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L'arte dei sogni presso gli aborigeni australiani

L'arte dei sogni presso gli aborigeni australiani

L'arte moderna degli aborigeni australiani ha iniziato ad affermarsi e ad essere universalmente riconosciuta solo negli anni Settanta. Questo articolo, tradotto dal Collier’s Year Book del 1993, illustra le tecniche pittoriche usate e spiega come la cultura tradizionale, la religione e i cambiamenti portati dalla colonizzazione e dalla vita moderna si riflettano nell'opera degli artisti.

Fatta eccezione per alcuni antropologi e collezionisti, la straordinaria produzione artistica degli aborigeni australiani è rimasta decisamente sconosciuta fino agli anni Settanta. Prima nei libri sull'arte primitiva si trovava qualche fotografia di opere degli aborigeni, in genere dipinti su corteccia provenienti dalla Terra di Arnhem, e a volte un curatore particolarmente attento inseriva questi dipinti persino nelle mostre di arte australiana contemporanea. Ma queste striscioline di corteccia, ricoperta di terre ricche di minerali ferrosi, marrone scuro, su cui sono dipinti con un tratteggio leggero e a linee sottili gli spiriti mimi, ai non eletti parlavano solo di primitivismo.

Altre risorse

Oggi la situazione è cambiata in modo drastico. Nel giro di qualche decennio l'arte aborigena ha varcato gli angusti confini dell'espressione etnica o 'primitiva', per occupare un posto importante tra i movimenti artistici contemporanei, nelle più famose gallerie d'arte e nei più grandi musei del mondo. Nelle comunità di aborigeni che vivono nel cuore deserto dell'Australia Occidentale e nelle regioni tropicali del nord, si è verificata una straordinaria rinascita artistica, e sono nati diversi gruppi che hanno esplorato molte tecniche artistiche contemporanee per esprimere non solo motivi culturali, tradizionali e religiosi della loro cultura, ma anche temi moderni. L'aumento della produzione artistica si è esteso in seguito alle comunità di aborigeni delle città del Nuovo Galles del Sud e della provincia di Victoria, del Queensland e dell'Australia Occidentale (rispettivamente koorie, murrie e nyoonga), ed è dovuto essenzialmente alla loro crescente consapevolezza di avere dei diritti, e alla richiesta di ottenere voce politica e sociale all'interno della società australiana. L'arte aborigena combina l'espressione di tali rivendicazioni con una spiritualità onnipervasiva e con un grande attaccamento alla propria terra. Oggi gli aborigeni si spostano attraverso il continente, e anche se le note distintive della loro produzione artistica affondano le radici nella provenienza geografica e nella cultura del singolo artista, progetti, temi e idee si mescolano in continuazione. La maggior parte di ciò che è stato definito 'arte tradizionale degli aborigeni' è opera di comunità che distano l'una dall'altra centinaia di chilometri.

La lotta per il riconoscimento

Per lungo tempo l'arte figurativa degli aborigeni si limitò alla decorazione del corpo, alle iscrizioni rupestri e ai dipinti su corteccia prevalentemente di natura rituale. Queste opere narravano le leggende di Tyukurpa, una parola che può essere tradotta come 'l'antica età del sogno', l'era della creazione in cui gli spiriti ancestrali disegnarono il profilo della terra e generarono la vita. Il nome stesso indica come l'atto della produzione artistica venisse inteso come uno stato onirico e spiega come gli stessi manufatti artistici vengano tuttora chiamati 'sogni'. Alla fine degli anni Sessanta gli aborigeni ottennero i primi successi nella lotta per la rivendicazione dei loro diritti civili. Acquisirono finalmente il diritto di voto, vennero per la prima volta censiti come cittadini australiani, vennero loro assicurate particolari strutture di assistenza medica ed educativa e si istituirono organismi di tutela delle loro tradizioni culturali. Proprio all'interno di questi programmi sociali, si fece in modo di assistere e facilitare l'attività artistica presso le varie comunità aborigene: iniziò intorno alla metà degli anni Settanta anche un mercato legato alla commercializzazione dei manufatti artistici aborigeni. Nella Terra di Arnhem, la parte più settentrionale della regione del Territorio del Nord, si svilupparono molte comunità di pittori, concentrati per lo più nelle cittadine di Yrrkala, Raminginging e Maningrida, sull'Isola di Bathurst. Il Ministero per la cultura e l'arte degli aborigeni organizzò diverse mostre e il sostegno del governo stimolò la diffusione dell'interesse per l'arte aborigena. Contemporaneamente anche le comunità della regione dell'Australia Occidentale diedero vita a un vibrante stile pittorico e si contraddistinguevano per il supporto materiale: alle tradizionali cortecce si sostituivano tavole di legno, pezzi di linoleum e tele.

