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Azzorre: nei giardini di Atlantide

Azzorre: nei giardini di Atlantide

Arcipelago situato nell'oceano Atlantico, amministrativamente regione autonoma del Portogallo, le Azzorre sono state inserite nell'ambito del progetto Natura 2000 dell'Unione Europea, volto a tutelare gli habitat più rappresentativi delle sei diverse regioni biogeografiche del Vecchio Continente.

Alla vigilia del terzo millennio, l'avanguardia della conservazione in Europa è in alto mare. Nel cuore dell'Atlantico, per l'esattezza, a circa 1400 chilometri dal Vecchio Continente: è qui infatti che si trova l'arcipelago delle Azzorre, 9 frammenti vulcanici di Portogallo che dal 1998 incrementano la rete di 'siti di importanza comunitaria' denominata Natura 2000. Si tratta, in pratica, di un ambizioso progetto targato UE che si propone di tutelare una serie di habitat (o di specie a rischio) rappresentativi delle sei diverse regioni biogeografiche del Vecchio Continente. E le Azzorre, che formano con Madeira e le Canarie la Macaronesia, hanno molto da preservare. La laurisilva, per esempio: un bosco umido di lauro e ginepro, raro retaggio delle foreste che coprivano l'Europa meridionale nell'era Terziaria. Oppure i campi di lava, le grotte sommerse, le praterie di montagna. E, ancora, dieci sottospecie endemiche di uccelli tra cui la poiana (Buteo buteo rothschildi). Che si merita una menzione speciale perché, forse, è anche a questo rapace che l'arcipelago deve il suo nome (açor in portoghese significa avvoltoio o comunque grande uccello da preda). Benché attraenti sotto molti punti di vista (fiumi e boschi, nessun animale pericoloso per l'uomo, un clima temperato), le isole Azzorre dovranno aspettare sino al 1427 che, sulla scorta di racconti di mare e di mappe (come l'Atlante catalano del 1375), il portoghese Enrico il Navigatore invii navi alla loro ricerca. La prima a essere scoperta è Santa Maria, le altre verranno trovate negli anni successivi. Riferiscono i capitani di re Enrico che l'unica presenza in quelle isole deserte è quella dei rapaci (açores, appunto).

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La colonizzazione avviene a ritmo sostenuto. Arrivano non solo portoghesi, ma fiamminghi e anche bretoni; le Azzorre sono infatti viste come un importante avamposto per i viaggi verso l'Africa e poi verso il Nuovo Mondo. Anche Cristoforo Colombo, cercando scampo a una tempesta, sbarcherà a Santa Maria nel 1493 (ma poiché la sua Niña batte bandiera spagnola verrà ingloriosamente imprigionato). Nonostante sia finito il lungo isolamento, le Azzorre restano comunque ai margini delle storia. Sempre parte integrante del Portogallo, salvo che per un breve periodo spagnolo a cavallo tra il '500 e il '600, sono dall'inizio isole essenzialmente agricole. Lo consentono il suolo, il clima senza grandi sbalzi, la notevole umidità (77 per cento). Certo, sono isole vulcaniche, spuntate relativamente di recente (probabilmente non più di 4.000 anni fa) in cima alla dorsale atlantica. Ma quando arrivo a São Jorge aspettandomi distese di lava nera o coni fumanti mi trovo invece di fronte un paesaggio rurale, morbido e verdissimo: siepi di ortensie fiorite suddividono l'altopiano in pascoli punteggiati da innumerevoli mucche pezzate, quasi una sorta d'Irlanda in mezzo all'oceano. E proprio l'allevamento, assieme all'agricoltura (cereali, frutta, tè, tabacco e vite), contrassegna insieme al nascente turismo (circa 100.000 presenze l'anno) la fisionomia moderna delle Azzorre.

La natura vulcanica dell'arcipelago la ricorda tuttavia il cono perfetto del monte Pico, oltre 2300 metri, visibile da tutte le isole del gruppo centrale nonostante il cappuccio quasi perenne di nubi. Su questa montagna, che è una delle otto riserve naturali isolane, crescono anche boschi di laurisilva e distese di erica e Daboecia azorica; le sue pendici, spesso ammantate di neve, sono anche l'ultimo rifugio di una sottospecie endemica di silene (Silene vulgaris cratericola). Anche le altre più spettacolari formazioni di origine vulcanica dell'arcipelago sono riserve naturali. La laguna di Fogo, sull'isola di São Miguel, prende il suo nome dal 'fuoco', cioè dall'avvicendarsi delle eruzioni che sconvolgevano la zona nel '500. Oggi si adagia intatta in un enorme cratere spento, del diametro di circa sei chilometri. Forse ancora più suggestiva è la caldera di Faial: sul fondo non c'è un lago, ma la riserva ospita il 90 per cento di tutte le specie endemiche isolane. È facile leggere la matrice vulcanica delle Azzorre anche nel paesaggio antropizzato, segnato dalla ragnatela di muretti di pietra lavica, dalle adegas (cantine) nere come la pece, dai vitigni che crescono in buchette tra la lava. Il fascino di queste isole è in gran parte dovuto proprio al contrappunto tra l'aspra violenza della natura, fatta di lava e fumi, e l'opera certosina dell'uomo che ha ammorbidito rocce e crateri in dolci paesaggi agricoli. Anche il tempo ha fatto la sua parte ammantando di verde il nero delle lave, incastonando laghi nei crateri che costellano le alture di São Miguel o di Pico, ornando di eriche e ginepri gli altopiani di Terceira. E caldere sprofondate nel mare sono diventate accoglienti porticcioli come Porto Pim a Faial, o lagune circolari come nell'isolotto di Vila Franca, a São Miguel.

