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Bogbodies (corpi delle paludi) è il nome dato dagli archeologi ai resti mummificati di esseri umani ritrovati a partire dal Settecento nelle torbiere del Nord Europa. Il perfetto stato di conservazione dei cadaveri di uomini vissuti presumibilmente tra 2200 e 2000 anni fa è dovuto alle particolari condizioni ambientali delle torbiere, dove i batteri aerobi, responsabili della decomposizione, non possono vivere a causa dell'assenza di ossigeno, dell'acidità del terreno e della bassa temperatura.
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Un piede umano gonfio d'acqua e nero di terra, che il nastro trasportatore di un'azienda agricola ha scodellato tra le mani di un operaio. Un avambraccio raggrinzito rimasto appeso al badile di un contadino. Tre teste mozzate, con vistose chiome rosse. E una manciata di corpi più o meno integri tra cui un uomo sui quarant'anni semidecapitato da un pezzo di ferro, due ragazze con una corda al collo e il cuoio capelluto asportato, un vecchio sgozzato e un bambino tagliato a metà. Effetti pulp sul set di un film horror di bassa lega? No. L'inventario di un lindo museo a Silkeborg, Danimarca. Dove un'équipe di studiosi guidata dagli archeologi Christian Fischer e Wijnand van der Sanden è alle prese con i bogbodies (corpi delle paludi), una serie impressionante di resti umani che dal Settecento a oggi sono affiorati nelle umide torbiere del Nord Europa. Uomini, donne, ragazzi. Tutti stroncati da morte violenta in un periodo compreso tra la tarda età del Ferro (2.500 anni fa) e il primo secolo dopo Cristo, in aree corrispondenti alle attuali Danimarca, Germania settentrionale e Inghilterra. Conservati nei secoli grazie alle particolari caratteristiche chimico-fisiche del suolo, hanno fatto cadere in madornali errori i primi specialisti che tentavano di stabilire le date dei decessi. Nel 1835, per esempio, il corpo di una donna uccisa da 25 secoli fu scambiata per una regina danese del Settecento. 'E l'8 maggio 1950 un cadavere ritrovato nelle paludi di Bjaeldskovdal, a 10 chilometri da Silkeborg, tenne gli inquirenti con il fiato sospeso', racconta Fischer, 'perché somigliava allo studente sparito nel nulla qualche mese prima a Copenaghen. Chiamati all'obitorio, i genitori sollevarono il lenzuolo e piansero di sollievo. Ma mai avrebbero pensato di aver versato lacrime su un giovane spirato ai tempi di Giulio Cesare'.
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Altre risorse |
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Si trattava in effetti dell'Uomo di Tollund, sul cui viso sono presenti ancora ciglia e sopracciglia, oggi considerato la mummia meglio conservata. Le perizie necroscopiche sul corpo che ingannò le autorità danesi parlano di un individuo sui 30-40 anni, alto un metro e sessanta circa, con addosso un cinturone e un cappuccio in pelle di pecora. Causa del decesso: impiccagione, come testimonia il pezzo di corda che ancora gli cinge il collo. Ultimo pasto: un frugale minestrone a base di semi di lino, orzo e frumento. Poi c'è la Bambina di Windeby, trovata in Germania nel 1952 con gli occhi bendati. L'Uomo di Lindow (Inghilterra, 1984), a cui hanno spaccato la testa a bastonate. La Donna di Elling (Danimarca, 1938), dalla lunga treccia bionda, anche lei trucidata. 'Sono queste e poche altre le mummie, dimenticate nei magazzini dei musei di mezza Europa, che siamo riusciti a recuperare. E pensare che nel secolo scorso ne sono state trovate centinaia, come testimoniano i giornali dell'epoca', ci racconta Christian Fisher. 'Peccato che nessuno ne comprendesse lo straordinario valore, anche perché le moderne tecniche di datazione erano di là da venire'. E racconta di cadaveri mai identificati e frettolosamente sepolti nei terreni delle chiese, oppure stipati negli ossari dei cimiteri dove presto si disgregavano. Tra i più sensibili ai misteri della Storia, il macellaio della cittadina tedesca di Schleswig, sul Baltico: nel retrobottega aveva accuratamente affumicato un corpo che gli era capitato tra le mani. Correva l'anno 1870. 'Non sappiamo quale fu la reazione dei clienti quando scoprirono cosa penzolava tra i prosciutti', scherza Christian Fischer. 'Fatto sta che il Rendwuhrer Man, sebbene rovinato dal rudimentale trattamento, è uno dei pochi reperti del secolo scorso che ci siano arrivati ancora integri'.