Già negli anni Ottanta le pitture su corteccia, le sculture, i tessuti dipinti e tutta una serie di altri manufatti artistici venivano normalmente inclusi nella maggior parte delle manifestazioni artistiche sia in Australia che nel resto del mondo. Nel 1988 le manifestazioni nazionali e internazionali organizzate per celebrare il bicentenario della colonizzazione europea dell'Australia misero in luce sia la forza della cultura aborigena e ormai anche la sua influenza sulla più vasta produzione di tutto il mondo artistico australiano. Una grande mostra sull'arte degli aborigeni, intitolata 'Dreamings' (Sogni), venne organizzata alla galleria d'arte della Asia Society, a New York, seguita poco dopo da un'esposizione di artisti del deserto alla Galleria Weber, sempre a New York.

I dipinti su corteccia della Terra di Arnhem

La terra di Arnhem è una vasta regione sulla costa del Territorio del Nord: tra le su fitte foreste si aprono pianure acquitrinose popolate di ninfee, di brolgas (una specie di gru australiana) e di altri uccelli acquatici. Gli intricati disegni totemici a linee che si intersecano, tipici delle pitture su corteccia della Terra di Arnhem, venivano tracciati anche sul petto dei danzatori nelle cerimonie rituali. Gli abitanti della zona, gli yolgnu, possiedono un antichissimo patrimonio culturale fatto di canti e di dipinti che narrano dell'arrivo dei loro antenati dal mare. La loro arte è ricca di suggestioni indonesiane: in effetti i pescatori di Makassar, seguendo i venti stagionali, giunsero sulle coste della Terra di Arnhem almeno 400 anni prima degli europei, e qui costruirono villaggi, e lavorarono fianco a fianco con gli aborigeni nella raccolta di lumache di mare e di trepang. La moderna pittura su corteccia si sviluppò nel tardo XX secolo, sulla base della pittura corporea rituale e funeraria. Era tradizione deporre le ossa dei defunti all'interno di tronchi cavi dipinti con motivi mitologici. I confini occidentali della Terra di Arnhem si estendono all'interno del Parco Nazionale di Kakadu, territorio dei Gunwinggu. Le gole e i pendii scoscesi della costa sono ricchi di gole e crepacci popolati, secondo la tradizione, da una molteplicità di spiriti, alcuni benevoli come i mimi, che insegnarono agli aborigeni a cacciare e a vivere in armonia con la terra e che sono il soggetto di moltissimi dipinti su corteccia; e altri maligni, figure terrificanti anch'esse dipinte su corteccia, su cui si sono sbizzarriti l'estro creativo e l'immaginazione degli artisti.

Ngalyod, il serpente arcobaleno che si alza nel cielo dopo i temporali, secondo i Gunwinggu, se incollerito si scaglia contro coloro che l'hanno offeso. Quando questo grande spirito si aggirava nel sottosuolo i fiumi scorrevano dietro di lui, plasmando così la terra. Il serpente arcobaleno è una figura importante in molte cerimonie rituali: per questo motivo è spesso il soggetto di molti dipinti su corteccia. La tradizionale sepoltura nei tronchi cavi è tuttora praticata occasionalmente nelle regioni occidentali della Terra di Arnhem, e di recente sono state realizzate sculture religiose ricavate da tronchi splendidamente dipinti con motivi totemici. Uno spettacolare gruppo di sculture è stato dipinto nel 1988 per l'Australian National Gallery di Canberra, dove è in esposizione permanente: realizzato da un gruppo di artisti delle regioni centrali e occidentali della Terra di Arnhem provenienti perlopiù da Raminginging, consiste in 200 tronchi funerari che commemorano tribù, linguaggi e persone scomparsi nei 200 anni di dominazione europea.

I dipinti del Deserto occidentale

Le comunità aborigene che vivono del deserto sono molto diverse tra loro e hanno cultura e lingue differenti. Li unisce la tradizione di canti che oltrepassano i confini territoriali delle tribù e che narrano i viaggi degli spiriti ancestrali. In queste zone le credenze su Tjukurpa permeano ogni aspetto della vita. Una di queste storie, 'Le sette sorelle', narra di un viaggio che dal deserto dell'Australia Occidentale condusse le protagoniste fino alla terra dei Pitjantjatjara, nell'Australia meridionale, attraverso zone in cui si parlavano lingue diverse. Il viaggio delle sette sorelle viene di solito cantato durante la cerimonia dell'inma, che dura tutta la notte, e racconta le peripezie di sette giovani donne inseguite per tutta l'Australia da un assassino di nome Wati Nyru, che per avvicinarsi a loro adotta diversi travestimenti, camuffandosi per esempio da albero o da uccello. Quando le ragazze si nascondono in una caverna, Wati Nyru compare all'ingresso, ma le donne riescono a sfuggirgli attraverso un passaggio sotterraneo. Via via che l'inseguimento prosegue, la rabbia di Wati Nyru cresce, al punto che l'uomo decide di far ammalare una delle sorelle con un incantesimo. Quando la ragazza muore, le altre la portano in cielo e si trasformano in stelle. Ecco perché di notte si vedono in cielo le stelle delle sette sorelle, inseguite da Wati Nyru: non è altro che la variante australe del mito delle Pleiadi e di Orione.