Le Azzorre hanno più di un volto da mostrare al visitatore. Quello storico e urbano lo colgo soprattutto a Terceira. Affacciata su un porto naturale riparato da un insieme di conetti vulcanici, ecco Angra. E la sorpresa di trovarsi qui, in mezzo all'oceano, di fronte a un pezzo intatto di Europa rinascimentale. La cittadina è un gioiellino architettonico del '500, incluso dall'UNESCO nell'elenco dei siti patrimonio mondiale dell'umanità. Racconta l'epoca d'oro dell'arcipelago, quando le Azzorre erano al centro delle ricche rotte dei Sargassi tra America, Africa e Indie. Su São Miguel mi attirano non tanto la storicità di Ponta Delgada, capitale della Regione autonoma azoregna, con la sua cattedrale del '500, quanto la leggenda che circonda uno dei suoi più vasti laghi di cratere. Il mito di Atlantide ha infatti uno dei suoi luoghi d'elezione nella laguna Das Sete Citades, adagiata in fondo a un'ampia caldera dalle pendici verdi. Quando il continente scomparve tra i flutti, lasciando emerse solo le attuali Azzorre, le sette città di marmo e d'avorio del regno s'inabissarono in fondo a questo affascinante lago, dalle acque metà verdi e metà blu. La laguna delle leggende è ammalata di eutrofizzazione. La causa è nota: le onnipresenti mucche e il villaggio proprio sulla riva. Urge ora trovare un rimedio, anche se non sembra facile convincere gli allevatori a rinunciare al bestiame.

Isole senza spiagge, orlate da scogliere e ammassi di lava, le Azzorre erano e restano contadine. Anche se gli azoregni praticano un poco la pesca del tonno, e mettono pesce sulla loro tavola (e su quella degli alberghi), non si considerano gente di mare. L'oceano lo hanno attraversato soprattutto per emigrare in America. Solo gli abitanti di Pico, dove il grande vulcano lascia ben poco spazio alla coltivazione, divennero per un certo tempo anche cacciatori di balene (capodogli, per la precisione). Ne scriverà anche Herman Melville nel suo Moby Dick: 'Non pochi di questi balenieri provengono dalle Azzorre, dove le navi del Nantucket approdano sovente per aumentare gli equipaggi con i coraggiosi contadini di queste coste rocciose ...'. La caccia ai capodogli è continuata, seppur non su grande scala, fino al 1986. Oggi si è per fortuna approdati a un ecologico whalewatching, con basi su Pico e Faial. È a Lajes, uno degli antichi villaggi balenieri di Pico, che m'imbarco su un gommone con altri ecoturisti per un'uscita alla ricerca dei cetacei. Lungo il molo la rimessa dei botes, le scialuppe baleniere isolane, è stata trasformata in museo dell'epoca baleniera, e poco più in là la fabbrica di olio di balena attende lugubre e vuota una destinazione migliore. Usciamo guidati via radio dalle indicazioni di João Gonçalvo, ex baleniere che dalla vecchia vigia di vedetta sopra Lajes ha proprio come un tempo l'incarico di avvistare gli animali. Lo skipper, il biologo João Pedro Sequeira, mi assicura che in queste acque sono state avvistate e fotografate ben 16 specie di cetacei, ma noi non siamo così fortunati. L'unico capodoglio che avvistiamo si tiene lontano, e mostra per poco la grande coda prima di immergersi.

Ma è su Faial, toccata in passato dai viaggi del capitano Cook e del primo circumnavigatore del globo in solitario, Joshua Slocum, che si riesce ancora ad immaginare l'epoca delle grandi navigazioni e dei traffici marittimi in cui fu coinvolto l'arcipelago delle Azzorre. Il porto di Horta è una tappa obbligata per regatanti, velisti in crociera, navigatori solitari. Affollatissimo di barche in ogni stagione dell'anno, ha le banchine letteralmente ricoperte da disegni e pitture lasciati per tradizione dagli equipaggi di passaggio.

E un 'porto di mare' è anche il Café Sport, locale quasi centenario a metà tra taverna, punto di ritrovo e ufficio postale dei naviganti di queste acque. Qui incontro Mario Avila Gomez, vicedirettore della Direzione regionale dell'ambiente, per parlare dei problemi di queste isole. Che hanno, oltre alle 8 riserve naturali, 3 paesaggi protetti e 14 riserve forestali, e dove si conteranno presto 23 'siti d'interesse comunitario', tre dei quali marini. Un arcipelago che è poco antropizzato, verdissimo, e sembra un giardino incantato dove crescono frutti tropicali e ortensie; ma che non per questo è un eden naturalistico. 'Della copertura vegetale originaria, quella che trovarono i portoghesi di re Enrico, non resta che il 5 per cento', spiega Gomez. 'Per fare spazio al pascolo si è quasi eliminata la laurisilva, e questa non può più ricolonizzare le isole. I boschi che si vedono oggi sono artificiali, e sono quasi tutti di una conifera originaria del Giappone. Qui ha attecchito praticamente tutto quello che si è provato a piantare: delle 850 piante presenti, circa 600 sono specie introdotte'. Quelle endemiche sono 56; molte di più, ben 425, le specie di muschi. Quanto agli uccelli, ci sono 180 specie nidificanti, e 15 'zone di protezione speciale' destinate appunto a salvaguardare gli habitat di specie rare o minacciate che frequentano le isole. Alle Azzorre si trova per esempio la più importante colonia d'Europa della berta (Calonectris diomedea borealis), e il 70 per cento della popolazione europea di sterna di MacDougall (Sterna dougallii). Sembra quasi che per gli uccelli non sia cambiato niente dai tempi della scoperta, e che le Açores continuino a essere un rifugio sicuro.

Guya Mina, Nei giardini di Atlantide, in Airone, supplemento di Marzo 1998.

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