dall’amicizia di Ezzelino, sotto la guida dell’ardimentoso, odiato Romeo. Il quale – ricorda amaramente Capellio – gli uccise crudelmente il figlio ed ora osa offrire patti ingannevoli di pace e mandare ambasciatori ai Guelfi per sottoscriverli.
Anche Tebaldo odia profondamente Romeo e desidererebbe sfidarlo per vendicare il sangue dei Capuleti, ma il giovane Montecchi, egli dice, partito ancora adolescente da Verona, è sconosciuto a tutti, anche se a volte è ritornato, non visto, in città. Mentre Lorenzo, prudente amico di famiglia (non è esattamente il frate Lorenzo della tragedia di Shakespeare) consiglia di ricevere ed ascoltare il messaggero dei Montecchi, Capellio esorta i Guelfi a respingere la falsa proposta di pace e, giurando solennemente di ricercare ovunque e di trafiggere con la propria spada Romeo, offre in pegno di amicizia e di riconoscenza la figlia Giulietta in sposa a Tebaldo: le nozze si celebreranno la sera stessa. Interviene Lorenzo per sconsigliare quel matrimonio: Giulietta è malata e profondamente afflitta, soltanto contro la propria volontà potrebbe essere condotta all’altare. Tebaldo, pur proclamando il suo grande amore per Giulietta, rifiuta generosamente quelle nozze se dovessero costare una sola lacrima alla fanciulla, ma Capellio lo convince dell’affetto e della viva devozione di Giulietta per colui che vendicherà il fratello ucciso ed esorta Lorenzo a recarsi dalla figlia per predisporla serenamente al rito.
Giunge frattanto l’ambasceria dei Montecchi, guidata da Romeo sotto falsa identità. La proposta di pace, mille volte firmata e mille volte infranta dai Montecchi, è da respingere, sostiene Capellio. Sta nei Capuleti che essa sia rispettata, replica il giovane: possano i Montecchi convivere pacificamente a Verona coi Capuleti e Giulietta essere sposa a Romeo. Capellio afferma, sdegnosamente, che un muro di sangue si erge fra le due famiglie ma il giovane “ambasciatore” gli ricorda che Romeo gli uccise il figlio a viso aperto, in battaglia: ora Capellio potrebbe trovare un altro figlio proprio nel condottiero dei Montecchi, pentito. Il nuovo figlio è Tebaldo, risponde sprezzante Capellio, sarà lui che sposerà Giulietta, mentre i Capuleti scateneranno una guerra spietata contro gli odiati nemici. E sui Capuleti, conclude Romeo, ricadrà la maledizione per il sangue versato.
Quadro secondo – Stanza negli appartamenti di Giulietta
Giulietta, contemplando mesta la candida veste nuziale, che l’adorna “come vittima all’ara”, pensa commossa a Romeo, di cui ha invocato tante e tante volte il ritorno dall’esilio. La conforta Lorenzo, confidandole che il giovane è a Verona e che sta per rivederla, introdotto da lui nel palazzo per il passaggio segreto noto ad essi soltanto. I due innamorati si abbracciano in un lungo appassionato trasporto, quindi Romeo, confessando d’essere stanco di quella vita travagliata e dell’insopportabile lontananza da Giulietta, propone all’amata la fuga in una terra più serena e tranquilla per loro. Giulietta rifiuta in nome del dovere e dell’obbedienza al padre e inutilmente Romeo, con ardenti slanci, cerca di convincerla a seguirlo: il risuonare lontano della musica nuziale e le suppliche di Giulietta a non sfidare la morte se mai volesse consegnarsi inerme all’ira paterna, lo persuadono a lasciare la casa dei Capuleti.
