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Il 3 dicembre del 1967, presso il Groote Schuur Hospital di Città del Capo, in Sudafrica, il chirurgo Christian Barnard eseguiva il primo trapianto cardiaco. Il paziente di Barnard visse solo per 18 giorni, ma l'intervento poté comunque definirsi un successo: solo un anno dopo erano già stati eseguiti altri 97 trapianti; nel 1984, le persone che vivevano grazie al cuore di un'altra persona erano 1418. In Italia il primo intervento venne eseguito il 13 novembre 1985 presso il centro trapianti dell'Università di Padova. Questo articolo dell’Annuario Encarta del dicembre 1997 celebra il trentennale di quella fondamentale tappa della storia della chirurgia.
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Da un punto di vista clinico, l'ostacolo principale alla riuscita di un trapianto cardiaco è rappresentato dal rigetto, causato dai meccanismi di difesa che l'organismo ricevente mette in atto nei confronti del cuore 'estraneo'. Nel sistema immunitario sono presenti infatti delle cellule, i linfociti T, deputate al riconoscimento e all'eliminazione di tutti gli agenti estranei, potenzialmente patogeni; tali cellule riconoscono come estraneo anche l'organo trapiantato e innescano pertanto il processo di eliminazione. La scoperta, nel 1978, della ciclosporina, sostanza derivata da un fungo, ha rivoluzionato la storia dei trapianti: sopprimendo la crescita dei linfociti T, la ciclosporina impedisce loro di agire rigettando l'organo trapiantato. Da allora, grazie agli immunosoppressori, oltre il 70% dei trapianti cardiaci ha avuto successo. Gli immunosoppressori tuttavia deprimono il sistema immunitario del paziente trapiantato, per il quale infezioni banali possono trasformarsi in cause di decesso. Sono pertanto in fase di sperimentazione nuove tecniche, che intervengano direttamente sul sistema immunitario, 'insegnando' all'organismo ad accettare l'organo trapiantato: si tratterebbe allora non più di inibire, bensì di indirizzare l'azione del sistema immunitario.
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Altre risorse |
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La maggiore limitazione al diffondersi della pratica del trapianto cardiaco rimane ancora oggi la scarsa disponibilità di organi, dovuta anche a una legislazione che tarda a incoraggiarne la donazione. In Italia, ad esempio, la legislazione che autorizza il prelievo del cuore risale al 2 dicembre 1975 e prevede 'l'accertamento della morte secondo parametri clinici e strumentali differenziati per la morte cardiaca e per quella cerebrale (stabiliti dalla legge n. 578 del 29 dicembre 1993); un periodo di osservazione post mortem di 12 ore; l'istituzione di una commissione di tre medici – diversi da quelli che eseguono prelievo e trapianto – e il dovere per i sanitari di segnalare alla direzione sanitaria i candidati al prelievo; il divieto di prelievo nel caso in cui vi fosse un esplicito dissenso del defunto in vita o un rifiuto scritto dei parenti fino al secondo grado'.
Oltre a una maggiore sensibilizzazione dell'opinione pubblica per aumentare il numero di donatori, altre strade intraprese per far fronte alla carenza di organi sono lo xenotrapianto e l'utilizzo di cuori artificiali. Lo xenotrapianto consiste nell'utilizzo di organi prelevati da animali: un caso che fece molto scalpore fu quello di Baby Fae, una bambina di 12 anni che nel 1984 visse per 21 giorni grazie al cuore di un babbuino. Tale pratica presenta però rischi di infezione non del tutto conosciuti e numerosi problemi di carattere etico, legati principalmente all'utilizzo di animali specificamente allevati e geneticamente alterati per rendere i loro organi compatibili con il sistema immunitario dell'essere umano.
Fra i cuori artificiali, il primo a essere utilizzato, nel 1982, fu lo Jarvik 7. Del tutto simile a un cuore umano, ma realizzato in plastica, alluminio e Dacron e alimentato esternamente, fu impiantato da un'equipe dell'Università dello Utah in un paziente che sopravvisse 112 giorni. In realtà, l'utilizzo di apparecchiature che vanno a sostituire completamente il cuore del paziente non ha ancora superato lo stadio sperimentale. Più diffuse sono le macchine (come il Termedix o il Novacor) che forniscono la cosiddetta assistenza ventricolare elettromeccanica al ventricolo sinistro del cuore malato. Nella maggior parte dei casi si tratta di 'soluzioni ponte' per permettere al paziente di vivere in attesa che un cuore umano si renda disponibile, sebbene talvolta le macchine siano utilizzate come vera e propria alternativa al trapianto cardiaco.
Compare in
Chirurgia; Trapianto; Barnard, Christian Neethling; Cuore; Antigene; Ciclosporina; Anticorpo
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