Un altro boom nel ritrovamento di cadaveri si ebbe durante e subito dopo la seconda guerra mondiale, quando la penuria di carbone indusse le popolazioni nordeuropee a estrarre in grossi blocchi la torba (che in effetti può essere considerata una sorta di carbone 'giovane') e a sfruttarla come combustibile. 'Da allora in poi, finalmente, si cominciò a trattare i bogbodies con maggior cura', dice lo specialista olandese Wijnand van der Sanden. 'Le autorità provvedevano a sequestrarli ai raccoglitori di torba e ad affidarli agli archeologi, che li spalmavano con cera d'api per una corretta conservazione. Purtroppo però i sofisticati metodi di datazione al carbonio non erano ancora stati messi a punto: per stabilire l'epoca dei decessi ci si limitava perlopiù ad analizzare i pollini presenti in abbondanza nel sedimento circostante, con margini di errore di diversi secoli'. Così, senza dati certi sull'origine, le mummie d'Europa vennero accatastate nei sotterranei dei musei, tra file di rettili in formalina e mammiferi impagliati. E d'altro canto, negli anni successivi, il progressivo esaurimento dei giacimenti di torba fece sì che nessun corpo venne più ritrovato, 'esaurendo' anche la voglia di saperne di più su una pagina inquietante della storia europea.
Il dossier bogbodies si riapre definitivamente 14 anni fa, complici un giovane di circa 20 anni tormentato dall'artrite e un acuto cronista. Il primo è l'Uomo di Lindow, cadavere trovato una fredda mattina del 1984 nelle torbiere dell'omonima località inglese. Ha il merito di aver dato nuova linfa alla ricerca, spingendo i ricercatori a effettuare sul suo corpo un vero e proprio check-up ma, soprattutto, a riconsiderare anche i reperti dimenticati nelle cantine. Il cronista invece si chiama Publio Cornelio Tacito. E la sua opera, Germania, scritta nel 98 dopo Cristo, è sul comodino di chi cerca negli usi e costumi degli antichi popoli nordeuropei un indizio per spiegare gli omicidi. 'Presso i Germani il codardo, l'imbelle, l'uomo macchiato di vizi abominevoli vengono uccisi e gettati nelle paludi o negli acquitrini', scrisse lo storico latino a proposito dei nuovi vicini di casa (l'Impero Romano a quei tempi era arrivato quasi al confine con l'attuale Danimarca). La testimonianza, in effetti, spiegherebbe il fatto che molti cadaveri presentano terribili lesioni, come se le vittime fossero state barbaramente giustiziate. E tra i 'vizi abominevole' c'era di sicuro l'omosessualità: entrambi maschi erano infatti i componenti della coppia di Weerdinge (Olanda), pugnalati alla schiena e sprofondati in torbiera praticamente abbracciati.
L'ipotesi di una lunga serie di giustiziati, tuttavia, non spiega tutto. Molti corpi sono stati accuratamente composti dopo la morte, con occhi e bocca chiusi; alcuni non presentano nemmeno segni esteriori di violenza. E il fatto che le paludi fossero considerate un luogo sacro dai Germani della tarda età del Ferro, una sorta di area di contatto tra il terreno e il soprannaturale in cui fare offerte agli dèi (la torba ha infatti restituito doni votivi tra cui vasellame, spade e monili vari), fa pensare ai bogbodies anche come a probabili vittime sacrificali. Sfogliando Tacito si trova per esempio la dettagliata cronaca della cerimonia rito in onore di Nerthus, dea della terra (Germania, XL). Il suo simulacro, issato su un carro, veniva trasportato da numerosi schiavi nelle campagne. 'Poi il carro e la divinità stessa vengono purificati in un lago; il rito viene officiato dagli stessi schiavi, che si lasciano inghiottire dalle acque'. Appartengono a loro i cadaveri non identificati che stanno facendo impazzire i 'medici legali' del museo di Silkeborg? 'Impossibile dirlo con certezza', taglia corto Christian Fischer. Come in ogni buon giallo, risolto l'enigma resta sempre qualche lato oscuro.
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Metello Venè, Cadaveri eccellenti, in Airone, Gennaio 1998.
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Mummificazione; Archeologia
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