Quadro terzo – Atrio interno nel palazzo di Capellio, scalinata, galleria illuminata
Cavalieri e dame festeggiano le imminenti nozze di Giulietta con Tebaldo. Romeo, in abito da Guelfo, confida a Lorenzo che mille Ghibellini armati, penetrati a Verona col favore della notte, sono pronti a piombare sugli avversari, interrompendo così la cerimonia nuziale. L’amico cerca inutilmente di dissuaderlo, per non essere complice della strage e traditore della famiglia che lo ospita. S’ode frattanto dalle altre stanze un gran tumulto e un cozzare di spade, i convitati fuggono da ogni parte, Romeo accorre per unirsi ai suoi, seguito da Lorenzo.
Mentre l’eco del tumulto si allontana, Giulietta scende sola dalla galleria, intimamente felice d’essere ancora libera dal vincolo matrimoniale ma anche preoccupata per la sorte di Romeo. Il quale la raggiunge subito dopo, cercando di trascinarla via, riluttante ad abbandonare la casa paterna, mentre irrompono Tebaldo e Capellio con armati Guelfi. In un concitato confronto, Tebaldo chiede ragione dell’indegno comportamento a colui che crede essere l’ambasciatore dei Montecchi, Romeo sta per svelare orgogliosamente la sua identità proclamandosi rivale di Tebaldo, Giulietta disperata lo implora di non rivelarsi, Lorenzo è terrorizzato, quando, invocando il loro condottiero Romeo, accorrono i Ghibellini armati. Infuria la lotta.
Quadro primo – Appartamento nel palazzo di Capellio
S’ode lontano il rumore delle armi che a poco a poco va cessando. Giulietta, inquieta, chiede a Lorenzo notizie dello scontro: Romeo è salvo, può sperare soccorso da Ezzelino – le risponde Lorenzo – ma lei è in grave pericolo, sarà condotta al castello di Tebaldo e obbligata alle nozze aborrite se, con estremo coraggio, non avrà fiducia in lui. E le consegna un filtro potente che potrà simulare la morte, per cui, celebrati i funerali anziché le nozze, sarà trasportata nella tomba di famiglia, dove si ridesterà dopo lungo sonno fra le braccia di Romeo. Dopo un momento di angoscia nel timore dell’ignoto, Giulietta beve il filtro mentre sopraggiunge il padre che, sordo alla sua accorata invocazione di perdono, le ingiunge severamente di ritirarsi nelle sue stanze per prepararsi alla vigilia di nozze.
Quadro secondo – Luogo remoto presso il palazzo di Capellio
Romeo si lamenta per la mancanza di notizie da parte dell’amico Lorenzo, che non si è più fatto vivo con lui, quando s’incontra con Tebaldo, che lo riconosce e lo sfida. Mentre i due stanno per battersi, una lugubre musica risuona in lontananza e compare, poco dopo, un corteo funebre che defila lungo la galleria: all’udire il nome di Giulietta levarsi dall’unanime compianto, Romeo e Tebaldo abbandonano le armi e piangono, sconvolti, la morte della fanciulla tanto amata da entrambi.
Quadro terzo – Recinto dove sorgono le tombe dei Capuleti
Il luogo è chiuso: sotto colpi insistenti dall’esterno si spalanca una porta ed entra Romeo con un seguito di armati. Il giovane fa aprire la tomba di Giulietta, ancora adorna di fiori, e parla in lacrime, vaneggiando, all’adorata che appare serena come se dormisse, inutilmente trattenuto dai suoi, cui ordina di allontanarsi. Quindi si avvelena, gettando a terra l’ampolla. In quel momento Giulietta si desta, pronunciando il nome di Romeo: vedendo il giovane ai piedi del sepolcro, pensa che sia accanto a lei perché avvertito, secondo gli accordi, da Lorenzo. Quando, in un dialogo straziante, i due infelici apprendono l’orrenda verità, si stringono in un abbraccio disperato: Romeo muore e Giulietta cade, esanime, sul suo corpo. Rientrano precipitosamente i seguaci di Romeo, inseguiti dai Capuleti in armi: di fronte alla tragica scena, Capellio sente ricadere su di sé tutta la colpa per le funeste conseguenze di quell’odio implacabile.
Teatro alla Scala, Milano.
Compare in
Bellini, Vincenzo; Shakespeare, William
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