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Foreste casentinesi: le armonie del silenzio

Foreste casentinesi: le armonie del silenzio

Un itinerario nelle Foreste casentinesi, alla scoperta dei luoghi dello spirito immersi nella natura: il monastero e l'eremo di Camaldoli, appartenenti alla Congregazione camaldolese dell'ordine di San Benedetto, e il santuario della Verna, dove Francesco d'Assisi ricevette nel 1224 le stigmate.

A una manciata di chilometri a nord di Arezzo, nel cuore delle Foreste casentinesi, attorniati da boschi di abeti e faggi secolari, ci sono luoghi che da un millennio custodiscono fede e cristianità. Sono eremi, monasteri, santuari abitati da uomini che danno valore all'ascolto, alla riflessione, al dialogo personale non finalizzato agli obiettivi immediati da raggiungere. Coltivano il silenzio e da sempre sono e vivono in armonia con la natura. Uomini che trascorrono molte ore della giornata nella preghiera, talvolta in rigorosa solitudine, ma conservano l'antica regola di dare ospitalità a chi cerca una pausa di pace nelle loro cittadelle dello spirito. Camaldoli è il primo di questi avamposti religiosi. È costituito da un grande monastero e un piccolo eremo, distante tre chilometri, ed è abitato da una trentina di monaci appartenenti alla Congregazione camaldolese dell'ordine di San Benedetto, che ha per simbolo le due colombe che si dissetano allo stesso calice. 'È un'immagine antica di mille anni, rappresenta le due comunità dell'eremo e del monastero che si nutrono alla stessa fonte, che è Cristo', spiega don Carlo, 57 anni, vice priore dell'eremo. Ci accoglie davanti al cancello che isola le 20 celle dei monaci dalla chiesa del San Salvatore Trasfigurato, qui a 1.105 metri d'altezza dentro il Parco nazionale delle Foreste casentinesi. Porta un pesante maglione di lana, non indossa l'abito monacale ('quello lo usiamo per le funzioni religiose', precisa), ricorda ancora il momento di 30 anni fa, quando entrò qui per la prima volta: 'Ero sacerdote, quando nel '68 ho scoperto Camaldoli e ho iniziato a frequentarlo fino a entrare nella comunità, dove oggi vivo da 14 anni'.

Altre risorse

L'eremo e la foresta

Immerso in una delle più belle foreste d'Europa, l'eremo traspira tranquillità e silenzio. Fu San Romualdo, il monaco ravennate che tra il 1023 e il 1027 venne qui a riformare l'ordine benedettino, a fondarlo insieme all'ospizio, poi divenuto il monastero di Camaldoli. Le celle costituiscono la sua ossatura più medievale. Tutte uguali, con il piccolo giardino esposto a sud per avere il massimo della luce e del calore del sole, sono indipendenti e funzionali all'isolamento. 'Ogni cella è un piccolo eremo che consente al monaco di trascorrere gran parte della giornata nella preghiera, nel lavoro e nello studio. Perché il silenzio esteriore aiuta a cercare quello interiore', commenta don Carlo. Così seguiamo le regole benedettine, vivendo il cristianesimo e mettendo in comune ciò che facciamo, studio e lavoro'. Parole che ci portano indietro nel tempo, alle regole scritte intorno al 1080 dal beato Rodolfo, continuatore degli insegnamenti di Romualdo: 'Se saranno gl'Eremiti studiosi veramente della solitudine, bisognerà che habbiano grandissima cura, et diligenza, che i boschi, i quali sono intorno all'Eremo, non siano scemati, né diminuiti in niun modo, ma più tosto allargati, et cresciuti...'. In questa regola si cela il segreto della bellezza di questi luoghi. Dell'intimo rapporto con la natura che ha legato per secoli i monaci camaldolesi alla loro foresta di abeti: una regola fatta stampare nel 1520 dal beato Paolo Giustiniani obbligava a ripiantare ogni anno 'quattro o cinquemila' piante e a destinare il ricavato del legname venduto al miglioramento del bosco. Mentre in anni più recenti, nel 1857 e 1859, nei mille ettari della foresta furono piantati ben 60.000 abetini. Nessuno, compreso il priore generale di Camaldoli, aveva l'autorità di far tagliare anche un solo albero se non fosse stato autorizzato dalla sua comunità. Un rapporto di reciproco soccorso tra uomini e piante che si è mantenuto fino all'anno 1866, quando con il decreto del 7 luglio lo stato italiano decretò la soppressione degli ordini religiosi e incamerò nel suo demanio la foresta, l'eremo, il monastero e le case poderali.

