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Associazione di intellettuali, industriali, scienziati e personalità politiche di diversa nazionalità fondata da Aurelio Peccei nel 1968, il Club di Roma prosegue il lavoro di ricerca sulle dinamiche di sviluppo del genere umano sulla base dei fattori economici, ecologici e sociali.
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Oltre trent'anni fa, dal 6 all'8 aprile 1968, nel Palazzo della Farnesina, sede dell'Accademia dei Lincei a Roma, si tenne la prima riunione di un ristretto gruppo di intelettuali, scienziati, personalità politiche di diversa nazionalità. Come Aurelio Peccei, straordinaria figura dalle eccezionali qualità umane e intellettuali, lo scozzese Alexander King, direttore degli affari scientifici dell'OCSE, Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, Dgerman Guisciani, georgiano, all'epoca vicepresidente del piano quinquennale dell'Unione Sovietica, Edgardo Macorini, direttore della Est, Edizioni scientifiche e tecniche dell'Arnoldo Mondadori di Milano e, dal 1970, Umberto Colombo, futuro ministro della Ricerca scientifica in Italia, presidente dell'European Science Foundation e direttore della ricerca strategica della Montedison. 'Erano finiti gli anni Cinquanta, dedicati alla ricostruzione dei paesi dilaniati dalla seconda guerra mondiale', ricorda oggi Macorini, 'e si era già percorsa buona parte del decennio successivo: dieci anni segnati dal 'miracolo economico', che aveva regalato benessere e prosperità a una parte del pianeta, ma allo stesso tempo percorsi da profonde contraddizioni: l'innalzamento del Muro di Berlino, l'installazione dei missili sovietici a Cuba, l'assassinio del presidente degli Stati Uniti John Fitzgerald Kennedy e dell simbolo della lotta dei neri contro il razzismo Martin Luther King, le lotte di liberazione in Mozambico e Angola, la tragedia vietnamita. In varie università del mondo, a Berkeley nel 1964, alla Sorbona di Parigi nel 1968, erano sorti movimenti di rivolta, a testimoniare il disagio dei giovani di fronte alle ingiustizie sociali, ai divari tra paesi poveri e ricchi, alla intollerabile contraddizione di un mondo diviso a metà, dove da un lato non si era mai stati così bene e dall'altro così male.
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'Esponenti di primo piano di questa società', continua Macorini, 'gli uomini riuniti alla Farnesina nell'aprile del 1968, tentarono di analizzare come le contraddizioni degli anni Sessanta avrebbero influito sul futuro del pianeta'. Nasceva così il Club di Roma, un'associazione umanitaria a numero chiuso (non possono appartenervi più di 100 persone) in vita ancora oggi, cui va il merito di una fondamentale intuizione: i problemi dell'umanità non si potevano né si dovevano affrontare separatamente o su scala nazionale, ma andavano inquadrati in un unico grande dibattito, quello della cosiddetta problematica globale e di quello che nel futuro sarebbe stato definito sviluppo sostenibile. 'Questi problemi', scrivevano Alexander King e Aurelio Peccei, 'hanno tre caratteristiche in comune: hanno dimensioni ed effetti su scala mondiale e si manifestano in tutti i paesi a certi livelli di sviluppo indipendentemente dai sistemi politici e sociali vigenti; sono complessi e variano in funzione di molteplici elementi tecnici, sociali, economici e politici; interagiscono tra loro secondo modalità non ancora chiarite. Nessun Paese, neppure il più grande, può sperare di risolvere i propri problemi se non si risolvono prima quelli che minacciano il sistema nel suo insieme'.
Un approccio scientifico
Non modificare il modo di produrre, consumare e vivere che caratterizzava gli anni Sessanta (e che è proprio anche dell'epoca attuale) avrebbe fatalmente portato il mondo a urtare contro limiti invalicabili. Per dimostrare questo principio, che nel 1968 era estremamente nuovo e avanzato, il Club di Roma affidò al celeberrimo MIT, Massachusetts Institute of Technology, il compito di studiare a fondo la natura, le dimensioni e la dinamica della problematica globale. A questo scopo si individuò il formalismo matematico più adatto a trattare scientificamente gli oggetti in questione: fu scelto il metodo basato sull'analisi dinamica dei sistemi, inventato da Jay Forrester. 'Con un modello matematico piuttosto semplice, un gruppo interdisciplinare di scienziati coordinati da Dennis Meadows ha individuato cinque fenomeni', ricorda Umberto Colombo, 'in base ai quali sono state elaborate previsioni sul futuro del mondo. Questi fenomeni sono la crescita demografica, la crescita della produzione agricola, lo sfruttamento delle risorse non rinnovabili, l'inquinamento e la produzione industriale con conseguente generazione di inquinamento. 'Questo studio, che è stato compendiato in un rapporto intitolato The Limits to growth (in italiano I limiti dello sviluppo), concluse che si sarebbe arrivati a un collasso del sistema socio-economico mondiale entro cento anni, intorno al 2060-2070'.