Fino al 1971 gli aborigeni del deserto realizzarono poche opere artistiche permanenti, a parte le armi e gli utensili tradizionali. Poi avvenne un grande cambiamento: nella piccola colonia governativa dei papunya, situata a circa 200 chilometri a nordovest di Alice Springs, Geoff Bardon, un giovane professore del posto, realizzò con i suoi studenti un murales sulle pareti della scuola. Fino a meno di dieci anni prima la tribù nomade dei pintubi si spostava da un capo all'altro del Deserto Occidentale, ma una terribile siccità li aveva costretti a stabilirsi nella zona dei Papunya. Quando i ragazzi iniziarono a dipingere il murales, alcuni degli uomini che lavoravano come giardinieri nei pressi della scuola si avvicinarono e in seguito si misero a disegnare accanto a loro. Al posto delle immagini realistiche di alberi e uccelli disegnate dai bambini, però, queste persone iniziarono a dipingere i loro simboli tradizionali: orme, cerchi e linee sinuose. Bardon li incoraggiò a proseguire e distribuì loro tavole, tele e altri materiali da disegno. Nel giro di qualche tempo tutti gli anziani dipingevano su ogni superficie disponibile, compresi frammenti di materiale da costruzione e portiere di automobili. Dipingevano scene di Tjukurpa, simboli del viaggio degli antenati attraverso la loro terra e immagini astratte della vegetazione della zona. Ogni dipinto raffigurava un luogo sacro o un avvenimento dell'età Tjukurpa. Tra i vari simboli, quello a forma di U raffigurava le persone sedute, l'ovale rappresentava recipienti di legno portati dalle donne, mentre delle specie di bastoni simboleggiavano gli attrezzi usati per scavare. Il luogo rappresentato era sempre raffigurato a cerchi concentrici, simbolo di sorgenti d'acqua, di importanza vitale per sopravvivere nel deserto.

Quasi subito gli artisti adottarono una tecnica a punteggiatura prima per alcune parti dei dipinti e poi per tutta l'opera. Usavano ramoscelli masticati come pennelli e costruivano lo schema e l'intero dipinto con strati successivi di puntini. Nel giro di dieci anni questa tecnica si diffuse dai Papunya a diverse altre comunità, che realizzarono tutte opere il cui particolare distintivo era la tecnica a punteggiatura. A quanto pare questo stile particolare, definito anche 'a cerchi e punti' si è sviluppato a partire dai disegni e dai simboli usati nella tradizione. Per esempio nelle cerimonie sacre i danzatori maschi hanno il corpo coperto di piante e di piume mescolati a terre colorate, e indossano elaborati copricapi, così da assumere le sembianze degli spiriti ancestrali che interpretano nella danza rituale, diventando per così dire delle sculture viventi. La miscela di piume, ocra e grasso forma una poltiglia che viene applicata sul corpo a macchie. I danzatori, inoltre, interpretano i racconti su Tjukurpa tutto intorno e sopra un enorme dipinto realizzato sul terreno con gli stessi materiali. Al termine della danza i motivi disegnati sul terreno e sul corpo dei danzatori sono completamente cancellati. Questo aspetto effimero, transitorio dell'arte del deserto fu forse il motivo per cui gli osservatori dei primi del XX secolo non riuscirono ad apprezzare la splendida tradizione dell'arte figurativa degli aborigeni. Dopo la nascita dei movimenti pittorici degli anni Settanta, però, il mondo poté godere in tutta la loro bellezza delle straordinarie opere d'arte delle comunità aborigene. Fin dalla fine degli anni Settanta gli artisti dipingevano ormai prevalentemente su tela. A volte le loro opere erano di dimensioni ragguardevoli, addirittura di 3 metri per 6, e spesso vi lavoravano contemporaneamente più persone, spesso fratelli o parenti, che dipingevano scene religiose sotto la direzione dei custodi della conoscenza. A volte anche le donne aiutavano: facevano da assistenti nella fase della punteggiatura, e si occupavano di dipingere i particolari della vegetazione sullo sfondo, con una spiccata preferenza per piante come il mulga grigio-verde, i fiori azzurri e rossi del solanum o i boccioli gialli dell'acacia.