Così dopo secoli i monaci venivano espulsi e gran parte dei loro codici, incunaboli e antichi testi e pergamene passava alle biblioteche di Poppi, Arezzo e Firenze e all'archivio di Stato della città gigliata. I monaci tuttavia vi fecero ritorno sette anni dopo, ospiti in quegli edifici 'di mille abeti mille volte cinti', ora di proprietà dello stato italiano. Don Carlo, indicando la corona di abeti secolari che circonda l'eremo, ci riporta alla realtà: 'Quelli sono gli ultimi piantati dai monaci e ci difendono ancora dai venti del Nord'.

Il crudo sasso

La Verna, una quarantina di chilometri a sud di Camaldoli, è la seconda cittadella dello spirito del parco. Sorge abbarbicata su di una irta rupe del monte Penna, ammantata di boschi secolari. A vederla da lontano, così inattesa, così robusta e forte, con le sue falesie a strapiombo sulla piatta valle dell'Arno, mozza il fiato per la sua bellezza. È una gigantesca stele di nudo granito, Dante la definisce 'il crudo sasso infra Tevere et Arno', su cui il 14 settembre del 1224 San Francesco ricevette le stimmate. Oggi la Verna è un importante complesso monumentale (santuario, monte e foresta) visitato ogni anno da circa un milione di pellegrini. Basilica, chiese e cappelle, biblioteche, refettori, foresterie e luoghi per gli incontri, sviluppano oltre un ettaro di tetti di tegole (circa 11.000 metri quadrati) e garantiscono l'ospitalità a un centinaio di ospiti, tra cellette e sale date in autogestione. Fiorenzo Locatelli, 60 anni, da tre è il padre guardiano della Verna. 'Non abbiamo il priore, il primus', sorride, 'noi siamo tutti uguali'. Un po' animatore, un po' responsabile, un po' addetto stampa (dirige, fotografa e scrive il bollettino del santuario), questo eclettico uomo con i motori sempre al massimo divide le sorti di questa piccola capitale della francescanità nel mondo con altri 17 frati e 11 novizi. Qui a 1.128 metri sul livello del mare, con uno straordinario panorama sul basso Casentino, si respira però un altro clima rispetto a Camaldoli. C'è sì pace, silenzio, preghiera e anche freddo (d'inverno si toccano i 15 gradi sotto zero), ma quello che colpisce è l'energia e la vitalità che si sprigiona nelle mille azioni quotidiane.

Arrivano a frotte pellegrini, escursionisti a piedi e in bicicletta, gruppi di ragazzi dei circuiti francescani, semplici visitatori. Si accalcano nella mensa, nella libreria, nella farmacia, nella chiesa grande o seguono da vicino la processione dell'ora nona (le tre del pomeriggio): e così la maggior parte dei frati è continuamente impegnata. 'L'accoglienza per noi è molto importante', rivela padre Fiorenzo, 'e la mettiamo in pratica con l'assistenza spirituale, la confessione, la guida ai luoghi sacri e della vita conventuale gli esercizi spirituali e gli incontri con i gruppi che arrivano da ogni parte del mondo, e sono soprattutto ragazzi'. Alla Verna a differenza di Camaldoli, dove dagli anni Settanta nessuno più è eremita, due frati hanno scelto la reclusione volontaria. Si tratta di padre Eugenio Barelli, di 64 anni, e Alessio Martinelli, di 76, che vivono appartati, passando le loro notti in preghiera e occupandosi dell'istruzione dei giovani sacerdoti. E non mancano le sorprese. Arùnas, 32 anni, originario di Vilkaviskis, cittadina di 15.000 abitanti non distante da Vilnius, è uno dei cinque lituani venuti qui per il periodo di noviziato. Prima faceva il meccanico e arrotondava il fine mese facendo il camionista, 'poi nel 1991 dopo l'indipendenza del mio paese dall'Unione Sovietica', racconta, 'sono potuto entrare in seminario. Prima era impossibile farlo, non c'era libertà di religione; o ci si rifugiava in America o si rischiava di finire in Siberia. Oggi in Lituania siamo una trentina e presto grazie ai frati della Verna avremo anche noi un santuario francescano'.

Storie nuove di una scelta di vita iniziata sette secoli fa dal fraticello di Assisi, e che oggi conta 18.000 seguaci in tutto il mondo. Una riflessione profonda che avvicina anche i non credenti perché è fatta da elementi tutti terreni, l'uomo e la natura che lo circonda. L'uno non può fare a meno dell'altra e viceversa. Un rispetto antico che qui è la regola.

Antonio Lopez, Le armonie del silenzio, in Airone, supplemento di Aprile 1998.

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Camaldoli; Casentino; Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna, parco nazionale

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