Tradotto in una trentina di lingue e venduto in oltre 30 milioni di copie, I limiti dello sviluppo rappresentò una pietra miliare nell'universo culturale degli ultimi anni Sessanta: definì in modo inequivocabile i grandi temi sui quali l'intera società umana avrebbe dovuto prima o poi misurarsi e ne diffuse la conoscenza presso un pubblico vastissimo. Contribuì a trasformare la sensibilità di un ristretto cenacolo di menti illuminate in patrimonio della coscienza universale: ne sono testimonianza, negli anni successivi, alcune iniziative chiaramente ispirate a esso, come il famoso rapporto Brundtland alle Nazioni Unite del 1987 (dal nome di Gro Harlem Brundtland, allora primo ministro norvegese e poi direttore dell'Organizzazione Mondiale della Sanità) intitolato Our common future (in italiano Il futuro di noi tutti), e la conferenza mondiale su ambiente e sviluppo di Rio de Janeiro del 1992. 'Il Club di Roma', sostiene Umberto Colombo, 'nel definire tra i primi la necessità di un tipo di sviluppo che nel soddisfare i bisogni del presente non pregiudichi le possibilità delle generazioni future, non si sentì comunque artefice di un pensiero originale; ma piuttosto assertore di una nuova linea di tendenza culturale, alla base della formazione di una nuova mentalità'.
Dello stesso parere, d'altra parte, era Adriano Buzzati-Traverso, biologo e vicedirettore generale dell'Unesco per le Scienze, che nel 1972 scriveva: 'I limiti dello sviluppo verrà citato negli anni a venire come il punto di partenza di un profondo riesame dei valori che hanno retto le società occidentali in questi ultimi due secoli. In un certo senso questo studio può venire paragonato al movimento degli enciclopedisti francesi che schiuse l'età moderna'.
Tra passato e presente
Dopo I limiti dello sviluppo altri titoli, tra cui Strategie per sopravvivere (1974), Oltre l'età dello spreco (1976), Obiettivi per l'umanità (1978), Imparare il futuro (1979) e La prima rivoluzione globale (1992), sono venuti a precisare sempre meglio gli obiettivi ai quali il Club di Roma dedica la propria attenzione. Lo spirito che anima gli attuali appartenenti all'associazione, che ha sede a Parigi ed è presieduta dall'intellettuale spagnolo, ex ministro dell'Educazione, Ricardo Diez Hochleitner, è lo stesso che ispirava gli uomini del passato: quello di coniugare il rispetto dell'ambiente con le esigenze socio-economiche dello sviluppo, soprattutto nei paesi più arretrati. 'In questi trent'anni di attività, l'attenzione del Club di Roma si è sempre più focalizzata sull'uomo, sulla sua capacità di apprendimento e adattamento e sulla formazione dei giovani', dice ancora Umberto Colombo. 'In questo senso va inquadrato il Programma Lead (Leadership for Environment and Development): rivolto a giovani manager e professionisti di varie aree provenienti da tutto il mondo, organizza corsi avanzati di gestione ambientale e per lo sviluppo che prevedono sia incontri tra appartenenti a una stessa regione (europea, giapponese, canadese, sudafricana eccetera) sia sessioni plenarie a livello mondiale. Si concorre così alla formazione di una nuova classe dirigente che conosce ecologia ed economia e non manca, come finora è avvenuto, di una cultura specifica su problemi strategici per l'umanità'.
All'età di trent'anni, festeggiati il 1° aprile 1998 con un incontro internazionale in Campidoglio, il Club di Roma non accenna a perdere vitalità: quali saranno i suoi prossimi campi d'azione? Risponde Umberto Colombo: 'L'economia mondiale è in crescita, la produzione globale è aumentata, ma il divario tra ricchi e poveri si allarga. La riduzione di questo divario in un clima democratico e di rispetto per i diritti dell'uomo è per il Club di Roma un obiettivo al quale dedicare ogni possibile sforzo'.
Manuela Stefani, Il Club di Roma: trent'anni di profezie, in Airone, Aprile 1998.
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