Passò diverso tempo prima che anche le donne si affermassero nell'ambito dell'arte aborigena. I primi dipinti di una certa importanza, realizzati da donne papunya, risalgono al 1983. Nello stesso periodo si inserì nel panorama artistico anche una comunità vicina, quella degli yuendumu, che nel 1985 tenne la sua prima mostra di un certo rilievo e che annoverava anche diverse pittrici. Nelle cerimonie sacre riservate alle donne i disegni sul terreno sono più semplici, e tra le donne warlpiri al centro del disegno viene posto un palo sacro. Nei loro dipinti religiosi le donne fanno spesso riferimento a queste cerimonie, raffigurando il palo sacro, il suolo disegnato, e gruppi di donne che cantano e che assistono alla cerimonia sedute in cerchio. Più spesso, tuttavia, la produzione artistica femminile racconta il ruolo della donna nella società aborigena, in veste di raccoglitrice di cibo o mentre caccia piccoli marsupiali e rettili. Sono frequenti anche i dipinti che raffigurano formiche da miele, larve, semi, fagioli, pomodori selvatici e banani, motivi che si ritrovano nelle cerimonie rituali. Sia per i pittori del deserto che per gli artisti della Terra di Arnhem l'arte non è solo un modo per esprimere il loro legame con la terra, ma anche un mezzo di scambio economico con il resto del mondo. Visto che le opere maggiori possono raggiungere prezzi molto alti (addirittura 25.000 dollari), i migliori artisti hanno scelto di lavorare a opere molto grandi anziché aumentare la produzione di piccoli pezzi per rispondere alla domanda crescente di turisti e visitatori.

I disegni tradizionali degli aborigeni si sono integrati alla vita culturale del paese. La facciata della nuova sede del Parlamento, a Canberra, per esempio, è decorata da un mosaico di Michael Nelson Tjakamarra, membro della seconda generazione dei pittori papunya.

Pittura contemporanea

L'arte aborigena contemporanea non esprime solo valori spirituali, ma anche idee e temi moderni. Le comunità tribali usano la produzione artistica per affrontare argomenti come il rispetto della legge e la difesa delle specie in via di estinzione. Alcuni lavori vengono usati anche a scopo educativo, ad esempio per mettere in guardia i giovani sui pericoli che derivano dalla droga e dall'alcolismo. Nelle città e nei centri urbani, anche i koories e i murries, che vivono in maniera molto diversa dalla gente delle comunità isolate, si esprimono attraverso le arti figurative, dando vita a un movimento artistico rivolto soprattutto al riesame della storia della cultura australiana vista dalla parte dei colonizzati. Le modalità espressive dell'arte aborigena contemporanea sono molto diverse per contenuto e tecniche usate, e riflettono il background e l'esperienza dei singoli artisti. Alcuni degli aborigeni delle città lavorano da soli, mentre altri si sono riuniti in cooperative. Tra i boomalli di Chippendale, a Sydney, ci sono artisti che utilizzano diverse forme di espressione: ci sono fotografi koori, registi cinematografici, scultori, pittori e illustratori.

Molti degli artisti aborigeni delle città sono autodidatti, ma oggi altrettanti hanno ricevuto un'educazione artistica a scuola, e hanno sviluppato un talento tecnico e concettuale che utilizzano non solo per esprimere temi personali, ma anche per comprendere le loro origini, la loro religione e il contesto sociale in cui vivono nella moderna Australia. In genere questi artisti dipingono o eseguono stampe per esprimere la propria personalità, e considerano essenziale che sia la loro persona che le loro opere siano accettate prima di tutto dagli appartenenti alla comunità. I colori, le immagini e la forza dei temi dell'arte aborigena contemporanea spesso sono irresistibili. Pochi di loro ritengono che la tradizionale terra color ocra sia essenziale, e scelgono invece la più eccitante varietà di colori acrilici a disposizione. Come nel caso dei movimenti artistici dei moderni indigeni del Sudamerica, dell'Africa e del Pacifico, i cambiamenti nell'arte etnica riflettono l'influenza dell'industrializzazione, del turismo e dell'usurpazione della loro terra e della loro cultura. Eppure in tutte queste zone, come in Australia, lo shock culturale prodotto da tali confronti dà nuova energia alla pittura contemporanea.

Gli aborigeni australiani sono attivi anche nel campo del design di tessuti e delle illustrazioni di libri per bambini. In Australia e in tutto il mondo l'arte degli aborigeni è ormai presente con una certa autorevolezza, per esprimere convinzioni, cultura e aspirazioni del loro popolo.

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