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Popolazione dell'etnia Akan, i Fanti vivono nella parte meridionale del Ghana. Da sempre organizzati su base guerriera con nuclei paramilitari denominati Asafo, celebrano le loro tradizioni con cerimonie nelle quali coloratissimi stendardi dal profondo valore simbolico fanno da protagonisti.
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Il cielo africano regala il suo incredibile arcobaleno di colori. Il sole al tramonto scompare con sfolgorante lentezza, mentre le tranquille acque della laguna di Fosu sembrano confondersi con le onde dell'oceano Atlantico. Il vecchio castello degli europei schiavisti domina, con i suoi spalti bianchi, le spiagge di Cape Coast, antica capitale del Ghana. L'aria è elettrica, il silenzio è come una lunga attesa prima del caos ritmato di migliaia di persone che scenderanno verso il mare: la processione, lunga e apparentemente disordinata, ha appena mosso i suoi primi passi dalle colline, alte sull'oceano. Strana Africa: bandiere dai colori esplosivi e scintillanti oscillano sopra gli uomini in corteo; tamburi giganti vengono percossi sulla testa dei portatori che camminano davanti ai suonatori; sopra una grande sedia, trasportata a spalla, sorride l'omaanhene, il leader tradizionale dei quartieri di Oguaa, insediamento originale di Cape Coast, che controlla a cenni e gesti che le gerarchie della processione siano rispettate. Gli sbandieratori, i frankakitsanyi, non si confondono con la gente del corteo, disegnano coreografie solitarie, danzano con i loro stendardi, ruotano questi grandi teli di cotone colorato, veri e propri patchwork di un Arlecchino africano e li lanciano per aria con l'abilità di un acrobata medievale, li riprendono al volo in complicati giochi di equilibrio.
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Che festa africana è questa? Sbandieratori in una processione tradizionale come se, sulle coste dell'Atlantico, si rivivesse uno straordinario palio rinascimentale, un'eccezionale commistione di un'Europa e di un'Africa perdute. I frankakitsanyi, fieri e vanitosi, sanno bene di essere il simbolo prediletto del loro gruppo sociale, della loro società, della propria Asafo: sono gli ufficiali di queste compagnie tradizionali e di questi circoli, per anni sono stati addestrati a danzare con le bandiere, fin da bambini sono stati affidati alle cure di un severo maestro per ballare con gli stendardi durante le processioni, le cerimonie, le guerre. E la festa di Oguaa, antico mercato di granchi della vecchia Costa d'Oro, è l'evento cardine, alla fine di ogni estate, delle popolazioni fanti di questa regione: è l'avvenimento che riapre la laguna di Fosu alla pesca dopo il periodo di riposo biologico, è l'inizio della nuova stagione di lavoro nei campi.
I Fanti invocano la protezione e la benedizione dei 77 'messaggeri di Dio', le divinità del loro affollato e complesso pantheon sincretico. Ogni cittadino di Cape Coast, ogni uomo e donna di una Asafo, in quei giorni sacri, esibisce gli abiti più eleganti. Non è questa la festa di Fetu Afahye? La festa di 'chi si adorna con nuove vesti'? Le Asafo di Cape Coast, con le loro bandiere e le loro accanite rivalità, non sono contrade senesi, ma poco ci manca. I Fanti, popolo del gruppo Akan, etnia della costa del Golfo di Guinea, un milione di persone disseminate fra le ultime foreste e l'oceano, nelle regioni meridionali del Ghana, sono sempre stati organizzati in gruppi guerrieri, in milizie paramilitari che avevano il preciso dovere di difendere il proprio stato tradizionale: le Asafo (sa sta per 'guerra' e fo per 'popolo') erano e sono le cellule essenziali di queste società guerriere, erano gli eserciti 'civili' dei 24 regni tribali che esistevano quando i primi avventurieri portoghesi sbarcarono, nel 1471, su queste coste. Gli stranieri erano gli oburinifo, 'la gente che viene dall'apertura nell'orizzonte del mare', i bianchi che sconquassarono il mondo africano. 'Dal momento in cui la prima nave europea calò in mare l'ancora al largo di queste coste, la cultura dei Fanti non fu mai più la stessa', avverte Peter Adler, uno dei più attenti ricercatori delle tradizioni artistiche dei popoli dell'Africa Occidentale.
