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Il Teatro alla Scala di Milano è uno dei più famosi teatri d’opera del mondo. Fin dal 1778, anno della sua fondazione, la Scala ha ospitato molte prime di opere composte dai più famosi musicisti e dirette da grandi maestri. Ogni anno la Scala accoglie migliaia di spettatori appassionati. Per apprezzare meglio l’opera, può essere utile conoscerne in anticipo l’intreccio. Nel testo seguente viene proposta la trama di Mefistofele (1868) di Arrigo Boito.
Nebulosa
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Annunciate da squilli di tromba, le Falangi celesti intonano cori mistici in lode del Signore (Ave, Signor). Mefistofele – appellativo del demonio nell’antica leggenda tedesca, incarnazione dello spirito del Male – replica ai cori irridendo il potere dell’Eterno e lo sfida, scommettendo di trascinare all’inferno il vecchio Faust, saggio, scienziato, indagatore del Vero. La scommessa è accettata, mentre lievi turbini di Cherubini circondano Mefistofele e s’allontanano sciamando per il cielo (Siam nimbi volanti).
Quadro primo – Bastioni di Francoforte sul Meno
Popolo, borghesi, studenti festeggiano la domenica di Pasqua fra cori e danze, mentre Faust, accompagnato dal suo allievo Wagner, si gode il tiepido tramonto primaverile (Al soave raggiar di primavera). Ma verso l’imbrunire, l’ora degli spettri, il vecchio scienziato e l’allievo sono spaventati dalla presenza di un Frate grigio che si avvicina con spire magiche.
Quadro secondo – Officina di Faust
È notte. Faust rientra dalla passeggiata seguito dal Frate grigio che si nasconde entro l’alcova. Benedice la quiete e la serenità che nel silenzio pervadono il suo spirito e si accinge a leggere il Vangelo (Dai campi, dai prati) quando il Frate grigio esce con un urlo terrificante dal nascondiglio. Poi si trasforma e appare Mefistofele in abito da cavaliere. In poche battute di dialogo screziato di sottigliezze e metafore Faust capisce subito con chi ha a che fare, mentre Mefistofele proclama beffardo la sua essenza demoniaca nella “ballata del fischio” (Son lo spirito che nega). Mefistofele propone a Faust di mettersi al suo servizio e di soddisfare ogni suo desiderio in terra purché in cambio gli prometta di vendergli l’anima e di seguirlo nell’aldilà. Faust risponde di non preoccuparsi per l’altra vita e accetta il patto: se Mefistofele gli donerà su questa terra un’ora di serenità e di riposo in cui l’anima s’acqueti, se egli riconoscerà la gioia suprema di un attimo fuggente, allora sarà pronto a morire e a essere inghiottito dall’inferno. Mefistofele distende a terra il suo mantello fatato, vi sale sopra con Faust e i due s’involano per le promesse avventure.
Quadro primo – Un giardino
Mefistofele fa incontrare Faust, miracolosamente ringiovanito e sotto il nome di Enrico, con la dolce Margherita (Cavaliero illustre e saggio), mentre lui finge di corteggiare Marta, vedova attempata. Faust propone a Margherita di trascorrere in casa sua una notte d’amore ma la fanciulla risponde di temere che la madre li sorprenda. Allora Faust le consegna un’ampollina di narcotico per fare addormentare la madre senza pericolo per la sua vita; la fanciulla è dapprima turbata ma poi accetta.
Quadro secondo – La valle selvaggia di Schirk, costeggiata dagli spaventosi culmini del Brocken, il monte delle streghe
Mefistofele e Faust vi s’inoltrano, nella notte del Sabba per assistere alla ridda delle streghe e dei demoni. Mefistofele vi troneggia come un re e intona la satanica “ballata del mondo”, tenendo sprezzante una sfera in mano (Ecco il mondo). Quindi getta la sfera e sui frantumi s’accende una danza infernale. Faust è turbato da una visione in cui Margherita gli appare col collo rigato di sangue.
Una prigione
Margherita è distesa su un giaciglio, fuori di senno, condannata per aver avvelenato la madre e affogato il figlioletto avuto dalla relazione con Faust (L’altra notte in fondo al mare). Faust, guidato da Mefistofele, viene per liberarla ma Margherita, dopo il primo abbandono alla gioia, ricade nel delirio e invoca il perdono del cielo per il suo peccato (Spunta l’aurora pallida). Quindi muore rinnegando Faust. Voci dall’alto annunciano la sua salvezza.
Sabba classico. Sulle sponde del fiume Penejos, nell’Attica antica
La luna immobile allo zenit spande sul paesaggio una luce incantevole. Elena rievoca l’incendio di Troia (Notte cupa, truce). Mentre Mefistofele sente di non avere alcun dominio sulle divinità classiche, Faust si prostra ai piedi di Elena, invocandone il nome (Forma ideal, purissima). Tutta questa scena vuol significare l’incontro dello spirito classico con quello romantico.
Laboratorio di Faust, come nel primo atto, ma qua e là diroccato dal tempo
Ritornato vecchio, Faust è raccolto in profonda meditazione (Giunto sul passo estremo). A mano a mano che il suo spirito si orienta verso Dio, Mefistofele, che incombe dietro il seggiolone come un incubo, lo richiama con insistenza, esortandolo a seguirlo ancora in un mondo di piaceri. Mentre le Falangi celesti intonano le lodi al Creatore e appaiono, suscitate da Mefistofele, le Sirene, che vanno però scomparendo alla luce celestiale che illumina il fondo della stanza, Faust afferra il Vangelo, implora Dio di allontanare il demonio e, esaltando la suprema bellezza di quell’attimo fuggente, cade morto. I Cherubini proclamano in coro la sua salvezza, mentre scende dall’alto una pioggia di rose sotto la quale si dibatte Mefistofele che sprofonda sotto terra.
Teatro alla Scala, Milano.
Compare in
Mefistofele; Boito, Arrigo
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