Alla ricerca forsennata di oro, di avorio e di schiavi, le navi europee si riversarono lungo le coste dell'Africa occidentale: olandesi, inglesi, tedeschi, danesi, francesi seguirono le tracce dei primi portoghesi. Il forte di Cape Coast fu addirittura costruito dagli schiavisti svedesi nel 1653. I Fanti guardarono stupiti e ammirati le divise e le uniformi degli ufficiali europei, ne ammirarono le armi e la tecnologia, restarono affascinati dagli stendardi. Sarti e artigiani fanti cominciarono da subito a tessere bandiere africane cucendo assieme simboli degli stranieri con i segni delle antiche tradizioni, raffigurarono divinità africane accanto alle immagini della potenza dei bianchi. E le bandiere furono, da allora, il segno distintivo di ogni Asafo, l'emblema e la rappresentazione di un orgoglio di clan. Gli sbandieratori divennero figure-chiave nel mosaico sociale del popolo della costa del Ghana. I Fanti sventolarono i loro stendardi nelle infinite guerre contro gli avversari storici, gli Ashanti (undici autentici conflitti solo fra il 1806 e il 1896). Ogni Asafo si trasformò in una vera e propria coorte militare: ancor oggi è guidata da un tufohen, un generale, spalleggiato dai supi, ufficiali, e dagli asafohen, capitani. Un solido spirito marziale lega gli associati di una Asafo. Furibonde sono le rivalità con altre Asafo: cronisti ottocenteschi ricordano scontri violentissimi e autentiche battaglie fra una compagnia e l'altra. Queste società divennero, ben presto, i cardini di ogni organizzazioni sociale dei Fanti: anello del potere, decisive in ogni controversia o nella nomina dei nuovi re tradizionali. Non solo: hanno svolto e svolgono tuttora funzioni di polizia, guidano le cerimonie pubbliche e private, ballano e suonano ai matrimoni o ai funerali, sono società filantropiche, organizzazioni di mutuo soccorso, associazioni culturali. Oggi sono addirittura responsabili dei progetti di igiene pubblica e di costruzione delle strade. Sono il potere fra i clan fanti. Corrispondono a quartieri, abitanti della stessa strada, ma anche a sindacati, corporazioni, gruppi di artigiani, club sportivi. E in ogni città, in ogni villaggio esistono Asafo.
A Cape Coast sono oggi ben sette le Asafo, in perenne rivalità fra loro. E le grandi bandiere sono la sfida lanciata al mondo, il segno dell'identità del gruppo. Narrano la storia e le vittorie di una Asafo: sono le sentinelle di questo orgoglio di clan che sorvegliano i posuban, i santuari in cemento dove sono venerate le divinità tutelari di ogni compagnia. Le bandiere possono essere strumenti di provocazione: spesso indicano la superiorità di una Asafo sull'altra e la loro esibizione pubblica è considerata un'offesa da chi si sente sbeffeggiato. Nel 1860 il governo coloniale impose che ogni nuova bandiera dovesse essere registrata e autorizzata prima di poter essere issata su un pennone o esposta durante le feste. Nel 1991 la compagnia Asafo numero 4 di Elmina, altra città storica del Ghana, sventolò una bandiera che ricordava una loro grande vittoria: raffigurava gli avversari intrappolati in una rete da pesca. La compagna Asafo numero 1 si sentì insultata e la festa finì in una rissa sanguinosa. Ogni imitazione della bandiera di un'altra Asafo è proibita per legge ed è considerata un atto di aperta aggressione. La più importante impresa di costruzioni del Ghana, la Taysec, ha voluto festeggiare, lo scorso anno, il suo mezzo secolo di vita commissionando una bandiera Asafo al più famoso artigiano della costa. Le bandiere sono una delle architravi simboliche, ma profondamente reali della vita sociale dei Fanti: la loro lingua, il twi, non è scritta e gli stendardi diventano, per forza, un formidabile mezzo di comunicazione visiva, illustrano proverbi, motti, affermazioni, narrano di speranze e ambizioni. Sono racconto e raffigurazione.
Le vittorie e le gesta ricordate in uno stendardo Asafo sono la rappresentazione della gloria e del potere, vogliono intimorire i rivali, minacciare gli avversari. Altre bandiere sono l'emblema della forza e della potenza: i sarti, allora, disegnano leopardi e animali mitologici ('Come il leopardo non vi è nessun altro animale': sta a significare che l'Asafo che alza questo stendardo è la più forte), ma anche treni, aerei e navi ('Come un aeroplano noi possiamo andare dovunque'; 'La nave può trasportare ogni carico'; 'La nave è pronta a salpare'). Altre bandiere sono raffinati enigmi a più versioni: l'elefante, l'animale più robusto dell'Africa, e la palma, l'albero più resistente, simbolo dell'eternità, giocano a incastri nella simbologia Fanti. Sono figure che appaiono spesso nelle bandiere delle Asafo: può voler dire che 'solo l'elefante può sradicare una palma' oppure che 'nemmeno l'elefante può abbattere una palma' o, anche, che 'incapace di sconfiggere la palma, elefante e albero divennero amici'. Altre bandiere sono mitologiche: una creatura a più teste, mostruosa e deforme, allatta due bambini: è Sasabansam, potente divinità della boscaglia che protegge i suoi figli e distrugge i nemici: 'Un buon spirito accudisce i suoi giovani'. Il sole sta davvero svanendo sulla laguna di Cape Coast. La processione delle compagnie Asafo ha attraversato i vicoli in terra rossa della città, è scesa dai santuari delle colline ed è quasi notte quando arriva fino alle sponde della laguna. Gli sbandieratori sono come impazziti, i danzatori saltano come demoni felici al ritmo ossessivo dei tamburi. Osabarimba Kowo Mabra, il re tradizionale, si guarda attorno con occhi seri. Il suo portavoce conosce il significato di quello sguardo: 'Doniamo il nostro cibo e disperdiamo la nostra manioca in onore dei nostri antenati e dei nostri dei, li ringraziamo per i raccolti dell'anno appena trascorso e invochiamo pesca abbondante per la prossima stagione e protezione contro la cattiva fortuna e le carestie'. Un uomo entra nell'acqua, regala i suoi doni alle divinità. Continuando a danzare si immerge: così rende sacra la laguna.
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Andrea Semplici, Bandiere come sfida, in Airone, Ottobre 1998.
Compare in
Ghana; Cape Coast
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